Five questions for Gloria Pasotti

Gloria Pasotti (1987), è un’artista bresciana che utilizza la fotografia per mettere in scena un immaginario leggero, ma ugualmente fisico e stratificato. Lo sguardo di Gloria sembra dilatare il tempo delle immagini oltre la sua lunghezza, soffermandosi spesso sul periferico: non un luogo astratto, in cui «la cui ariosa, mediocre piacevolezza equivale a un’incurabile ottusità esistenziale1» in contrapposizione alla concretezza della città, dove pare che la vita vera si svolga. Periferia non come sinonimo di “provincialismo”, ma piuttosto come dominio dell’ultra-conosciuto: così nella serie 40 day dream, a journey around my home, in cui la banalità del quotidiano è riallestita in nuove nature morte, dove situazioni normalmente sullo sfondo prendono una vita misteriosa. Se questo sguardo prolungato sull’irrilevante da una parte lo nobilita, dall’altra sovverte paradossalmente il tempo delle immagini, che non sembrano più venire dal passato, ma collocate in un futuro a un passo dall’accadere. Come Mark Fisher scriveva, citando J.C. Ballard, in una riflessione dal titolo Reality is Elsewhere: «the future is not in the city, but in the suburb». In 10 Tentativi la periferia è invece quella del suo corpo, dove a essere indagate sono le parti nascoste e meno visibili, convertendo il vuoto in una materia giocosa. La bellezza che Gloria coltiva attraverso la fotografia è quella del suo occhio interiore, non privo di ironia, che spinge gli oggetti a convivere loro malgrado, ritagli di carta a costruire nuovi palinsesti visivi o dare vita a nuove specie vegetali.

Gloria Pasotti è docente di fotografia presso la Libera Accademia di Belle Arti di Brescia (LABA), si occupa di fotografia artistica e di educazione fotografica. Collabora da diversi anni con Spazio Contemporanea a Brescia, nell’organizzazione e l’allestimento di mostre.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Ho realizzato il mio primo lavoro in terza elementare quando per la prima comunione ho ricevuto in regalo dalla mia zia preferita una macchina fotografica analogica. La volevo per creare una sorta di diario fotografico che seguisse il cambiamento delle stagioni, un po’ come vedevo nelle fotografie del calendario appeso in cucina. Sfogliavo attentamente quel calendario e provavo il desiderio di raccontare lo scorrere del mio tempo. Quei rullini scattati durante gli anni delle elementari non sono mai stati sviluppati, è dunque un lavoro che non ha mai preso la luce. Ecco l’analogia tra allora e oggi: ho molte idee e molti lavori che nascono da un’osservazione spontanea del quotidiano, anche nei suoi aspetti più banali. Lavori che spesso realizzo ma che non hanno mai visto la luce e dei quali spesso mi dimentico.

Credo che allora, come oggi, mi affascinasse come la fotografia riesca a porre uno sguardo prolungato sulle cose e come attraverso di essa possano succedere delle cose che non avvengono nella vita reale.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

I miei progetti sono delle esplorazioni, dei piccoli viaggi nel mio conosciuto: a partire dal vuoto del mio corpo – 10 tentativi di dar forma al vuoto del mio corpo è un’inchiesta che si realizza cercando di dare volume con il pongo alle sue regioni invisibili – fino attorno alla mia casa – 40 day dream, a journey around my home è nato da un senso di profonda noia verso gli ambienti più familiari, la noia che nasce quando le cose e i paesaggi attorno a te non ti parlano più. Liberando gli oggetti che ho costantemente sotto il mio sguardo dalla loro funzione prestabilita, i gesti dei miei genitori e alterando elementi del paesaggio altrimenti resi invisibili dall’abitudine, ho liberato anche me stessa. Al momento sto realizzando dei progetti da tavolo, così li chiamo. Something is always missing è una serie di collage, ma senza colla. Delle esplorazioni di superfici, in cui il soggetto e lo sfondo si rompono e si compenetrano. Nascono da un lungo processo di configurazione di ritagli di carta, finché trovo la loro forma e logica  interna. Quando giungo a quel punto di arresto, in cui non c’è più nulla da aggiungere o togliere, fotografo per dare a quell’immagine un’unità, che poi può essere dissolta e ricomposta in altre molteplici configurazioni. Il prima e il dopo, l’attuale e il passato remoto, ciò che è presente in modo chiaro e ciò che è ormai semi dimenticato si mescolano e si sovrappongono, si abbattono e fluttuano l’uno sull’altro.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Il provincialismo geografico non mi ha mai spaventata, anzi non riesco a rinunciarci, se mi allontano troppo mi manca la sua dimensione protetta. A volte però mi chiedo che opportunità avrei vivendo altrove. Al momento riesco a starci bene perché c’è un piccolo numero di persone che frequento quotidianamente, con le quali c’è uno scambio continuo di visioni e progetti. Condividiamo tutto: dai pasti, le case, i vestiti, le vacanze, le auto, i libri, la musica. Ci aiutiamo in tutto, dai personali traslochi agli allestimenti dei nostri fantasiosi ambienti, alla creazione di una scena artistica sul nostro territorio. Sono una famiglia e finché c’è questo tipo di calore vale la pensa di restare.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

L’arte contemporanea è facile. Difficile essere al posto giusto al momento giusto.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Dei sogni fatti questa notte.

a cura di Claudia Petraroli


1 – Mark Fisher, Reality is Elsewhere, 2003. Traduzione dell’autrice.


www.gloriapasotti.it

Instagram: gloriapasotti


Caption

Gloria Pasotti – Courtesy l’artista

10 Tentativi, Tentativo numero due: la bocca – Courtesy l’artista

Gloria Pasotti – Courtesy l’artista

Something Is Always Missing – Courtesy l’artista



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