Customize Reality, il progetto concepito da Marco Casella per le vetrine di Tripla, si ispira a un fenomeno oggi molto diffuso, quello dello stoccaggio di immagini per utilizzi pubblicitari o personali: immagini fotografiche sofisticate e di alta qualità ma al tempo stesso stereotipate, fredde e anonime che tuttavia oggi invadono l’immaginario collettivo e lo ridefiniscono. L’atteggiamento di Casella nei riguardi di queste istanze è omologo a quello di molti artisti della Pop Art, che assumevano freddamente icone e visioni dal grande repertorio della comunicazione di massa senza intenti critici, ma col solo intento di prendere una più profonda coscienza del mondo che li circondava. Allo stesso modo, l’appropriazionismo di Casella non tradisce alcuna denuncia e pare anzi assecondare le logiche di questa nuova codifica anti-autoriale dell’immaginario: l’acquisizione di un’immagine per usi pubblici o privati è infatti il fulcro della stock photography, che porta la logica del ready-made su un piano funzionale e contribuisce a rendere sempre più desueta la vecchia convenzione dell’originalità creativa.

Marco Casella

Customize Reality, 2017 – veduta dell’installazione – courtesy Tripla

Una perfetta convergenza tra una componente concettuale e una componente “retinica”, dunque, due modalità dell’opera che ai tempi di Duchamp erano ancora concepite come separate e inconciliabili, oggi trovano invece infiniti e fruttuosi modi di dialogo e di coniugazione. L’operazione di Casella accresce esponenzialmente la dinamica duchampiana del prelievo del “già fatto” adottando, potremmo dire, “il ready-made come ready-made”, rettificando però ogni immagine con interventi minimi, concepiti come marcatori di una trasfigurazione estetica: così, la visione fin troppo patetica e scontata di un tramonto in uno smartphone si deforma fino a diventare una bolla che esonda dallo schermo e la ricettività di pannelli solari piantati su un prato verde viene inficiata da una nebbia artificiale che restituisce atmosfera a quel paesaggio così algido e artificiale. La conversione materiale di quelle immagini digitali non si limita infatti alla semplice stampa, assumendo piuttosto un adagiamento ambientale, piegandosi sugli angoli delle pareti o riparandosi sotto prosaiche pensiline in plastica: espedienti per dare maggiore credibilità alla visione e, al tempo stesso, segnali di quanto sempre più sottile e labile stia diventando il confine tra realtà e virtualità.

Marco Casella

Customize Reality, 2017 – veduta dell’installazione – courtesy Tripla

Sono, del resto, le vetrine stesse di Tripla, quasi in una simulazione analogica della visione a schermo, a giocare sull’ambiguità di questo confine, innestatesi nel tessuto urbano a rendere sempre più evanescenti le barriere tra contesto dell’arte e contesto quotidiano. A sospendere l’effetto di confusione tra reale e virtuale interviene però, nella proposta di Casella, un totem, un piccolo simulacro che, come per i protagonisti di Inception, il film di Christopher Nolan, ci aiuta a non perdere il contatto con il reale: si tratta di un ironico ritratto di Charles O’Rear, il fotografo americano autore del famosissimo sfondo di Windows XP noto come Bliss, che viene “shakerato” dalla vibrazione di una smerigliatrice accesa. Quella che, inizialmente, poteva dunque apparire come la passiva resa a una vita immaginativa asettica e stereotipata si rivela essere, invece, un tentativo di allontanarsi, o quantomeno di tenere a distanza quel paradigma, decostruendolo dall’interno.

Pasquale Fameli

MARCO CASELLA

CUSTOMIZE REALITY

5 aprile – 19 aprile 2017

TRIPLA – via dell’Indipendenza 71/F – Bologna

www.spaziotripla.com

Immagine di copertina: Customize Reality, 2017 – veduta dell’installazione – courtesy Tripla

 

Pasquale Fameli

Pasquale Fameli (1986) è dottorando in Arti visive performative e mediali presso l’Università di Bologna, dove si è laureato con lode. Collabora al corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea presso il medesimo ateneo, dedicando particolare attenzione alle esperienze extra-pittoriche del secondo Novecento. Nel 2013 ha pubblicato un libro dal titolo Il corpo risonante. Vocalità e gestualità nel Novecento, incentrato sulle esperienze sonoro-performative dal Futurismo a oggi. Attualmente i suoi interessi di ricerca vertono sulle poetiche concettuali e antiform di fine anni Sessanta.