FIVE QUESTION FOR T-yong Chung

Aggiungere senso, attraverso un procedere per sottrazione, è la cifra stilistica di T-yong Chung (Tae-gu, Corea del Sud, 1977), artista coreano che vive e lavora a Milano. Una ricerca che si risolve nell’apologia dell’assenza, una considerazione naturale e culturale per cui il vuoto contiene in sé qualcosa che sta per realizzarsi e l’esperienza che se ne fa, diventa affermazione della sua stessa esistenza. Una congiuntura e un’osmosi (im)perfetta a partire dal gesto e dalla materia, dall’incontro tra il passato e la visione contemporanea, mondi agli antipodi, intrisi di ideologie, iconografie, storie e suggestioni, che raccontano due visioni: quella orientale, dalla quale proviene, e quella occidentale, in cui vive. Installazioni e sculture realizzate attraverso materiali spesso di scarto, con omissioni di particolari che lasciano le opere apparentemente incompiute. Una scelta tecnica e estetica in cui l’assenza trova forma significante, pur nella sua natura latente.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

La mia prima mostra è stata nel 2004 alla Galleria Neon di Bologna. Ricordo che si trattava di un’esposizione collettiva. È trascorso del tempo da allora e la mia ricerca ha percorso strade nuove, si è trasformata, e io con lei. Oggi posso affermare che le differenze non sono solo legate alla progettualità e alla pratica artistica ma anche a cosa significa per me e a quale sia il senso del mio lavoro. Percepisco meglio quale sia il mio percorso.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Il pieno e il vuoto. Riempire il vuoto e sottrarre da ciò che è perfetto o che rappresenta la perfezione, come i corpi della scultura e i busti greci che conservano una bellezza intrinseca e innegabile. Con il mio lavoro aggiungo a quelle figure lo spazio vuoto. Vedo in quel limite il margine delle possibilità, la fonte d’ispirazione. Questo concetto è strettamente legato alla mia cultura asiatica, al pensiero zen, al minimalismo e all’idea di sottrazione e di equilibrio che per noi ha un senso profondamente positivo. Cerco di bilanciare fra l’immagine e questo territorio disponibile e di mediare tra il passato e la visione contemporanea, in un tentativo di congiunzione tra mondi diversi.

Fino al 10 agosto è visitabile, presso il Keats-Shelley House Museum di Roma, la mostra Stanze-Odes to the Present. Per l’occasione ho realizzato degli interventi che si inseriscono nell’ambiente, dei bassorilievi di carta, uccelli a tutto tondo e i ritratti scultorei, di vari materiali, di Keats e Shelley. Sono intervenuto su questi ultimi, generando delle fratture, levigando la materia e annullando una parte di identità. Il prossimo progetto mi è stato commissionato dalla Cittadella degli Archivi della Città di Milano. Si tratta della realizzazione di cinque sculture, dedicate a figure che sono state importanti per la città, Luchino Visconti, Giò Ponti, Lucio Fontana, Fernanda Wittgens e Giuseppe Verdi. Il mio punto di vista cercherà di far emergere come, questa città, sia un luogo capace di accogliere e di fornire possibilità, in cui possono nascere personaggi importanti come loro. L’inaugurazione è prevista il 5 maggio e, naturalmente, siete tutti invitati!



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Sarò sincero, per motivi diversi, soprattutto personali, non era la città dove avrei voluto fermarmi. Ma, come spesso accade, le cose cambiano. Oggi posso dire che ogni giorno, Milano, mi rivela un po’ della sua bellezza. Le architetture vecchie e nuove, la storia e la sua cultura, la sua estetica tra arte, moda, design e cibo, e l’energia che sprigiona da cui traggo ispirazione. In ogni città italiana ritrovo questa energia, la trovo nei suoi abitanti e ora, a dire la verità, non riesco più a staccarmi da dove vivo.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Difficile valutare, non riesco a esprimere un giudizio. Sicuramente è nato per rispondere alle necessità dei suoi interlocutori, artisti, galleristi, collezionisti, etc.. Diciamo che spero di collaborare con questo sistema ma di mantenermi a una certa distanza, per proseguire il mio percorso indipendentemente da tutto.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Degli spazi e della loro relazione tra luoghi e tempo, per riportarli nel presente.

a cura di Elena Solito

www.t-yongchung.com

instagram: t_yong_chung


Caption

T-yong Chung, ritratto – Courtesy T-yon Chung, ph Ugo Della Porta

Keats & Shelley, 2019 – Plaster – Courtesy Keats-shelley Memorial house Rome & T-yong Chung, ph T-yong Chung

Lavinia, 2017 – Bronze – Courtesy Tender to Art & T-yong Chung, ph Ugo della Porta



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