Kati Akraio, qualcosa estremo (ma anche carino)

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È greca ma i suoi disegni hanno un ché di asiatico; è autrice di fanzine e per di più ceramista e graffittara. Il suo nickname ‘katiakraio’ (κάτι ακραίο) significa “qualcosa estremo” eppure i suoi disegni appaiono graziosi e per nulla scioccanti. Sono contrasti che senza dubbio rendono la sua arte interessante, eclettica e fresca, piena di ricordi e citazioni, tra disegni manga e colori pop.

Non è la prima autrice che si è lasciata ammaliare dall’estetica nipponica e non sorprende, perché sono moltissimi ad avere tratto ispirazione dalla multisfaccettata tradizione artistica giapponese, dalle xilografie ukiyo-e ai manga moderni. Un influsso che, dal XIX secolo fino ai giorni nostri, non ha mai cessato di esercitare il suo fascino; ora è arrivato il turno dei manga, caratterizzati dalle espressioni facciali esagerate e dall’inconfondibile tratto. 

Il fenomeno Pokémon travolge l’Europa degli anni 2000 portando nuovamente alla ribalta lo stile comic nipponico, ormai onnipresente sotto forma di fumetti, giochi e cartoni animati, ben radicati nelle menti occidentali. Persino l’arte se ne è lasciata influenzare e, grazie a ciò, maestri come Takashi Murakami hanno conosciuto un sostanziale aumento di popolarità, contribuendo a loro volta alla diffusione dell’estetica kawaii

Nemmeno la Grecia – col suo enorme bagaglio estetico e culturale – è rimasta immune al fascino pop giapponese e nello stato ellenico sono circa 30.000 le persone interessate alla creazione di manga e al loro adattamento in anime. Per esempio, il team Mangallers – composto, tra gli altri, dai produttori e sceneggiatori Kariofillis Christos Hatzopoulos e Raphael Voutsidis, dal fumettista Manos Lagouvardos e dall’artista 3D Nikitas Efimidis – utilizza l’estetica e le tecniche dei fumetti giapponesi creando il primo manga greco sulla storia di Salonicco, Capitale Europea dei Giovani nel 2014. Per quell’occasione i Mangatellers progettano una rivista che racconta la cultura e la storia della città: “Thessaloniki through time”. Scritto in inglese e greco, il fumetto contiene due storie: una sulla Salonicco antica, “Run”, l’altra su quella contemporanea, “Mythos”, protagonizzate da Jin, Kisi e Keigko. Si tratta del primo prodotto ellenico autorizzato dall’ambasciata giapponese in Grecia a partecipare all’ottava edizione della Japan International MANGA Award, la competizione mondiale per creatori di manga stranieri che si svolge in Giappone.

Conformi a questo trend, molte fanzine di Katiakraio esibiscono tratti vicini a certi manga; sotto alcuni aspetti ricordano le figure di Yoshito Usui (“Shin-chan”) o le vignette di Tatsuhiko Yamagami (“Gaki Deka”), come Awkward Energy (“Energia Imbarazzante”), una zine che nasce dallo sforzo di accettare le proprie peculiarità piuttosto che vergognarsene. In formato A5, contiene sia disegni seriosi sia divertenti, personaggi dai contorni puliti e dalle espressioni farsesche, accompagnati da un poema trap in greco e in inglese. Il formato resta il medesimo anche in Kitchen Towel Comics, pure stampata in Risograph, ma con ventiquattro pagine riempite di piccoli fumetti che combinano in modo eterogeneo esperienze e pensieri maturati dall’autrice, includendo sgradevoli interazioni tra lei e alcuni biker, nonché assurde elucubrazioni sul caffè. 

Per quanto sembra amare le sorprese e gli spunti offerti dalla casualità, l’artista non tralascia importanti dettagli come la scelta della carta, preferendo supporti ecosostenibili e ricchi di suggestioni, come i fogli ottenuti dalla lavorazione della frutta o del caffè, su cui restano ben visibili frammenti di bucce, foglie e piccoli chicchi, che movimentano gli sfondi creando trame eterogenee gradevoli alla vista e al tatto. In Vielleicht Schwammerl (“Forse Funghi”), le pagine sono lievemente rugose; su di esse le grafiche stampate mantengono molto bene i variopinti tratti dei disegni originali, restituendo una texture cromatica che sa ancora di matite colorate e pastelli. 

Chi c’è dietro l’account @katiakraio? Come mai hai scelto questo nickname?

La prima che mi fai, è una domanda alla quale fatico a rispondere perché non amo condividere troppi dettagli sulla mia vita personale. Ti basti sapere che vivo in Grecia con mia sorella (<3) e che mi piacciono il ciclismo e i gatti.
Per quanto riguarda il mio nickname, “akraio” è una parola che io e alcuni amici utilizzavamo di frequente qualche anno fa, al punto che diventò una sorta di burla, trattandosi di un termine piuttosto forte se usato in frasi che descrivono contesti ordinari. Come hai ben ricordato, significa “estremo” o “radicale”; all’epoca lo scelsi proprio per la sua connotazione esplicita e al contempo divertente: l’intenzione era quindi ironica. In seguito, quando il mio account guadagnò seguaci, iniziai a preoccuparmi che “kati akraio” (“qualcosa estremo”) potesse suonare fuori contesto. Temevo che chi non parlasse bene il greco avrebbe potuto pensare a un termine dato a caso o peggio, che io fossi una persona boriosa. A ogni modo, ora è troppo tardi per cambiarlo, quindi lo manterrò.

Ti dedichi a tempo pieno all’arte?

Almeno per ora – incrociando le dita – sono abbastanza fortunata da potermi dedicare solo all’attività creativa. Riuscire a lavorare come artista a tempo pieno è stato possibile perché la mia famiglia mi ha aiutato. Credo sia giusto e importante riconoscerlo, perché non avevo un piano B ed è quasi impossibile avventurarsi in questo ambito senza avere, almeno all’inizio, una certa sicurezza economica.

Molti dei tuoi disegni sono stampati in Risograph. Perché usi così tanto questa tecnica? Collabori attivamente alla fase di stampa?

Adoro come appaiono le grafiche stampate con la Risograph! Non utilizzando carte patinate, il prodotto può risultare un po’ opaco ma, allo stesso tempo, i colori restano vibranti. Inoltre, dato che imprimo una tinta alla volta, le combinazioni e le sovrapposizioni cromatiche non cessano mai di sorprendermi, rendendo quasi magico il modo in cui evolve la stampa. Pur essendo appagante, è un’operazione che sovente riserva delle sorprese inaspettate; in certa misura si tratta di una tecnica “imperfetta” ma è proprio per queste sue caratteristiche che la preferisco rispetto ad altre.
Da poco gestisco con due amici la stamperia Sleep On It Press; beneficiando quindi di un accesso diretto alla stampante, sono in grado di produrre autonomamente i miei lavori. Non finisco mai di imparare! Fortunatamente ricevo sempre aiuto e consigli preziosi dai miei collaboratori, che colgo l’occasione per ringraziare.

Ho notato che presti molta attenzione alle carte, ecosostenibili e inconsuete. 

Mi sento più a mio agio preferendo opzioni rispettose dell’ambiente. Mi preoccupa molto il cambiamento climatico e questo è un ulteriore motivo per cui amo la Risoprint, dato che si utilizzano inchiostri a base di soia, più ecologici rispetto ad altre tinte. Inoltre, come ti accennavo prima, prediligo un look più graffiato nei miei stampati e in questo senso le carte ecologiche mi aiutano. Adoro la gamma Crush di Favini: eco friendly, riciclata e contenente piccoli frammenti di frutti, con piccole venature e irregolarità che movimentano le pagine. Per la mia pubblicazione Vielleicht Schwammerl  ho stampato le grafiche su fogli riciclati, prodotti da scarti industriali derivanti dalla produzione di caffè. La copertina presenta una grammatura di 250 gr/m2, le pagine interne di 120 gr/m2, ma si tratta della medesima carta. È sicuramente un supporto che ha reso il libretto molto più singolare, rispetto a come sarebbe stato se impresso su carta più “ordinaria”. 

Alcuni tuoi disegni mi ricordano le opere di Tatsuhiko Yamagami e di Machiko Hasegawa, con un retrogusto punk! Chi sono le tue fonti di ispirazione?

Non conoscevo gli artisti che hai citato, quindi grazie per la dritta; il loro lavoro è davvero fantastico! A dire il vero, mi ispiro anzitutto agli anime che guardavo da bambina, in particolare i Pokémon di cui resto ancora una grande appassionata. Ho tuttora ben presente la vasta collezione di fumetti appartenenti a mio fratello quando era bambino: tra i tanti, ricordo i classici di Paperino, Topolino e Astérix. Adoro anche il fumetto italiano W.I.T.C.H. e tutto ciò che ha prodotto lo Studio Ghibli. Apprezzo tanto il lavoro di Quino quanto l’estetica kawaii di certi cartoni animati giapponesi, così espressivi malgrado il disegno pulito! Infine mi lascio influenzare da alcuni amici artisti e dagli account che seguo su Instagram. Penso siano tutte suggestioni sedimentate nel mio cervello e da cui attingo costantemente.
In generale amo i contrasti: come un character dal tratto stilizzato ma con le mani realistiche, tanto per farti un esempio.

Sei un’artista versatile: ceramiche, graffiti, fanzine, stampe. Lavori sempre da sola?

Soprattutto da sola, sì. Mi risulta più funzionale gestire in prima persona il lavoro, piuttosto che condividerlo in un team. Sono certamente in grado di collaborare con altri artisti su progetti complessi, anche se probabilmente dovrei diventare molto più organizzata nella gestione dei tempi. Non mi dispiace lavorare insieme ad altre persone, l’ho già fatto in passato ed è davvero divertente. A ogni modo, portare avanti autonomamente molte mie creazioni non ha tanto a che fare con la loro maggiore o minore complessità: si tratta semplicemente di un diverso modus operandi. 

Sembra che i temi sociali ti stiano particolarmente a cuore. Come elabori le idee per le tue fanzine?

I soggetti delle mie storie sono spesso tratti da vicende personali: racconto problemi quotidiani, oppure oggetti, persone o fatti per cui nutro dei sentimenti. Creare costituisce sempre un atto legato a come mi sento. Potrebbe apparire egocentrico ma ciò che mi riesce meglio parte da sensazioni individuali intense, quindi – per quanto talvolta difficile – cerco di accettarle e tradurle al meglio in un elaborato artistico. Nonostante possa sentirmi esposta, rappresentare situazioni di cui ho esperienza diretta può persino essere terapeutico, essendo una strada per elaborare sentimenti intensi. 

Il tuo lavoro Something I see through doors mi ha subito colpito, perché sono sempre rimasto affascinato anch’io dagli ingressi. Questa fanzine è diversa dalle altre, perché fotografica e non illustrata. Come è nata questa pubblicazione? Pensi che in futuro realizzerai altre fanzine fotografiche?

Something I see through doors è la concretizzazione di un progetto a cui ho pensato lungamente. Nel quartiere in cui vivo esistono molti condomini costruiti negli anni Sessanta e Settanta; di questi edifici, gli ingressi mi affascinano da sempre, avendo un ché di misterioso. Dal punto di vista visivo mi colpiscono soprattutto le forme e i contrasti chiaroscurali ma – avvicinandosi – percepisco un’atmosfera intensa e ambigua, probabilmente perché non riesco a vedere oltre, come se fossero portali verso mondi sconosciuti. È la sensazione che mi interessava catturare in questa fanzine e non credo che con l’illustrazione avrei potuto sortire il medesimo effetto. Tra l’altro mi piacciono molto le fotografie stampate in Risograph, perché acquistano una resa e una profondità nuove.
Delle immagini che ho raccolto in “Something I see through doors”, alcune riescono davvero a comunicare le sensazioni che provo davanti alle porte; viceversa, di altre non sono molto soddisfatta. Certi soggetti si sono rivelati difficili a fotografarsi e la conversione nelle due tinte di stampa – verde e rosso – ha sortito effetti eterogenei, non sempre apprezzabili.
Nonostante sia stata un’esperienza interessante, dubito che utilizzerò nuovamente la tecnica fotografica: ha indubbiamente delle grandi potenzialità ma l’illustrazione mi attrae maggiormente. Solo nel caso avessi di nuovo a che fare con soggetti che risultassero più interessanti se interpretati attraverso il medium fotografico, potrei riconsiderare la mia posizione. 

Katiakraio is Greek, but her drawings show Asian influences; she prints fanzines, but she is also a ceramist and a graffiti artist. Her nickname ‘katiakraio’ (κάτι ακραίο) means “something extreme” yet most of her illustrations look graceful. These contrasts make her art fresh and eclectic, full of memories, between manga drawings and pop colours.

She’s not the first author I write about, who has let herself be captivated by Asian aesthetics. There are many artists who have been inspired by the Japanese artistic tradition, from ukiyo-e woodblock prints to modern manga. Since the 19th century, Japanese art has attracted attention, now it’s the turn of manga, characterised by its distinctive and dramatic facial expressions.

The Pokémon phenomenon broke in the 2000s bringing back the Japanese style in comics, games, and cartoons, now pervasive in Western minds. Even art carries out manga’s influence, and artists such as Takashi Murakami have experienced a great increase in popularity, contributing to the spread of the kawaii aesthetic.

Even Greece – with its enormous cultural baggage – is not immune to Japan’s pop charm. There are about 30.000 people interested in creating manga and adapting it into anime. For example, the Mangallers team – with the producers and screenwriters Kariofillis Christos Hatzopoulos and Raphael Voutsidis, the cartoonist Manos Lagouvardos, and the 3D artist Nikitas Efimidis – work with the typical manga’s techniques creating the first Greek manga in Thessaloniki, European Youth Capital in 2014. On that occasion, Mangatellers created a magazine to present the culture and the history of the city: “Thessaloniki through time”. Written in English and Greek, the comic contains two stories: one about the ancient Thessaloniki, “Run”, the other about the contemporary city, “Mythos”, starring Jin, Kisi and Keigko. It’s the first Greek manga authorised by the Japanese embassy in Greece to participate in the eighth edition of the Japan International MANGA Award, the worldwide competition for foreign manga creators held in Japan.

Many of her fanzines exhibit manga-style drawings as well, someway close to Yoshito Usui’s characters (“Shin-chan”) or Tatsuhiko Yamagami’s cartoons (“Gaki Deka”). As in “Awkward Energy”, a zine talking about the effort to accept our peculiarities rather than be ashamed of them. In A5 format, it contains both serious and amusing illustrations, and a trap poem in Greek and English. “Kitchen Towel Comics” is also a zine in A5 format, printed in Risograph. In its twenty-four pages, the comic book talks about various experiences and the author’ thoughts, including unpleasant interactions with some bikers, and silly worries about coffee.

As much as she seems to love the unexpected, the artist doesn’t leave out important details such as the choice of paper. She prefers eco-sustainable material, as Citrus Crush paper, that includes by-products from citrus fruits, coconut, cocoa, grapes, cherries, lavender, corn, olives, coffee, kiwi fruits, hazelnuts, and almonds. 

Who is behind the @katiakraio account? Why did you choose that nickname?

The first question is hard to answer, because I never share details about myself and my life. I live in Greece with my sister (<3), and I like cycling and cats.

Regarding my nickname, there’s no cool story behind it unfortunately. The word “akraio” is something me and my friends used to say a few years ago, becoming kind of a joke because it’s an intense term to use for ordinary situations. As you said, it means “extreme”, or “radical”. At the time, I picked it as my username because of its specific and funny connotation, in fact it was supposed to be ironic. Then, when my account gained followers, I thought it might seem out of context. I feared that somebody who wasn’t speaking Greek well would think that it was a random term or worse, that I was full of myself. Anyway, now it’s too late to change it, so I’ll keep it! 

Are you a full-time artist?

Fingers crossed, for the moment I’m lucky enough to be able to dedicate myself entirely to art. Succeeding in being a full-time artist was possible because my family helped me. I think it’s right and important to recognize it, because I didn’t have a back-up plan and it’s almost impossible to take the risk of venturing into this area without some financial security, at least initially.

Many of your fanzines and drawings are printed in Risograph. Why do you use this technique so much? Are you actively working at the printing phase?

I love how the graphics printed with Risograph look like! As the coated paper is not recommended, the colours are super vibrant, the result always a little dull but very bright at the same time. With my Risograph machine, I can print only one colour at a time, so the combinations and overlaps are often surprising. It’s a kind of magic process, sometimes satisfying, that reserves unexpected surprises and that can be fun. The “imperfect” look is what makes this printing technique my favourite one.

I recently joined two friends in running the printing house Sleep On It Press, so I have privileged access to the Risograph and I can produce my own works. However, I am still learning a lot and fortunately I receive a lot of advice and help from my collaborators.

I noticed that you also pay much attention to the choice of papers, often eco-sustainable and unusual. Are you passionate about eco-sustainability?

I feel more comfortable making eco-sustainable choices. I worry a lot about the effects of climate change, and this is another reason why I prefer Risoprint because soy-based inks are more ecological than other dyes. Furthermore, as I mentioned before, I love a messy look for my fanzines and choosing ecological papers helps me in that way. I particularly like the Favini’s Crush paper: it’s an eco-friendly and recycled paper, containing small fragments of fruits, with little grains and irregularities that enliven the pages. 

For my publication “Vielleicht Schwammerl” (“Maybe Mushrooms”), I printed instead on a paper made of industrial coffee production waste. The inner sheets are 120 grams, they contain 5% of residues from the coffee roasting process and they are produced with 100% recycled material. The cover is the same paper type, but of a higher weight (250 grams). These types of paper are certainly making my fanzines look much more interesting and unusual than if they would have been printed on a more ordinary paper. Fragments of peels, leaves, and small grains remain clearly visible behind the graphics, enlivening the background and creating a texture, agreeable to see and to touch.

Some of your drawings remind me of the works of Tatsuhiko Yamagami (“Gaki Deka”) or “Sazae-san” of Machiko Hasegawa. Who do you get inspired by?

I didn’t know any of the artists you mentioned. Their work is great! Thank you! In general, I love stylized drawings that are retaining at the same time realistic elements. I have been inspired by the anime I watched when I was a child, especially Pokémon, of which I am a great fan. I remember that my brother had a large collection of comics when he was younger: Disney Classic Donald Duck, Mickey Mouse, Asterix, and many others. I am convinced that all those comics influenced me somehow. I also love the aesthetic of the Italian comic “W.I.T.C.H.”, and everything made by Studio Ghibli. Furthermore, I appreciate Quino’s work and some Japanese cartoons. They look so expressive despite the minimal details! Finally, I let myself be influenced by some artists I know, and by the many accounts I follow on Instagram. 

You are a versatile artist: ceramics, graffiti, fanzines, and prints. Are you always working alone?

Mostly alone, yes. For me it’s easier to manage the workflow, rather than running in a team. I can surely collaborate with other artists, but I should get much better at managing my time than I am doing now! Anyway, I like working with other people: I’ve done it before, and it was fun. The fact that I’m carrying out most of my projects alone has not so much to do with their complexity: it’s just a different experience.

It seems that social issues (like self-acceptance) are particularly important to you. How do you come up with the ideas for your fanzines?

The topics are often problems I struggle with or personal feelings. It might sound a little self-centred, but I get the best out of dealing with what I feel, so I try to accept it and express it as best as I can. In my opinion, creating is related to ourselves. Besides, representing intimate situations or problems makes me feel better, being a way to process the intense feelings. Sometimes it’s embarrassing, sometimes it makes me feel good.

“Something I see through doors” impressed me a lot, because I have always been fascinated by doors and entrances! This fanzine is different from the others you published because it’s photographic. On the other hand, the printing method is always Risograph. How was this publication conceived? Do you think you will work on other photographic fanzines in the future?

I’ve been thinking about making this fanzine for a long time. Where I live, there are mainly constructions between the 60s and the 70s. The entrances have always fascinated me, the lights and shadows are so impressive! I think there is a very deep and intense atmosphere around the buildings’ entrances because you don’t really know what lies beyond them. I can feel something mysterious in those places, as if the halls were portals to unknown worlds. 

I really wanted to capture that atmosphere, and I don’t think I would have gained the same effect with illustrations. Moreover, I love the photos printed with Risograph, because it gives a totally different texture and depth. Anyway, I must admit I’m not totally happy with some shots, and converting images in two colours gave unexpected results. However, some of the prints are really expressing the feeling I get when I observe entrances in real life.

Although working on “Something I see through doors” was an interesting experience, I don’t think I will use photography again. It’s powerful and incredible, but I am more keen on drawing. I may use it again, only if I’d be dealing with a subject or topic better rendered with photography.

A cura di Simone Macciocchi


Instagram: kati_akraio