Five Questions For Ettore Pinelli

Ettore Pinelli è nato nel 1984 a Modica, città perla del Barocco siciliano dove l’artista attualmente vive e lavora. Trasferitosi all’età di diciotto anni a Firenze per studiare presso la locale Accademia di belle arti si diploma in pittura nel 2007 e in progettazione e cura degli allestimenti nel 2010. Artista sempre in bilico fra presenze e assenze, conduce le sue opere verso una figurazione che si fa subito concettuale nella ricerca di un esserci delle immagini che travalichi, dissolvendoli, i soggetti, materializzando così, in maniera leggera, un’innata eleganza del fare che ci immerge nell’esperienza estetica stessa.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Non ricordo quando abbia iniziato sentirmi artista, non me ne sono mai preoccupato, ricordo solamente che da piccolo disegnavo continuamente ed era già qualcosa che agli occhi delle persone vicine a me mi contraddistingueva abbastanza. A scuola andavo abbastanza bene, ricordo che mio padre era riluttante all’idea che io frequentassi il Liceo Artistico e successivamente l’Accademia di Belle Arti, ma io avevo le idee chiare già da allora. Gli anni dell’Accademia furono gli anni decisivi, di scambio intensivo, di grande curiosità, lavoravo parecchio e studiavo ancora di più, da allora le prime mostre intorno al 2006, successivamente il primo progetto condiviso tra dieci studenti/artisti nel 2009. Forse allora iniziai inconsciamente a sentirmi artista e a osare di più. Adesso è già tutto diverso, a distanza di pochi anni, le riflessioni sono più profonde, la cura di ogni aspetto della mia pratica è nettamente maggiore, osservo con attenzione scrupolosa il panorama che mi circonda, insomma, da allora a oggi, sono cambiato io, forse in qualche modo cresciuto, come individuo e come artista.

Ettore Pinelli
Blurring motion_zoom in (rose light) – 2016, olio su tela, 24 x 30 cm – courtesy Ettore Pinelli, ph Ettore Pinelli

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

La mia ricerca inizia stando seduto davanti a uno schermo, facendomi permeare dalla potenza di certe immagini e scenari saturi di violenza. Scontri, sommosse e predominio, sono termini che ricorrono spesso all’interno di alcuni meccanismi nella mia pratica, a volte come decise iconografie e altre come fattori di analisi politica e sociale, quello che mi interessa maggiormente sottolineare, è la deriva di queste immagini, una sorta di distillazione perpetua, incontrollata e senza soluzione, che mostra un volto inquietante e veritiero del nostro presente. La pratica della pittura e del disegno sono i metodi di restituzione del pensiero che ho scelto, sono quelli più vicini alla mia sensibilità e che in qualche modo mi hanno sempre affascinato con tutte le loro dinamiche interne, dinamiche che cerco di fare affiorare in superficie in un movimento transitorio dalla figurazione verso l’astrazione, negando e distruggendo, avvicinandomi e allontanandomi, in una sorta di zoom in cui la volontà della pittura e del disegno sovrastano la mia. Un progetto appena aperto al pubblico è Come out and play, realizzato per gli spazi di Basement Project Room (LT), dove sono protagonisti i primati e la loro naturale e istintiva lotta per la supremazia all’interno del gruppo. Il titolo, curioso e ironico, per certi versi, riconduce a un fattore puramente umano e non animale, del chiamarsi fuori per giocare, come del chiamarsi fuori per arrivare a uno scontro.

Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Mi rapporto veramente poco, in maniera discontinua e a volte quasi disinteressata, considero più la città in cui vivo come il luogo in cui produco in concentrazione. Mi piace considerarmi più una persona che si rapporta con le città che vive, piuttosto che con la città in cui vive.

Ettore Pinelli
Come out and play | Conversations 3 – 2016, fusaggine su carta, 100 x 100 cm – courtesy Ettore Pinelli, ph Franco Noto

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Penso al sistema come un meccanismo necessario, non esiste mostra o progetto in assenza di figure professionali che cooperino con solida consapevolezza e specifici obiettivi. È un buon rapporto quello con il sistema che vivo attualmente, che seguo e che mi segue nella mia ricerca, mi piace circondarmi di figure amiche con le quali confrontarmi e che siano da stimolo per affrontare in maniera sempre più profonda e veritiera ciò che porto avanti. Cerco di prenderne le distanze nel momento in cui mi rendo conto che le intenzioni del sistema non coincidono con la mie, con una certa profondità di pensiero che vorrei sempre fosse presente, e tutto diventa un ridondante e noioso fattore estetizzante, di tendenza, e proiettato verso speculazioni economiche che rendono l’artista una figura usa e getta.

Che domanda vorresti ti facessi?

Cosa farai oggi?

Sarò in studio a lavorare o quantomeno a pensare, come ogni giorno.

www.ettorepinelli.com

Immagine di copertina: In studio – 2015, ph Antonio Celestre


Intervista a cura di Marco Roberto Marelli per FormeUniche

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