L’esplorazione diventa un “luogo” di ricerca e di scoperta, anche del sé, un rito di passaggio in cui il corpo si fa mediatore tra noi e il mondo, tra noi e la Natura, un viaggio ai confini più remoti che conserva quel suo potere trasformativo, incarnando perfettamente il progetto antropoietico dell’uomo.

In questo contesto si colloca Cronache Selvatiche, di Daniele Girardi, un diario visivo che si sviluppa intorno e dentro la Natura che occupa gli spazi della galleria Otto Zoo, restituendone quella sua primitiva forma, composta da elementi semplici e irregolari.

Un’installazione costituita da un ponte di legno, recuperato da scarti di lavorazione, si fa oggetto della rappresentazione mostrando tutta la sua natura, grezza, informe e arcaica, priva di alcun intervento estetico. Assume il ruolo di collegamento ideale e fisico tra l’uomo e la natura, diventa il centro del racconto su cui si inseriscono le tracce di quel vagare solitario, come memoria fatta di vuoti e di pieni, di frammenti, come Unknown, un pezzo di legno e Block Notes, un piccolo blocco consumato o ancora di materiali di ferro e gesso che modellano la scultorea testa di un animale, come in North Way.

Daniele Girardi

Sketch wild book N°3/017, 2017 – wood, mixed media on moleskine, 130×100 cm – courtesy Otto Zoo.

L’artista veronese, con esperienze di residenze internazionali, è un wanderer contemporaneo, in quella sua accezione tutta ottocentesca. È un viandante per cui il viaggio diventa bisogno ed esigenza spirituale ma soprattutto fisica, un’urgenza necessaria in grado di cogliere l’essenza dell’uomo, attraverso il potere sacrificale di quel rituale dell’isolamento e della privazione, che trova una sua forma nel racconto, che si snoda, tra il ricordo e le reliquie di quel percorso nella natura aspra e incontaminata.

Sfida i paesaggi selvaggi e inospitali, dall’Italia al Nord Europa, fino all’America, con quella sua pratica del camminare, erede di quella poetica che ha caratterizzato artisti come Richard Long, che, durante i suoi pellegrinaggi nei boschi, raccoglieva il materiale per costituire percorsi visivi inusuali. La natura implode e irrompe, anche violenta, sulla condizione umana e sull’esperienza quotidiana che se ne fa e diventa una traccia depositata su quel ponte.

Video, fotografie analogiche, disegni, mappe, orme e diari si fanno portatori della memoria come reperti, rovine e ritrovamenti di un passaggio vissuto in quella condizione estrema, memoria, che attraverso la sua pratica artistica, ricostruisce una nuova geografia dei luoghi e degli ambienti della galleria. Ne definisce le forme e le sue angolazioni, con i diari, i Moleskine, Sketch wild book, fogli che si staccano dal loro involucro che conservano i segni del tempo, per perdersi e trasformarsi in sculture di carta, montati su basi di legno, assemblati senza un ordine preciso ma secondo le logiche del caso, anche attraverso le fotografie. The great valley project e la serie North Way insieme a Oltrefiume sono narrazione in bianco e nero dei paesaggi di quella natura ostile e nemica mentre il video Myr, racconta di quel suo camminare, del rumore dei passi sul terreno fangoso e del silenzio, anche.

Daniele Girardi

Myr, 2015 – video mediaplayer, 5’47”, 36,5×21,5 cm, ed.1/10 – courtesy Otto Zoo

Quello di Daniele Girardi è un attraversamento geografico ma anche un viaggio antropologico e naturalistico, che mette in crisi il concetto di confine e di alterità, dove ci si sposta verso un luogo fisico, reale, esterno alla abituale dimensione, ma anche verso uno spazio proprio ed interiore in grado di definire nuovi paradigmi.
In una realtà fluida in cui i confini si dilatano, il ponte diventa luogo di congiunzione tra Cultura e Natura, dove quest’ultima vince sull’inadeguatezza umana e dove l’estetica di quell’oggetto primordiale diventa lo spazio, seppur instabile e precario, in cui cercare l’equilibrio delle cose.

Elena Solito

 

DANIELE GIRARDI

CRONACHE SELVATICHE

14 giugno – 15 luglio (sabato su appuntamento)

OTTO ZOO Project Room – via Vigevano, 8 – Milano

www.ottozoo.com

Immagine di copertina: Cronache selvatiche, 2017 – installation view, Milano – courtesy OttoZoo

 

Elena Solito
Ha studiato moda e fotografia. Ha collaborato come contributor con alcune riviste. Studia Beni Culturali all’Università degli Studi di Milano, si occupa di storytelling e collezionismo privato. È interessata alle nuove istanze artistiche che si sviluppano in quelli che sono i “non luoghi” dell’arte.