Ettore Tripodi: Storie mitiche di quotidianità

Il 15 settembre scorso ha inaugurato, presso lo Studio d’Arte Cannaviello, la personale dedicata a Ettore Tripodi (Milano, 1985) dal titolo Storie, mostra visibile a Milano fino al 29 ottobre. Le pareti della galleria sono arricchite da carte e tavolette di legno che, per la preziosità e la puntualità di ciò che vi è rappresentato, trasformano lo spazio in una piccola wünderkammer. O almeno, questa è l’impressione che si ha quando ci si avvicina ai disegni e alle pitture, capaci di infondere meraviglia perché presenti e attuali per quanto riguarda i contenuti, ma al contempo reminescenti un’importante tradizione passata. Le chine della prima sala, infatti, presentano soggetti dotati di una forza e di un’espressività pari a quelli che si potrebbero vedere su un salterio del tredicesimo secolo. La storia che Tripodi racconta ha anche a che fare con quelle scene di corte o quelle battaglie che si usava narrare attraverso quelle preziose immagini: con la differenza che gli eroi sono uomini e donne del nostro tempo, con le loro gesta passionali e a volte nostalgiche. La pittura evidenzia la notevole capacità tecnica dell’artista, rendendo queste narrazioni ancora più intense, anche quando si ha di fronte una donna che sta semplicemente estraendo i panni dalla lavatrice, inondata dalla luce di una finestra.

Ettore Tripodi
Storie – courtesy Ettore Tripodi – ph Marcello Tomasi

Nelle tempere su tavola non è soltanto il particolare taglio del supporto a far emergere le opere, ma la sospensione di attimi apparentemente insignificanti, quanto rivelatori. C’è anche una certa piacevolezza nello scoprirsi voyeurs delle vite altrui, passando di opera in opera, ritrovandosi in quei gesti, in quelle atmosfere dalle quali manca solo il pulviscolo visto in controluce. Da personaggi guizzanti, spesso in lotta, a uomini e donne in empasse con corpi presenti, fisici, si passa infine ai disegni arruffati e allegorici che testimoniano la visione sarcastica dell’artista su ciò che lo circonda. La linea è quella precisa e sicura dell’incisore, ma c’è ancora spazio per un’elettricità mordente, un’eco di rimbalzo tra i grattacieli di Piazza Gae Aulenti e uno Zeus che, inorridito, si copre la vista.

Ettore Tripodi
Exibition view – courtesy Ettore Tripodi – ph Marcello Tomasi

Abbiamo ancora bisogno del racconto, nonostate tutto. Abbiamo bisogno di riscoprirci ascoltatori, di conoscere le leggende e immaginare fantastici personaggi per capire qualcosa di più della nostra realtà. I quadri di Tripodi sono solo degli episodi, ma capaci di narrazioni complete perché vi troviamo all’interno alcuni dei nostri attimi vissuti miriadi di volte. L’unica discrepanza conseguente questo procedimento sta nel fatto che, come David Freedberg ha spesso sottolineato, l’immagine che si guarda è comunque sempre sostituto di una realtà con la quale non si può entrare in contatto direttamente. In questo caso, comunque, non c’è frustrazione, bensì meraviglia nel tentativo di riconoscimento. La verità è che abbiamo bisogno di riconoscerci, soprattutto in un’epoca iconoclasta come la nostra, dov’è ormai uso comune inviare agli amici immagini che si cancellano da sole. Siamo nipoti di nonni che raccontavano sempre la stessa storia, che però ascoltavamo rapiti come la prima volta. Il problema è che ci stiamo dimenticando di raccontare a nostra volta, di trasmettere con le parole, piuttosto che coi selfie o coi tweet. Il contributo di Tripodi, il suo personale intervento di narratore, sono queste “Storie”.

Claudia Contu

 

ETTORE TRIPODI

STORIE

15 settembre – 29 ottobre 2016

SUDIO D’ARTE CANNAVIELLO –  Piazzetta Bossi 4 – Milano

www.cannaviello.net

Immagine di copertina: Exibition view – courtesy Ettore Tripodi – ph Marcello Tomasi