“Duet”: l’opera e il suo doppio secondo Davide Allieri

“La base è sempre due, presentare sempre all’inizio due immagini anziché una, è questo che io chiamo l’immagine, l’immagine fatta di due”. Il montaggio per Jean-Luc Godard, autore della citazione, è l’arte di rendere l’immagine dialettica. Il montaggio è ciò che parla e fa vedere, perchè è una collisione di significati che sviluppa un pensiero e lo trasmette. È ciò che dà vita a due fotogrammi distinti. L’immagine quindi acquista una leggibilità e diventa dialettica, proprietà che già Walter Benjamin aveva conferito al montaggio, in uno dei primissimi interventi sul cinema e sulle tecnologie di riproduzione delle immagini.

Davide Allieri
Twins, 2017 – foto in bianco e nero – Courtesy RITA URSO, Milano. Ph Maxime Galati-Fourcade.

Davide Allieri (Bergamo, 1982) in occasione della prima mostra personale a Milano, “Duet”, indaga il concetto di doppio e copia, di originale e riproduzione. Nella galleria di Rita Urso, Artopia, le opere in mostra sono coppie di lavori che si presentano con un aspetto molto simile, ma lo spettatore è invitato fin da subito ad accorgersi dell’inganno: una linea di troppo, delle ombre o la qualità stessa della materia di cui sono formate le opere, rendono i lavori necessariamente diversi. Così dev’essere: se due fotogrammi fossero uguali, il montaggio non darebbe vita ad alcuna lettura, staremmo guardando qualcosa di fisso e immobile, di morto. Come insegna anche Aby Warburg, fermando la farfalla per infilzarla su uno spillo e osservarla nei dettagli, la uccidiamo, ed essa perde irrimediabilmente la magia che ci aveva tanto attirato. Al contrario, se la lasciamo volare per godere della sua bellezza e del suo mistero, il suo sbattere le ali non ci mostrerà mai quale disegno vi sia sopra, lasciandoci nel dubbio e nell’insoddisfazione.

Davide Allieri
Duet, 2017 – veduta dell’installazione, RITA URSO, Milano – courtesy RITA URSO, Milano. Ph Maxime Galati-Fourcade.

Attenzione però, lavorare sul “doppio” non significa solo replicare un pezzo per farne due. Guardando la ragazza che poggia l’orecchio alla parete, si intuisce una presenza che non vediamo, al di là del muro. Doppio che descrive un ulteriore doppio che è sotteso e quindi inesistente alla nostra visione sensibile, incomunicabile e inconoscibile. E noi, spettatori al di fuori della foto, ascoltiamo? Siamo consapevoli dell’opera e della sua unità oltre la riproducibilità? Forse Allieri gioca col doppio per rivalutare l’importanza del singolo, della specificità del fenomeno. Uno è tutto e tutto è uno. L’indissolubile appartenenza a un sistema più grande che prevalica sull’unità e rende le diverse opere esposte parte di qualcosa di più grande e complesso, che possiamo rivedere proprio in quel particolare in più o in meno, nelle mancanze, nei vuoti. La mostra e i lavori dell’artista cercano di sciogliere questo nodo, fra teche vuote, installazioni e una foto che rappresenta due sculture di spalle. Di fronte a Twins la mente vola subito al fatto che se non fosse stato per le copie romane, noi probabilmente non conosceremmo l’arte greca classica. Allieri ci suggerisce quindi di cambiare punto di vista, di cogliere sempre l’altro lato del fenomeno, per non cadere nella banalità di un’osservazione arbitraria e chiusa nelle nostre idee preconcette.

Claudia Contu

DAVIDE ALLIERI

DUET

a cura di Daniele Perra

2 febbraio – 15 marzo 2017

RITAURSO Artopia Gallery – Via Lazzaro Papi, 2 – Milano

www.artopiagallery.net

Immagine di copertina: Duet, 2017 – veduta dell’installazione, RITA URSO, Milano – courtesy RITA URSO, Milano. Ph Maxime Galati-Fourcade.

Please follow and like us: