Domani qui oggi // 10 giovani talenti in mostra a Palazzo delle Esposizioni

Domani qui oggi è il titolo della mostra collettiva che presenta le opere dei vincitori del Premio AccadeMibact, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Il Premio ha portato alla selezione di dieci giovani talenti under 28, studenti o ex studenti delle Accademie di Belle Arti italiane.
Il progetto espositivo, curato da Ilaria Gianni, si svolge in concomitanza con la Quadriennale di Roma 2020, all’interno della sala fontana di Palazzo delle Esposizioni.
Percorrendo la mostra ci accorgiamo di come ogni artista abbia ragionato sull’attualità spostando di volta in volta l’attenzione su tematiche diverse ma collegate da un’urgenza collettiva che appartiene al nostro tempo. L’esigenza, prima di tutto, di abbattere i confini tradizionali di uno spazio – che è sia lo spazio reale sia quello della rappresentazione – attraverso gesti ripetitivi, ingrandimenti monumentali, sovrapposizioni e continui rimandi ad ambienti esterni, lontani, evocati, vissuti o anche solo immaginati.
Come scrive Ilaria Gianni nel testo che accompagna la mostra, gli artisti rivelano “territori inesplorati dove non esistono rette vie, tracciando strade verso nuovi mondi in cui diventa possibile intraprendere un viaggio alla ricerca di ciò che è stato, ciò che è, ciò che sarà”.
All’entrata siamo accolti dalle grandi pitture di Alice Visentin (Cirié, 1993), dove la quotidianità è messa sotto una lente di ingrandimento e l’artista ci rende partecipi degli spazi delle relazioni di tutti i giorni, dilatandone i confini in una parata di persone che abbracciano lo spazio e dunque lo spettatore.
L’opera di Lorenzo Lunghi (Crema, 1993) è una installazione composita fatta di gargoyle e frasi spezzate riprodotte su pannelli led che avvolgono il perimetro della fontana. Lo scenario di riferimento è quello delle fake news, di una contemporaneità costantemente in bilico tra realtà e finzione. Un’iconografia di sacralità e preghiere che cadono in pezzi appena iniziamo a crederci. Parole e simboli vengono utilizzati dagli artisti per creare spazi ambigui, di difficile identificazione.
È il caso dell’opera di Alessandro Fogo (Thiene, 1992), dal titolo In principio fu la cicogna che perì nel calore degli astri celesti nel tentativo di portare il piccolo di Dio nell’altissimo, nella quale l’artista arriva a immaginare un mito narrato attraverso la pittura.
Giulia Poppi (Modena, 1992) evoca uno spazio per certi versi impossibile attraverso una piccola porta passagatto della quale percepiamo la presenza grazie a un rumore sottile, quasi impercettibile, che ridisegna per pochi attimi l’identità dello spazio espositivo, la sua funzione.
Anche il lavoro di Luisa Turuani (Milano, 1992) interroga lo spazio attraverso uno slittamento costante e ripetuto tra reale e virtuale, ed è proprio in questo passaggio che le forme della rappresentazione dialogano con quelle a terra davanti a noi: pezzi di gesso che fungono da materiale da disegno e di fatto spariscono dalla forma alla quale appartengono, quella delle sculture appunto, generando due spazi paralleli modificati per addizione e sottrazione.



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Un altro tipo di spostamento è quello messo in atto da Jacopo Martinotti (Milano,1995), il quale proietta all’interno dello spazio un video realizzato al di fuori, avente come soggetto l’ombra-danza di stampo fascista proiettata sul muro dell’Altare della Patria. Questionando il concetto stesso di “monumentalità”, Martinotti trasferisce in una dimensione estetica quanto effimera ciò che il più delle volte vuole essere taciuto come un passato scomodo, un trauma di cui liberarsi.
Anche Alessia Lastella (Trani, 1996) realizza un’operazione complessa che porta lo spettatore al di fuori della sala espositiva, in un percorso che mette in relazione gli spazi naturali della città con lo spazio urbano.
Muovendo i nostri passi all’interno della mostra siamo più volte trascinati altrove dagli artisti che catalizzano la nostra attenzione su elementi familiari quanto stranianti: nell’opera di Francesco Alberico (Pescara, 1996), Una questione di fiducia, troviamo una scultura di un cane realizzata in bioplastica, che l’artista intende come una sorta di autoritratto; in Battaglia di cuscini, di Roberta Folliero (Roma, 1993), incontriamo due unità robotiche messe in relazione – attraverso un gesto ripetitivo che mima appunto una battaglia di cuscini – con lo spazio espositivo, richiamando subito l’attenzione dello spettatore attraverso una gestualità familiare, legata all’infanzia, al gioco. La nostalgia cede subito il passo a un senso di smarrimento, a un vuoto di memoria dovuto al nostro empatizzare con un movimento meccanico, un gioco dal quale l’umano resta in pratica escluso.
Infine, una performance di Marco Vitale (Brindisi, 1992) che consiste nella lettura di un poemetto – La Libellula di Amelia Rosselli – da parte di due ragazzi dislessici. L’artista utilizza la parola liberandola e liberandoci dalle convenzioni e dalle convinzioni e interrogando tutti noi sull’evoluzione della percezione visiva, del nostro modo di guardare il mondo.

Domani Qui Oggi è una mostra fortemente ancorata al tempo che viviamo, alle incertezze che caratterizzano la nostra attualità, a un bisogno viscerale di immaginare e ridisegnare il futuro. Particolarmente interessante è vedere come, all’interno di uno spazio istituzionale come Palazzo delle Esposizioni, possa trovare felicemente posto una mostra di giovani artisti, dando loro l’opportunità di confrontarsi con un contesto di più ampio respiro, in una città che non è avvezza a questo genere di operazioni.

Alessandra Cecchini


Domani Qui Oggi

a cura di Ilaria Gianni

30 ottobre 2020 – 6 gennaio 2021

Palazzo delle Esposizioni, Sala fontana – Via Nazionale, 194 – Roma

www.palazzoesposizioni.it


Caption

Domani Qui Oggi – Installation view, Palazzo delle Esposizioni, Sala fontana, Roma, 2020 – Courtesy Palazzo delle Esposizioni

Marco Vitale, La libellula, 2020 – Gesso su vernice, 300 x 300 cm, performance, durata variabili – Courtesy Palazzo delle Esposizioni, ph Paolo Darra

Giulia Poppi, Passagatto, 2020 – Cartongesso, gattaiola e motorino temporizzato, dimensioni ambientali – Courtesy Palazzo delle Esposizioni, ph Paolo Darra

Lorenzo Lunghi, I Sensibili, 2020 – Ceramica raku, alluminio, pannelli LED, Raspberry Pi, dimensioni variabili – Testo del racconto scritto da Elia Fidanza e Lorenzo Lunghi – Courtesy Palazzo delle Esposizioni, ph Paolo Darra

Domani Qui Oggi – Installation view, Palazzo delle Esposizioni, Sala fontana, Roma, 2020 – Courtesy Palazzo delle Esposizioni