Five questions for Ivano Sossella

Ivano Sossella nasce a Genova nel 1963 e oggi vive e lavora a Monza, nella città che fu di Teodolinda, dopo aver abitato per un lungo periodo in Germania. Fra le metti più brillanti della sua generazione, può essere pienamente inserito in quel movimento artistico Neo-concettuale che si sviluppò negli anni Novanta durante le fase implosiva che succedette la fase esplosiva calda dei colorati anni Ottanta. Legato a importanti critici e galleristi come Angela Vattese e Luciano Inga-Pin, partecipa nel 1992 a Documenta Kassel e nel 1993 è invitato da Achille Bonito Oliva nella sezione Aperto della Biennale di Venezia. Il suo impegno estetico e filosofico lo porta a “dar luogo a qualcosa che possa abitare il mondo pur senza condividerne la realtà“, a realizzazioni che riflettono sul concetto stesso e su i limiti dell’opera d’arte producendo, in alcuni casi, lavori che tirano anche letteralmente la tela, la piegano perchè nelle pieghe si crea un collegamento “fra il reale e il vero.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

La prima collettiva a Genova, nel 1987 Gall. Pinta di Claudio Ruggeri con Vitone, Lukas, Fadda, poi subito Milano con Inga Pin. È cambiato molto. Molto nel circondario dell’arte (mercato e carriere) si è fatto più improvvisato e inaspettato anche se sempre più vincolato al gusto medio: un gran desiderio di rendere comprensibile l’arte contemporanea, di trovare nelle opere messaggi condivisibili. Questo il lato spaventoso di una fioritura artistica che porta comunque anche qualità e smisurata possibilità di scelta.

Ivano Sossella
Tiratela – Orangerecht – spray e matrice su elastel, 50 x 50, 2016 (coll.priv.) – courtesy Ivano Sossella

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

L’arte assorbe a tal punto il mio lavoro che non trovo e non vedo temi. A dire il vero non credo ai temi, ai soggetti. Ma non sono il solo.

Progetti: oltre le mostre e il resto che si deve e si fa sto terminando Artistario, un abbecedario dell’arte, tanto per dire come stanno le cose dalla A alla Zeta. Si cerca non più, e per fortuna, una estetica ma una “artistica” credo proprio di si. Leggetelo.

Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Ora sono a Monza. Bene, sto aprendo uno spazio oltre lo studio per organizzare qualche mostra: dopo anni di lavoro magari ti viene la voglia di fare le mostre che avresti voluto vedere e che, forse, nessuno ha mai fatto.

Ivano Sossella
Blind – Workindistribuition – A4, 1992 (coll.priv.) – courtesy Ivano Sossella

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Penso che sia il cuore dell’economia e della vita. Senza ci sarebbe davvero nulla. Le osservazioni possono riguardare lo specifico e riflettere sul dominio dei tre o quattro che decidono tutto dal mercato alle collezioni alle storie magari inosservate per anni e che poi rivoltano le sorti di gallerie e artisti. Ma chi si occupa di arte contemporanea ha tutta la mia considerazione non importa a quale livello o titolo. Potrebbe fare dell’altro. Farebbe forse anche bene. Fa e si occupa d’arte: è mio amico.

Che domanda vorresti ti facessi?

Quella che avrebbe come risposta: Amore, Bambini, Cornice, Dono, Economia, Fisica, Gioco, Hardware, Ideologia, Linguaggio, Morte, Natura, Ordine, Pittura, Quadro, Religione, Storia, Ufo, Vuoto, Zero.


Intervista a Ivano Sossella a cura di Marco Roberto Marelli per FormeUniche

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