Five questions for Federica Gonnelli

Federica Gonnelli è nata nel 1981 a Firenze, città nella quale ha sviluppato il suo percorso di studi laureandosi, presso l’Accademia di Belle Arti, in Pittura e in Arti Visive Multimediali e Discipline dello Spettacolo. Oggi vive e lavora tra il capoluogo toscano e Prato, dove nel giugno 2011 ha aperto lo studio InCUBOAzione. Dal 2007 fa parte del collettivo artistico “Arts Factory”, occupandosi di progettazione e realizzazione di video e installazioni.
La sua ricerca estetica si muove sui limiti fisici e dialettici dell’immagine. La rappresentazione fotografica diventa interattiva, avvolge lo spazio e i materiali, occupa volumi sottili e stratificati donandosi come presenza in bilico fra copro e pensiero. Un luce quasi endogena conduce verso una temporalità morbida, in cui le coordinate sensoriali si fanno lievi, in un presente carico di fascino, ricordi e possibilità.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Ho sentito fin da piccolissima la necessità di creare, progettare, fare, amare l’arte; se devo indicare un inizio, è dal 2001, dopo un primo anno di Accademia durante il quale mi ero inconsapevolmente auto-relegata in uno spazio chiuso da barriere, “confini” che non mi permettevano di andare oltre gli strumenti propri della pittura. Dopo un’estate di riflessione, culminata con il confronto con i tragici fatti del G8 di Genova e dell’attentato alle Twin Towers, è cambiato il mio approccio alla vita e all’arte. Ho ripreso a uno a uno i materiali e le tecniche che avevano contraddistinto i miei interessi creativi e artistici fin dall’infanzia, senza pormi limitazioni, primo tra tutti il tessuto e in particolare l’uso estremamente personale e riconoscibile dell’organza e la costruzione di “contenitori” all’interno dei quali porre immagini – l’uso della fotografia – e oggetti di varia natura. Successivamente, la ricerca mi ha portato ad ampliare i miei progetti e ad affiancare alla realizzazione delle opere tridimensionali: performance, suoni, video proiezioni, installazioni e videoinstallazioni. In questi anni è cambiato tutto, la società è cambiata in ogni suo aspetto, dagli ambiti più strettamente personali a quelli sociali globali. Gran parte di questo cambiamento totale è da attribuire all’azione delle nuove tecnologie. Conseguentemente, anche il fare arte è cambiato radicalmente. Personalmente mi ritengo fortunata ad aver intercettato questo momento di cambiamento e di aver intrapreso così presto un mio percorso, che nella continuità mi ha permesso di sperimentare, evolvermi e acquisire sicurezza delle mie scelte artistiche.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Non ho un solo ambito specifico di indagine, di volta in volta affronto i temi che mi interessano attraverso le mie opere, ma non posso negare che nel corso degli anni ci sono stati e ci sono ancora temi che costantemente mi accompagnano e a cui tengo in modo particolare. La mia ricerca ruota attorno a tre capisaldi e al rapporto che si stabilisce tra essi: corpo, spazio e tempo. Dai qui si sviluppano, rispettivamente, altre tre importanti indagini circa identità, confini e memoria. Le mie opere si propongono all’osservatore come dispositivi visivi e/o di collegamento attraverso i quali guardare con nuovi occhi o per la prima volta e riflettere, soglie e confini tra esterno e interno, tra generale e biografico da attraversare e con cui interagire con il mondo che lo circonda, che ci circonda. Il racconto traslato attraverso la mia personale esperienza, nelle opere e installazioni, diventa un dispositivo per vedere il mondo intorno a noi. Il senso dell’opera è nella stratificazione materiale e concettuale di trasparenze e sovrapposizioni e deve lasciarsi attraversare. Ogni percorso interpretativo finisce per supporne un altro, così che non possa mai dirsi completamente esaurita la lettura. L’arte permette di attraversare il tempo e lo spazio, infatti sto già lavorando su alcuni progetti che vedranno la luce nel corso 2019. A marzo presenterò il progetto Metodologie per la conservazione della memoria, nato dal premio speciale residenza SUGAR IN ART di Arteam Cup 2017, presso sug@R(T)_house – un vero e proprio museo dello zucchero dell’azienda Figli di Pinin Pero a Nizza Monferrato. La pratica della residenza ha acquisito una particolare importanza per la mia crescita personale e artistica. Uno dei miei progetti per il futuro, è di riuscire a sviluppare una serie di ricerche, sulla tematica del confine, che mi permettano di lavorare strettamente sul territorio in ogni regione italiana, per poter successivamente confrontare i risultati ottenuti, grazie al comune metodo di sviluppo. A maggio realizzerò una installazione site specific a Matera presso la Fondazione Sassi, all’interno della rassegna 12 WINDOWS, con il coordinamento e la curatela di Valerio Vitale. La rassegna consiste in dodici “finestre” aperte verso il futuro dell’arte. Temi portanti della rassegna sono i due elementi che contraddistinguono la città di Matera dal punto di vista culturale e dal punto di vista antropologico: il pane e la terra, declinati in tutte le loro sfaccettature. Tra luglio e settembre sarò a Gradisca d’Isonzo per due diversi progetti in collaborazione con la Galleria La Fortezza. Il primo si tratterà di una installazione site specific ispirata a Leonardo da Vinci nel cinquecentenario dalla morte. Il secondo consisterà in una personale in galleria, dove una serie di opere inedite svilupperanno una nuova riflessione sul confine, in un contesto territoriale che lo ha vissuto sulla propria pelle.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Vivo e lavoro e tra Firenze e Prato, al confine tra queste due città, in una terra di mezzo. Come ripeto spesso, il confine caratterizza il mio percorso nei materiali e nei temi. A parte l’amore profondo che provo per la città dove sono nata e dove ho studiato, a parte le fondamentali basi culturali che mi ha dato Firenze, è a Prato che devo la mia ricerca al limite tra le discipline delle arti visive, la mia indole sperimentale, perseguita con la tenacia caratteristica della periferia, della “piana fiorentina”. In verità non mi rapporto molto con Firenze – perché Firenze non si rapporta con l’arte contemporanea, ma anche perché i miei progetti, e soprattutto la pratica delle residenze d’artista, mi portano altrove. Firenze resta comunque e a tutti gli effetti la mia città. A Firenze, purtroppo, persiste una sorta di peccato originale per cui il contemporaneo è vissuto in contrapposizione netta all’antico, ignorando completamente che anche l’antico è stato a sua volta contemporaneo. Sembra un’ovvietà, ma superare questa contrapposizione e fare interagire passato e presente avrebbe dato fin dal dopoguerra, e darebbe anche oggi alla città, uno slancio decisivo dal punto di vista culturale. Firenze interagisce poco con il contemporaneo, tranne in rari casi che timidamente, in questi ultimi anni, stanno diventando per fortuna più frequenti. Voglio essere ottimista e spero che questo accenno di dialogo tra antico e contemporaneo si rafforzi sempre di più nei prossimi anni e che diventi fortemente costruttivo, perché la città, i cittadini e anche i visitatori ne hanno fortemente bisogno. A Firenze abbiamo le testimonianze, i tesori più preziosi del rinascimento, ma tra cinquecento anni cosa resterà del nostro oggi? Se non costruiamo niente la nostra esistenza, non solo creativa, sarà vana.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Non penso molto al sistema, ne faccio parte, ma cerco di mantenere le distanze per avere sempre un punto di vista critico, quanto più possibile distaccato e imparziale, e soprattutto cerco di non lasciarmi condizionare e di intraprendere sempre scelte consapevoli. In generale, nel sistema dell’arte, come nella società, vedo molto culto dell’apparenza, approssimazione, superficialità e poca ricerca, poco confronto, poca riflessione critica.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Vorrei parlare di cultura, di arte. In questo nuovo, terribile, medioevo, c’è assolutamente bisogno dell’azione e delle iterazioni sociali, positive, propositive che la cultura e le arti tutte generano tra chi le innesca, chi ne prende parte e anche tra chi resta ai margini a osservare.

A cura di Marco Roberto Marelli

www.federicagonnelli.it

Instagram: federica_gonnelli


Caption

In studio tra Le montagne da lontano sono color indaco  – Assemblaggio di immagine fotografica stampata con riporto a solvente su organza e carta cotone e ritoccata a matita, 2018 – Courtesy l’artista

CONFINI Residenza d’artista – 2° Piano Art Residence”, Z.N.S. Via Murat Art Container, Palagiano (TA)  – Progetto installativo assemblaggio di legno, sculture di filo di ferro zincato saldato a stagno e monotipi a china su carta cotone, rielaborazione grafica stampata con riporto a solvente su organza e immagine fotografica stampata su stoffa, immagine fotografica rielaborata digitalmente stampata con riporto a solvente su organza e carta, e materiali vari. Misure d’ambiente, 2018 – Courtesy l’artista

Tesi – tra le attese –  Installazione assemblaggio di immagine fotografica rielaborata digitalmente stampata su organza e stoffa, immagine fotografica digitale stampata su carta cotone, punta d’argento, organza, acciaio inossidabile placcato in palladio, e materiali vari. Misure variabili, 2018 – Courtesy l’artista



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