Five questions for Alessandro Di Massimo

Il linguaggio di Alessandro Di Massimo (1983), artista teramano di stanza a Edimburgo, si costruisce a partire da un approccio improntato sul “fare” dell’arte. Se la manualità del disegno e della pittura rappresenta la gestazione del processo creativo, una sorta di palestra per le idee, è sempre da una riflessione critica che prende avvio il suo lavoro, in una problematizzazione che più che essere politica, è antropologica. La rielaborazione dei codici e degli elementi visivi contemporanei dà vita a nuove narrazioni, a volte performative, rinfrescate da una vitale componente immaginativa: ed è proprio l’immaginazione a potenziare il livello di realtà. Di fatto, la trama pittorica di un camouflage non è più un dispositivo per occultare e rendere invisibili (Camouflage#5), ma dissimula e a un tempo rappresenta la logica di potere alla base degli equilibri geopolitici mondiali. Se la cartografia è un elemento ricorrente del suo lavoro, non è utilizzata in quanto ritratto scientifico del mondo, ma piuttosto sperimentata come utopia, come impossibilità ma anche rifiuto di tracciare confini netti, che per questo vengono ridisegnati, stretchati, ridistribuiti e reimmaginati. A esser messa in questione è forse l’immagine stessa che viene costruita per noi (e che ci costruiamo) dei fatti, delle notizie, di ciò che conosciamo il più delle volte solo grazie a quelle immagini, e il sorgere di nuove iconografie mediatiche (21 july 2001) che inevitabilmente si sedimentano nell’immaginario collettivo, acquistando esistenze indipendenti e fuori controllo. In questa ottica, il disegno e la manualità rappresentano, più che un percorso preliminare o parallelo alla sua produzione, una pratica che permette di riallacciarsi all’immanenza di problematiche che, lungi che essere relegate all’ideologia o all’astrazione, governano, controllano e influenzano concretamente le nostre vite.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Non riesco a pensare a una data precisa. Come tutte le cose credo sia avvenuto gradualmente, le prime mostre in provincia quando frequentavo il Liceo Artistico di Teramo, nei primi anni 2000. Durante i miei studi all’Accademia di Belle Arti di Roma mi sono impegnato in diversi progetti e attività (street art, fumetti, fanzine, festival), e ho iniziato a interessarmi più direttamente al mondo dell’arte contemporanea. La mia prima mostra personale, I’ll Be Your Mirror è stata nel 2014 a Edimburgo. Una differenza a cui penso spesso è l’attitudine. Mi manca quell’atteggiamento diretto e informale (tipo gruppo garage-punk) che sembrava essere la norma. Adesso mi sembra ci sia una tendenza a iper-professionalizzare il fatto di essere artista, con cui non mi trovo molto a mio agio.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Escluso il mio interesse per la mappa geografica, su cui sto lavorando quasi costantemente da qualche anno, non ho delle tematiche fisse. Mi piace pensare al mio lavoro come una sorta di realismo, perché tutto quello che mi interessa viene dalle cose che vivo e vedo ogni giorno. Mi piacciono molto le immagini simboliche e molto conosciute, i miti, i simboli, le iconografie. La cultura di massa, la storia, il cinema e la musica sono cose che ritrovo spesso nei miei lavori come riferimenti, titoli o tematiche. Penso che siano immagini che tutti conosciamo, o pensiamo di conoscere, e trovo intrigante il fatto di avere la possibilità di costruirci qualcosa di nuovo. In questo momento sto lavorando ad una serie di bassorilievi che rappresentano scene di vita quotidiana.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

La città dove vivo adesso è Edimburgo. Un posto che mi piace moltissimo. Tutte le città dove ho vissuto, come il posto dal quale provengo, mi hanno influenzato moltissimo. L’architettura, le gallerie, i locali, il bar e la gente sono tutte cose che dopo qualche tempo entrano a far parte di te e della tua storia personale.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

È un sistema complesso e interessante. Penso che sia un ambito che si deve studiare molto ma con cui allo stesso tempo bisogna mettersi in gioco, in maniera empirica.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Avete visto il documentario di M.I.A. ? bellissimo! [MATANGI / MAYA / M.I.A, n.d.a.]

a cura di Claudia Petraroli


www.alessandrodimassimo.com

Instagram: alessandrodimassimo


Caption

21 JULY 2001 – Marble powder cast, scale model clothing, fire extinguisher scale model, digital print, plinth. (Statue 45 x 20 cm_ plinth 25 x 15 x 15cm), 2017 – Courtesy l’artista

Because the night, and many other things, belong to lovers – Oil on paper, 75x100cm, 2018 – Courtesy l’artista

BORDERS – Exhibition view from “Whole World Working” at Collective Gallery, 2016 – Courtesy l’artista, ph. Tom Nolan, 2016



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