Beneath a surface there’s just another surface: un viaggio tra i fantasmi dell’Albania socialista e industriale attraverso un immaginario cosmico.

Sita tra Roma e Costantinopoli, fin dai tempi dell’impero Romano d’Oriente, Elbasan è sempre stata una città strategica dal punto di vista economico. Negli anni sessanta il leader comunista albanese Enver Hoxha, per sopperire all’isolamento mondiale e salvare il socialismo dalle pressioni del capitale, costruì Metalurgjik. Grazie all’appoggio economico della Cina, l’immenso complesso industriale doveva rilanciare la politica economica e industriale del paese, una macchina produttiva foriera di lavoro e redditività per la popolazione – furono creati 12000 posti di lavoro. Quello che non fu considerato, per l’impossibilità a quel tempo di fare previsioni a lunga durata, è il danno ambientale enorme che ancora oggi colpisce la città e i suoi dintorni. A Elbasan l’inquinamento atmosferico è di 440 mg / m, 3,5 volte superiore alla soglia di tolleranza nella legislazione albanese, e ogni giorno decedono quasi due persone per morte naturale. Dopo il crollo del comunismo in Albania (1990?) i governi hanno adottato misure di privatizzazione che hanno ulteriormente aggravato la situazione ambientale, permettendo a compagnie come il cementificio ECM, ora di proprietà libica, e la Darfo Albania, acquistata dall’austriaca DECOMETAL, di destabilizzare il territorio e la situazione economica locale. Il caso più eclatante fu Korum, la società leader nel settore del riciclaggio dei metalli che dal 1999 fu ingaggiata dallo stato per riqualificare l’area. Dal 2007 contestazioni sempre più strutturate da parte degli abitanti e delle autorità di Elbasan denunciavano l’inquinamento prodotto dagli impianti della compagnia turca, che secondo il prefetto e scienziato Shefqet Delialliasi, non erano dotati di strutture necessarie per lo smaltimento degli effetti collaterali al processo di riciclaggio. Dopo numerose proteste e battaglie da parte dei cittadini, Korum si decise a fornire i macchinari occorrenti allo smaltimento, anche se vengono accesi sporadicamente e per tanto non producono un miglioramento ambientale significativo.

Decadenza industriale e fallimento politico intorno a Metalurgjik fanno da sfondo al progetto Beneath a surface there’s just another surface dell’artista albanese Driant Zeneli, che si insidia con destrezza negli spazi di Prometeo gallery fino al 17 novembre di questo anno. Il film, dal titolo It would be not possible to leave the planet earth unless gravity existed (2017), proiettato al piano terra della galleria, racconta un viaggio nell’archeologia industriale di Elbasan, in cui l’atmosfera rarefatta da pianeta extraterrestre e la natura che invade rapidamente gli ambienti urbani abbandonati ci fanno pensare immediatamente ai film di Andrei Tarkovsky. Mario è il protagonista, cammina da solo tra le rovine metalliche come fosse il superstite di una catastrofe dalle conseguenze ancora ignote. Saltando i piccoli crateri, tra ex ciminiere fumanti e ciuffi di erbe anomale, si avventura alla ricerca di reperti, pezzi di archeologia industriale – che a tratti appare spaziale – da assemblare per progettare una via di fuga. Così come in Stalker (1979) di Tarkovsky i tre personaggi vanno alla ricerca della “zona”, un luogo della memoria fisica e mentale che risponde a tutti i quesiti dell’umanità, anche Mario in It would be not possible to leave the planet earth unless gravity existed tenta di individuare un possibile futuro attraverso le tracce di un passato politico e sociale incombente. A partire da questo immaginario prendono vita anche le sculture-meteoriti che l’artista posiziona nello spazio, assieme a disegni ispirati al primo romanzo albanese di fantascienza Drejt Epsilonit të Eridanit (Arion Hysenbegas, 1983) – tradotto Verso l’Epsilon di Eridan –, le fotografie scattate sul luogo, visioni delle rocce al microscopio e immagini d’archivio, che conferiscono alla mostra un carattere laboratoriale e di ricerca.



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Una tenda di plastica blu ci conduce, come fosse un portale, al piano sotterraneo della galleria, un ambiente cosmico illuminato da un neon indaco che accoglie tre video e un’installazione. In un angolo sono incastonate delle pietre ingrigite dall’inquinamento, su cui si posano a intermittenza delle luci rosse che sembrano eseguire una radiografia al corpo contaminato. Questa sezione di Beneath a surface there’s just another surface da voce a due fruitori diretti della situazione ambientale e sociale di Elbasen: Bujar e Flora, padre e figlia, testimoni di questo pezzo di terra e di storia. I due oggi raccolgono carbone nell’area che un tempo era modellata sull’ideologia della produttività statale, sulla risocializzazione e l’uguaglianza attraverso il lavoro. And then i found some metheorites in my room (2018) è un’installazione video a tre canali che unisce l’amore per la musica della giovane Flora (in arte Dj Sulejmani) all’interesse per la cosmologia e la materia oscura di Bujar. I suoni elettronici creati e mixati da Flora fanno da sfondo alla sagoma del padre inquadrato dall’alto, in campo lungo, mentre cammina tra cumuli di carbone. In voce over le parole di Bujar, in risposta alle domande di un giornalista, espongono le sue teorie sulla vita extraterrestre, la cosmologia e la materia oscura, mentre scorrono le immagini live trasmesse dal sito dell’International Space Station, sulla quale, in orbita dal 1998, lavora incessantemente un gruppo di astronauti. Due generazioni che si confrontano, ognuna delle due tramite il proprio linguaggio, sonoro e retorico, ci accompagna in un viaggio fisico e mentale verso un possibile futuro. Il progetto di Driant Zeneli, tra l’immaginario real-socialista e quello della science-fiction della città futura, esplora i fantasmi di Metalurgjik e la frustrazione provata dall’inadempimento di un progetto politico e sociale maestoso.

Arianna Cavigioli


Driant Zeneli

Beneath a surface there’s just another surface

a cura di Martina Angelotti

19 Settembre – 17 Novembre 2018

Prometeo Gallery – Via G. Ventura, 6 – Milano

www.prometeogallery.com

Instagram: driantzeneli


Caption

Driant Zeneli – And Then I Found some Meteorites in My Room – video installation 22’00” min, live streaming of ISS and sound performance by DJ  – Courtesy Prometeo gallery di Ida Pisani, Milan Lucca

Driant Zeneli – 2017, Full HD Video, color, audio, one channel, 13’41”, MAM Foundation Tirane & Prometeo gallery di Ida Pisani, Milan Lucca – Courtesy Prometeo gallery di Ida Pisani, Milan Lucca

Driant Zeneli – beneath a surface there’s just another surface – curated by Martina Angelotti – exhibition view prometeo gallery, Milan, 2018 – Courtesy Prometeo gallery di Ida Pisani, Milan Lucca



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