Five Questions for Chiara Bugatti

Chiara Bugatti è nata a Lecco, nel 1991, e oggi vive e lavora in maniera itinerante avendo come sede di riferimento Stoccolma. Dopo aver sviluppato il proprio percorso di studio in Fine and Performative Arts presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, ottiene un master in Fine Arts alla Umeå Academy of Fine Arts.

Attraverso un dialogo tattile e raffinato, sviluppa un peculiare rapporto con gli strumenti e gli esserci del mondo che la circonda, inserendo nei propri lavori una precisa “impronta” che la distingue in un contesto attuale aperto a tecnologie giocattolose e amichevoli.
I grandi temi dell’umanità sono analizzati partendo da piccoli elementi e gesti minimi, vi è un tentativo di comprensione che trova nel dettaglio l’origine del senso.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Alcuni mesi fa, sfogliando i miei quaderni di prima elementare, ho riscoperto un testo di ben due pagine in cui descrivevo, minuziosamente, tutto ciò che costituiva le fondamenta di un cantiere. Probabilmente la mia fascinazione e interesse maniacale per i materiali iniziò quel giorno, insieme alla curiosità per tutte le forme che ogni sostanza può assumere, i suoi ruoli possibili e i suoi effetti su tutti gli elementi che la circondano.

Negli anni il mio ostinato e ininterrotto interrogare ha cominciato a formalizzarsi e ad assumere una struttura sua. Ho iniziato a inserire i miei gesti e i prodotti dei miei esperimenti all’interno di un contesto più ampio, diventandone gradualmente parte.

Non ho una risposta concreta a questa domanda. Forse la nomina e il premio Anna-Lisa Thompson per artiste emergenti (ricevuto nel 2016) mi hanno conferito l’etichetta. A cambiare poi è stato sempre l’indirizzo; da quel momento ho iniziato a viaggiare costantemente sviluppando nuovi lavori, nuove collaborazioni e nuovi progetti.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Ad alimentare il mio lavoro è una ricerca piuttosto paradossale, che si estende in campi molto diversi: quello della storia dell’arte, dell’architettura, delle scienze, dell’archeologia, della biologia, della meteorologia, della cosmologia, della tecnologia, della cultura orale e di massa, della politica e del gossip, […]. Mi interessa comprendere ciò che mi circonda tramite una serie di strumenti e utensili specifici, per poi osservare questi artefatti e catalogarli come simboli di una cultura e di un periodo storico – il nostro.

Accumulo informazioni, dati e oggetti per poi osservare questa bolla, allo stesso tempo incomprensibile e incredibilmente ordinata, ritrovandomi al suo interno e utilizzando le sue strutture intrinseche e i fenomeni ricorrenti come linguaggio per i miei lavori. Attraverso questa pratica cerco di relazionarmi con temi più grandi di me, come il cambiamento climatico, il modo in cui creiamo limiti e controlliamo gli spazi, la volontà di colonizzare altri pianeti, […].

Al momento mi trovo a Copenaghen e lavoro negli studi di Fabrikken for Kunst og Design. Il mio prossimo progetto inizierà a settembre presso l’Akademie Schloss Solitude di Stoccarda.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

La città in cui vivo cambia di continuo ma la mia posta arriva a Stoccolma, città che ora chiamo casa. Vivo i luoghi con la curiosità di chi è appena arrivato, estraneo, un po’ come Calvino che viveva Parigi con gli stessi occhi e lo stesso approccio di chi consulta un’enciclopedia.

Vorrei condividere due minuti di questa bellissima intervista: Italo Calvino, un uomo invisibile – di Nereo Rapetti, 1973 (min. 11,46 – 13.40).

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Forse è già stato detto tutto dai miei colleghi nelle scorse interviste, è quasi impossibile aggiungere qualcosa di nuovo. Per quanto mi riguarda, il sistema dell’arte è un organismo con un suo linguaggio specifico. Lo immagino un po’ come lo studio degli insiemi alle elementari: una linea circolare che contiene ed esclude, con i suoi sottoinsiemi e le sue intersezioni.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Del tempo.

A cura di Marco Roberto Marelli


www.chiarabugatti.com

Instagram: ara_chi_di


Caption

Portrait, Fabrikken for Kunst og Design, Copenhagen – Courtesy l’artista, ph. Tine Bek ( Instagram: @tinebek )

Detail from A place of fantastic fora, habitat study. 2019 – Unglazed clay, mineral water, insulating foams and plastics, farming salt lick, pedestal, cable tray, computer fans. / In the photo: Unglazed clay, mineral water, farming salt lick – Courtesy l’artista

Detail from Between here and there. 2018 – Electrical components, CPU fan, Peltier device, humidity; building modules, steel, digitally pigmented and pulverized wall plaster. / In the photo: Electrical components, CPU fan, Peltier device, humidity – Courtesy l’artista

Mundo Perdido – Sculptural series, 2016 – Wood, sand bricks, plinth, powdered pink marble – Courtesy l’artista



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