Five questions for Daniele Girardi

Il viaggio inteso come urgenza esistenziale. Rappresentazione di un’esperienza oggettivata in elementi residuali che trovano forma attraverso tracce recuperate per mezzo di pratiche diverse. Il video, la fotografia analogica, i disegni, le mappe, gli iconici diari Moleskine e le installazioni sono il linguaggio estetico di Daniele Girardi (1977), veronese di nascita ma cittadino del mondo. Viaggiatore contemporaneo, si muove per chilometri di deserti e foreste, di boschi e strade, nei paesaggi incontaminati e selvaggi tra l’Italia, l’Europa più nordica e il territorio americano. Il suo è un procedere solitario e intimo, in uno spazio (geografico) e in un tempo (naturale) attraverso passi metaforici e reali, nel tentativo di affermare quel sodalizio tra vita come arte e arte come vita. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera (2000) e una borsa di studio all’ISCP di New York City (2006), seguirà una serie di residenze da cui nasceranno opere come I Road, Bivacco 17, North Way, Cronache Selvatiche. I suoi lavori sono presenti in collezioni pubbliche (MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma e GAM Achille Forti di Verona) e private.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Penso tutto sia iniziato da quando sono partito dalla mia citta d’origine per scoprire cosa ci fosse al di là del porto sicuro, all’incirca 15 anni fa. Non so se farne una questione temporale. Ogni vissuto è ciclico, un’epica del quotidiano il cui presente è il punto di una nuova partenza.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

L’esperienza è la base della mia poetica. Esplorazione, viaggio, incognita, sovversione, luoghi remoti e selvaggi, disconnessione, isolamento, trascendenza e wild life sono alcuni tasselli che compongono, nel disordine, un mosaico fisiologico del lavoro. Programma… tendo a limitare il numero di azioni per aumentare la profondità di ogni esperienza.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Ho abitato in diverse città sia in Italia sia all’estero, campi base per partire, luoghi in cui passo ma non mi fermo. Il rapporto apolide si instaura nella transizione da un posto all’altro. Ora abito alla fine di una strada, da lì in poi c’è la foresta.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Penso al lavoro, alla ricerca, del sistema in quanto tale non ne ho nessuna opinione.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Come accendere un fuoco.

a cura di Elena Solito


www.danielegirardi.com

Instgram: d.girardi


Caption

Daniele Girardi, still da video  – Courtesy l’artista

Cronache Selvatiche, 2017 – Installazione site-specific, materiali vari, scala1:1 –  Courtesy OttoZoo gallery Milano

Temporary bivouac, 2017 – Intervento site-specific, legno e corda, scala 1:1 – Courtesy l’artista e  Richiamo della foresta festival



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