Five questions for Antonio Bardino

Antonio Bardino è nato ad Alghero nel 1973; oggi vive e lavora a Udine. Dopo essersi laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Sassari si specializza in mosaico e si dedica alla sperimentazione di nuove tecnologie grafiche. La sua ricerca pittorica indaga luoghi evocativi, amplia la visione di un dettaglio trasformandolo in ampio paesaggio in bilico fra realtà banale e percezione. Dai terminal fino alle sperimetazioni più materiche, aperte a un’astrazione intesa in senso etimologico, le sue opere indagano in maniera originale dei non luoghi, delle zone deserte dove la natura, con fare minuto, prende il sopravvento.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Da poco più di vent’anni. Terminati gli studi in Accademia ho sperimentato molto, spaziando dal mosaico al computer grafica. Ero e sono attratto da qualsiasi attività in grado di creare un risultato, un dato non solo visivo.
Rispetto agli esordi cambia il rapporto con il tempo. La consapevolezza che le scelte che si fanno, producono risultati che nel tempo possono avere valori e pesi diversi.
L’unica certezza è quella di farsi trasportare dal lavoro, a volte mettendo da parte le cose che si pensa di aver acquisito, cercando di affrontarlo al meglio delle proprie possibilità, dosando le energie.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Da diverso tempo lavoro sul tema del paesaggio più o meno antropizzato. L’attrazione verso il dato reale è legata a una visione più laterale, residua. Alterno visioni nitide ad altre più frammentate riferite al ricordo, alla memoria. Le ultime produzioni affrontano il tema da una prospettiva nuova che proporrò in occasione della prossima personale, con un catalogo che documenterà il nuovo progetto e la nuova fase della ricerca.

Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Io sono nato ad Alghero, quasi come un aneddoto, racconto che è una città troppo bella e con troppe distrazioni che rendono difficile costanza e disciplina nella pittura. Da quindici anni vivo e lavoro a Udine, la sensazione è quella di vivere in un’altra Isola, distante geograficamente da città simbolo come Milano. È indubbio che qui si possono apprezzare i
vantaggi del vivere in provincia, dove tante cose, “banalmente”, funzionano e delle volte non sembra neppure di stare in Italia.



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Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

È difficile dare una risposta sintetica. Penso che come tutti i sistemi, il suo scopo sia quello di produrre un profitto, in questo caso non solo economico. Sicuramente la famosa “crisi” ha prodotto e sta ancora producendo effetti non del tutto negativi. Chi ne fa parte, naviga a tempo più o meno determinato, gli esclusi, in attesa o sospesi, si lamentano e pensano ai
complotti. Io penso che la cosa migliore sia stare concentrati sul proprio lavoro.
Non so se quelli che ogni tanto dicono della pittura, che sia morta o viva, facciano parte del sistema, sicuramente un po’ di tempo fa se entravi in una galleria e dicevi di essere un pittore, ti guardavano come un extraterrestre, adesso è più facile entrare in una galleria e trovare bei dipinti alle pareti. Colpa del sistema? No, bene così, Viva la Pittura.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Probabilmente ho già parlato abbastanza.

a cura di Marco Roberto Marelli


www.antoniobardino.com

Instagram: antonio.bardino


Caption

Antonio Bardino, Ritratto –  Ph Giovanni De Angelis

Antonio Bardino, Verdure, 2018 – Olio su tela, 302×202 cm – Courtesy l’artista

Antonio Bardino, Scomposto, 2016 – Olio su tela, 38×46 cm – Courtesy l’artista



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