Five Questions – Dom Barra / Altered_Data

Dom Barra / Altered_Data è nato negli anni Ottanta ed è un (dirty) new media artist con sede a Napoli, città in cui lavora anche come educatore e creatore di contenuti visivi. Formatosi fra l’Italia e il Leeds College of Art and Design, utilizza diversi mezzi per generare immagini alterate, GIF, video e installazioni. La sua ricerca indaga i nuovi media attraverso un fare narrativo facendo largo uso del glitch, modalità espressiva che genera errori, problemi tecnici che influenzano il modo in cui percepiamo il fallimento trasformando la distorsione in opportunità.

Cosa significa essere un artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

I significati possono essere diversi e tutti verissimi, influenzati da tante variabili, e molte possono essere le motivazioni che contribuiscono a dare un particolare senso al termine artista. Tutto dipende dal tipo di lavoro che uno sceglie di fare; certamente anche dai contesti in cui decide di portare in atto e condividere i propri lavori e le intenzioni su cui si costruiscono. Ed è un bene perché così possiamo capire, e ricordare, quanto sia complessa, connessa e varia la nostra società e la natura umana, entità mobile a variabili non fisse nel tempo. Ognuno di noi contribuisce a una narrazione corale fatta di tanti suoni dove ogni voce ha un suo significato fondamentale e peculiare, legato alla propria condizione, ma allo stesso tempo influente sulle tutte le altre anche mantenendo una sua indipendenza.
Non può esistere una definizione oggettiva di cosa significa essere artista. Essere artista significa tante cose. Credo che gli artisti, nelle loro svariate evoluzioni e contaminazioni nel tempo e nello spazio, siano sempre stati un un punto di contatto fra mondi, reali e surreali, fisici e virtuali, naturali e sintetici. L’arte ci permette di creare connessioni importanti, terreni di confronto e di conoscenza, di esplorazione, per esperienze personali e collettive. Questo diventa ancora più forte nell’era di internet e dell’intelligenza artificiale, tecnologie che potenziano e aumentano le connessioni sviluppando altri significati e valori. L’artista è un LINK.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Quando ho deciso di voler dedicare le mie energie e il mio tempo all’arte, la motivazione era tutta nella voglia di crescere e conoscermi, fare esperienze e raccontarle, fare dell’arte il mio stile di vita, un’idea molto romantica, poi, in quel periodo, mi dedicavo anche alla musica, scrivevo testi, avevo un gruppo, vivevamo alla new bohemian. Non poteva essere diversamente. Ero giovane, vivevo lontano da casa, ero in Inghilterra, precisamente a Leeds, dove ho frequentato il Leeds College of Art e Design (anche se considero la mia formazione artistica indipendente). Quella motivazione è rimasta nel corso degli anni ma è stata totalmente rivoluzionata dalle nuove tecnologie. La narrazione e ricerca dell’io è una costante e grazie alla rete si arricchisce nel confronto con gli altri, con le loro storie, in un mondo connesso, con me stesso, in continua evoluzione. Arte come collegamento, emotivo e realizzato attraverso l’opera. Tutto ciò è favorito, reso ancora più tangibile e comune, dalla condivisione online dei lavori su diverse piattaforme. L’opera online diventa uno spazio di dialogo su tematiche molto legate e influenzate dall’impatto delle nuove tecnologie sulla nostra identità e quotidianità. I miei lavori sono un invito a dialogare con se stessi e, soprattutto, con gli altri. Un fondamentale obiettivo è quello di fare del mio lavoro una risorsa condivisa, che possa essere questa un’esperienza o un vero e proprio lavoro, lavoro nel senso di pratica oltre l’opera. Come pratica mi riferisco alla divulgazione e ai processi. La divulgazione come cultura, insegnamento e partecipazione attiva nei network, nei gruppi e nelle community, nei talk e alle lecture. Per processi intendo la tecnica, la ricerca e la metodologia. Io mi occupo di glitch art. Il mio interesse principale, oltre a quello rivolto a creare artefatti sfruttando, come materia prima, gli errori generati dalle macchine, è proprio quello di spingere le macchine a generare glitch perché questo approccio creativo ci permette di scoprire e capire meglio come funzionano in termini di temporalità, opportunità, funzionalità e accessibilità, favorendo una contro-narrazione diversa da quella commerciale e politica che ci fa capire che effetto le tecnologie hanno sul nostro corpo, sulla nostra mente e sulle relazioni, e sulla nostra quotidianità. Creare problemi e trovare soluzioni, esplorare e proporre delle alternative, delle implementazioni rispetto agli utilizzi di base. L’errore, inteso come imprevisto, come failure, come altro-funzionamento, come opportunità, ci permette di capire molto di più della nostra vita: la macchina può essere uno metafora della nostra esistenza, come singoli e come società. Di questo ho parlato nel 2019 in occasione di Linea Festival a Ruvo di Puglia, evento organizzato da Apulia Center for Art and Technologies. In occasione dell’edizione 2020 presenteremo le White Page Gallery/s. White Page Gallery/s è, credo, il mio lavoro più complesso e ambizioso, un progetto di net.art. A Ruvo spero potremo inserire il modello WPG/s nel contesto urbano del centro storico creando una connessione tra lo spazio online e quello offline, a livello strutturale ma anche culturale.



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Come ti rapporti con la città e il contesto culturale in cui vivi?

Quando posso partecipo a tutti gli eventi che si tengono qui a Napoli. Spesso sono però assente perché la maggior parte della mia attenzione e attività sono online. La mia prima vera esperienza artistica napoletana è stata alcuni anni fa, a inizio 2010, con il collettivo URTO. Un’esperienza fondamentale per me perché è stata un canale di integrazione nella scena artistica della mia città dopo dieci anni all’estero. La mia esperienza con URTO è durata fino allo scioglimento graduale del collettivo. Siamo stati un gruppo di artisti, curatori, teorici, critici e amici che hanno condotto una serie di attività per un periodo di circa due anni nel Palazzo delle Arti Napoli (PAN) – luogo che funzionava come una sorta di headquarter – e in altri spazi cittadini come il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore. Il nostro progetto più importante è stato la mostra collettiva Oltre la Paralisi. Per questa esposizione siamo riusciti a coinvolgere più di quaranta persone, tra artisti e altri creativi, che attivamente hanno contribuito alla creazione del progetto, in quella che è stata la mobilitazione artistica più grande a Napoli, a mia memoria, degli ultimi dieci anni. Dopo URTO mi sono trasferito completamente online. Ultime esperienze significative a Napoli sono state la mia mostra personale The Beautiful Minds, un percorso sul topic dell’autism awareness dove il glitch è stato un’opportunità per parlare e rappresentare l’autismo raccontando l’esperienza della mia famiglia; poi il mio lavoro di street art per la Museum Week 2019 sul tema delle donne e l’arte dove ho presentato un progetto tributo in memoria della filmmaker napoletana Elvira Coda Notari con un poster affisso sul muro del Cinema Modernissimo dove, grazie a un QR-Code, era possibile visualizzare sullo schermo del telefono alcune animazioni online.

Cosa pensi del “sistema dell’arte contemporanea”?

Penso ci siano troppe criticità, a partire dalle parole, dai nomi. Sistema, per esempio. Un sistema prevede un codice, delle gerarchie, dei gatekeeper, quindi una struttura piuttosto rigida, poteri e privilegi. Io spero che al più presto inizieremo a parlare di network dell’arte contemporanea e non più di sistema, network decentralizzati e distribuiti magari, come quello a cui stiamo lavorando.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Vorrei parlare di network e anche di community, di accessibilità e solidarietà. Vorrei parlarvi delle White Page Gallery/s. White Page Gallery/s è un network artistico decentralizzato e distribuito nato a giugno 2019: si tratta di una rete online per la condivisione artistica composta da artisti, curatori, accademie, festival e operatori culturali che ospitano, indipendentemente sul proprio sito web e senza scopo di lucro, progetti di altri creativi. L’esperimento è fondato su una nuova forma di pratica e cultura curatoriale in cui la fruizione dell’arte è re-immaginata grazie a internet e alle pagine web, attraverso l’attiva partecipazione e collaborazione dei partecipanti.
White Page Gallery/s ha come presupposto il valore sociale della curatela artistica: quest’ultima, nel network WPG/s, è basata su valori quali la solidarietà, l’ospitalità, l’inclusione, l’altruismo e il supporto reciproco. Tratto distintivo di White Page Gallery/s è l’assenza di gerarchie, gatekeepers e vanità: tutti coloro che fanno parte del network hanno, infatti, totale e indipendente capacità decisionale rispetto a modalità, tempi e progetti artistici che scelgono di esporre nei propri spazi online. Il focus è quindi spostato dall’opera alla pratica, dall’artista alla community.
Artisti nazionali e internazionali hanno aderito al progetto nel corso dei mesi: ognuno di loro ha scelto di rendere disponibile uno spazio, una pagina web del proprio sito internet, per mostrare e condividere il lavoro di altri creativi mettendo a disposizione anche il loro tempo, lavoro, conoscenze e circuiti professionali. Attualmente sono diciassette le pagine web aderenti al progetto White Page Gallery/s, tutte visitabili gratuitamente da chiunque abbia una connessione internet. Le gallerie digitali, differenti tra loro per tipologia di arte ospitata, tempi di esposizione e modalità di mostre, sono curate autonomamente dai tanti che hanno aderito all’iniziativa. È possibile visitare pagine che ospitano opere di glitch art, sculture digitali, web art ma anche spazi virtuali, animazioni, poesia, musica e arti performative.
Internet è una risorsa importante: se per gli artisti può essere un mezzo utile per mostrare il proprio portfolio artistico o far conoscere e promuovere il proprio lavoro globalmente, in casi straordinari si dimostra anche un’alternativa eccellente per la fruizione artistica. L’attuale situazione mondiale, lo stato di emergenza e di isolamento che stiamo vivendo, ha portato all’annullamento di molte mostre, festival, eventi e rappresentazioni artistiche: WPG/s, ancora di più in queste settimane di distanziamento sociale, promuove una serie di iniziative con lo scopo di rendere la permanenza a casa più sostenibile e leggera, operando per rendere l’arte virale e contagiare le persone con la creatività. Fondamentale è il messaggio sociale che il progetto vuole trasmettere, un messaggio di solidarietà, unione e inclusione che va contro la politica degli -exit, dei muri e dei confini blindati.

A cura di Marco Roberto Marelli


www.dombarra.art

Instagram: domenicodombarra


Caption

DomBarra_AlteredData  – LifeIsJustARide_TheBeautifulMinds – Courtesy DomBarra_AlteredData 

DomBarra_AlteredData – TheCourseOfLife_BarcodePoetry – Courtesy DomBarra_AlteredData 

DomBarra_AlteredData – Courtesy DomBarra_AlteredData 

DomBarra_AlteredData – WhitePageGallery – Courtesy DomBarra_AlteredData



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