La Gelateria Sogni di Ghiaccio, fervido artist-run space situato nel cuore di Bologna, ha da poco archiviato una mostra basata su criteri estranei alle convenzioni della curatela e dell’attività espositiva. Rhein am Reno, a cura di Riccardo Lisi, è stata infatti sviluppata direttamente in situ e dettata dall’imprevedibilità e dalla contingenza: la creatività dei cinque artisti svizzeri coinvolti è stata perciò messa alla prova di un’improvvisa relazione causale con lo spazio, secondo un atteggiamento che affonda le sue radici nelle esperienze poveriste italiane, impegnate com’erano “con la contingenza e con l’evento”, secondo quanto scriveva esattamente cinquant’anni fa Germano Celant. I risultati ottenuti dai cinque artisti sono dunque andati nelle direzioni più disparate, all’insegna dell’eterodossia e di una fertile molteplicità.

Ramon Feller

Ramon Feller – Homunculus, 2017 – courtesy Gelateria Sogni di Ghiaccio

L’opera di Gabriel Stöckli, Summer on a solitary beach, avvia una riflessione sui rapporti causali tra oggetti eterogenei: un paio di scarpe rovesciate adagiate su alcuni blocchi irregolari di polistirene si impongono come un anti-monumento all’effimero e all’imperfetto, forte però di un’essenziale delicatezza, da haiku giapponese, amplificata dall’evidente richiamo, nel titolo, a un noto brano di Franco Battiato. She’ll carry on through it all di Gianmaria Zanda è dettata invece da una caratteristica strutturale dello spazio espositivo: una barriera di frivoli nastrini che simula una risacca marina che, come recita il titolo, “porterà tutto via con sé”, copre infatti il rialzo già presente riscattandolo esteticamente, alludendo anche alla temporaneità dell’operazione stessa, tenendo fede alla vocazione della mostra. Simon Fahrni ci offre invece una analitica riflessione sul rapporto tra il paesaggio e la sua rappresentazione che riedita forme e modalità della pittura contemporanea, da un materismo cupo e violento a un asettico e neutrale monocromo fino a un leggero e ingenuo puntinismo, per mostrarci ora un buio dettaglio ora una più luminosa visione d’insieme: la sfrontata varietà stilistica sposta la coerenza dell’operazione su un piano tutto concettuale e mette in luce la potenziale ambiguità che si nasconde dietro ogni immagine. L’ambiguità della visione caratterizza anche l’opera di Matthias Liechti, che riprende una desueta immagine ipnotica, ormai priva del suo potere, adoperandola come traccia per un paziente e meticoloso esercizio grafico, registrando la continuità del tempo impiegato per il suo completamento: ne risulta un ipotetico orologio “celibe”, fermo alle 11:45, orario che infatti dà il titolo all’opera, condensando due ordini di tempo, quello “spazializzato” della rappresentazione e quello “vissuto” dell’azione, in un’unica sintesi visuale.

Matthias Liechti

Matthias Liechti – 11 45, 2017 – courtesy Gelateria Sogni di Ghiaccio

Ramon Feller ha infine preferito ragionare sull’innesco di processi automatizzati in relazione diretta con l’ambiente e con le sue dinamiche: in A second ago I said una voce sintetica provvedeva infatti a ripetere la frase del titolo al passaggio di un inconsapevole fruitore di fianco a un sensore nascosto, risolvendo una comunicazione potenziale in un tautologico loop sonoro, mentre in Homunculus un corpicino rachitico e informe realizzato in stagno veniva tirato da una corda connessa a un motorino sfidando l’attrito irregolare del pavimento, aprendosi così a una danza aleatoria e indeterminata.

Pasquale Fameli

 

RAMON FELLER, MATTHIAS LIECHTI, SIMON FAHRNI, GABRIEL STOECKLI, GIANMARIA ZANDA

RHEIN AM RENO

a cura di Riccardo Lisi

28 gennaio – 19 febbraio 2017

GELATERIA SOGNI DI GHIACCIO – Via Tanari Vecchia 5/a – Bologna

www.gelateriasognidighiaccio.com

Immagine di copertina: Rhein am Reno – exhibition view – courtesy Gelateria Sogni di Ghiaccio

 

Pasquale Fameli

Pasquale Fameli (1986) è dottorando in Arti visive performative e mediali presso l’Università di Bologna, dove si è laureato con lode. Collabora al corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea presso il medesimo ateneo, dedicando particolare attenzione alle esperienze extra-pittoriche del secondo Novecento. Nel 2013 ha pubblicato un libro dal titolo Il corpo risonante. Vocalità e gestualità nel Novecento, incentrato sulle esperienze sonoro-performative dal Futurismo a oggi. Attualmente i suoi interessi di ricerca vertono sulle poetiche concettuali e antiform di fine anni Sessanta.