I profondi rapporti di reciprocità che arte e tecnologia da sempre intrattengono hanno trovato, in epoca contemporanea, risvolti sempre più espliciti grazie ad applicazioni dirette e trasparenti delle tecnologie in voga: fotografia e film inizialmente, e oggi video, audio o computergrafica. Effimera, la mostra in corso al MATA di Modena, a cura di Fulvio Chimento e Luca Panaro, propone tre eloquenti esempi italiani dei possibili intrecci tra arte e tecnologia, presentando alcuni lavori di Carlo Bernardini (Viterbo, 1966), Sarah Ciracì (Grottaglie, 1972) e Roberto Pugliese (Napoli, 1982), artisti che, pur nelle epidermiche diversità, intrattengono più profonde “affinità elettive”, condividendo l’intento di ridisegnare le funzioni di tecnologie comuni e diffuse in relazione all’ambiente. Ricerche che, come giustamente ricorda Chimento nel testo in catalogo, hanno radici tutte italiane che affondano nel Futurismo e che si sono poi ramificate nei successivi sviluppi dello Spazialismo di Lucio Fontana e dell’Arte Cinetica e Programmata; un’eredità che gli artisti, italiani e non, continuano a raccogliere sviluppandola in nuove direzioni. I grandi poligoni in fibra ottica che Carlo Bernardini realizza già a partire dalla metà degli anni Novanta risentono fortemente della lezione di Fontana, non solo per le possibili affinità formali con i suoi ambienti al neon ma anche per l’anima “grafica” delle sue installazioni: quelle di Bernardini ci appaiono infatti come strutture essenziali dal piglio disegnativo, dove la luce viene asservita a tracciare i contorni di geometrie non euclidee, traendo dal buio i propri volumi.

Roberto Pugliese

Roberto Pugliese, Emergenze acustiche, 2013 – plexiglass, speakers, cavi audio, cavi in metallo, computer, software, composizione audio – courtesy MATA

Strategia, questa, che permette di ottenere poligoni leggerissimi, immateriali, per un’arte “senza peso”, che si faccia attraversare dal fruitore ponendolo al centro di una calibrata relazione di vettori energetici, o di “linee-forza”, come avrebbero detto i Futuristi. Sempre a partire dagli anni Novanta, Sarah Ciracì si cimenta invece nella riedizione scoperta di un immaginario fantascientifico “a basso voltaggio”: vediamo infatti UFO e misteriose astronavi provenienti direttamente dalla sci-fi degli anni Sessanta atterrare minacciosi su selvagge e incontaminate praterie o volteggiare in armoniche coreografie su sterminate distese marine. Più eteree invece le visioni che scorrono nelle opere esposte a Effimera, dove il mare e il cielo, obbligati a una simmetrica specularità che ne inficia la natura irregolare, vengono a costituire lo sfondo su cui si susseguono apparizioni evanescenti di elementi del mondo organico, geneticamente modificati per via digitale, accomunati da strutture facilmente inscrivibili in cerchi o ellissi. Dietro l’opera si indaga quel possibile legame tra la fisica quantistica e il pensiero orientale già messo in luce dal saggista austriaco Fritjof Capra nei primi anni Settanta in un suo noto libro, Il Tao della fisica: il risultato è quello di un mandala video che affida la circolarità tipica del simbolo buddista al piano del tempo, il loop, oltre a quello dello spazio. Roberto Pugliese sceglie invece di relazionarsi all’ambiente mediante il suono e le tecnologie che ne permettono una diffusione controllata e molteplice, muovendosi in quella prospettiva di alleggerimento, smaterializzazione e dinamizzazione di origine futurista e cinetico-programmata già chiamata in causa.

Carlo Bernardini

Carlo Bernardini, Oltrelimite, 2017 – fibra ottica – courtesy MATA, ph Roberto Marossi

Ma il ricorso alla materia sonora permette un maggiore coinvolgimento del fruitore su più livelli di senso, da quello acustico a quello tattile, per via delle sottili pressioni attraverso cui il suono ci orienta nell’ambiente di quella che potremmo ancora definire una “scultura”. Una doppia valenza plastica è infatti da attribuirsi alle installazioni dell’artista napoletano, nel plasmare una materia così inafferrabile come il suono, mediante appositi “scalpelli” tecnologici e nella scelta di lasciare scoperti ed evidenti i dispositivi utilizzati per organizzarli in forme simili ad alberi, pergolati o rizomi, come a stabilire un indiretto contatto con il mondo organico, anche se ormai inevitabilmente soppiantato da quello artificiale.

Pasquale Fameli

 

SARAH CIRACÌ – CARLO BERNARDINI – ROBERTO PUGLIESE

EFFIMERA. SOUND, LIGHTS, VISIONS

a cura di Fulvio Chimento e Luca Panaro

MATA – Via della Manifattura dei Tabacchi, 83 – Modena

18 marzo – 7 maggio 2017

www.mata.modena.it

Immagine di copertina: Sarah Ciracì, Like An Ocean With Its Waves…, 2017 – video installazione – courtesy MATA, ph Roberto Marossi

Pasquale Fameli

Pasquale Fameli (1986) è dottorando in Arti visive performative e mediali presso l’Università di Bologna, dove si è laureato con lode. Collabora al corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea presso il medesimo ateneo, dedicando particolare attenzione alle esperienze extra-pittoriche del secondo Novecento. Nel 2013 ha pubblicato un libro dal titolo Il corpo risonante. Vocalità e gestualità nel Novecento, incentrato sulle esperienze sonoro-performative dal Futurismo a oggi. Attualmente i suoi interessi di ricerca vertono sulle poetiche concettuali e antiform di fine anni Sessanta.