That’s awesome! Il sincero commento di Katie, giovane studentessa americana, persa nel suo giro per l’Europa. Un cartiglio recante la scritta “Antonius Campus Cremonensis 1564” vicino all’altare e un moderno samovar colmo di profumato tè al gelsomino. Siamo nel cuore di Milano, all’interno della Chiesa di San Paolo Converso. Sconsacrata nel 1808 a seguito di un editto napoleonico, l’architettura religiosa è una grande macchina scenica realizzata da Giulio e Antonio Campi attraverso la quale sono raffigurate e rese fruibili ai fedeli le vicende di San Paolo Apostolo. La struttura, rifacendosi alla meneghina chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, è separata a metà da una parete che divide lo spazio occupato dal grande monolito nero dello studio CLS Architetti dalla vasta sala che oggi ospita Untitled (plot for dialogue). L’installazione, ideata Asad Raza, curata da Alexander May e Michele D’Aurizio e coordinata da Nadine d’Archemont, porta il gioco, lo svago e il confronto all’interno di un’atmosfera che confonde e coinvolge. Protette da un rete, le opere d’arte concedono la superficie centrale a un vero e proprio campo da tennis di dimensioni ridotte. Varcato il grande portale è a tutti consentito liberarsi per pochi minuti dalle fatiche della giornata e dagli impegni lavorativi per rilassarsi e divertirsi in un ambiente accogliente che stimola i rapporti interpersonali.

Asad Raza

Untitled (plot for dialogue), 2017 – exhibition view – courtesy Converso

La mostra, ideata per l’innovativa sede espositiva Converso e fruibile fino al 16 dicembre, supera il successo di pubblico e mediatico proponendo un portato critico di altissimo valore che ben si inserisce nella ricerca estetica dell’artista statunitense classe 1974. Al centro, il tema delle logiche della comunicazione. Il rapporto gerarchico, fondato sull’autorità divina e aperto a un’iterazione non simmetrica fatta di codici imposti, viene sovvertito attraverso un’attività, non agonistica ma ludica, che sembra quasi una preghiera alle origini del cristianesimo. Al rapporto mediato da un’autorità che si pone fra dio e uomo, si sostituisce un’attività dove le persone si mettono in gioco partendo da una situazione di parità che instaura uno scambio dialettico che ha come suo scopo principale l’iterazione e non il risultato. In un paradossale dialogo con la mostra Slight Agitation 3/4: Gelitin, oggi fruibile presso gli spazi della Cisterna della Fondazione Prada, Untitled (plot for dialogue) diventa un momento di riflessione sul potere che mette in evidenza la tesi secondo cui ogni rapporto di forza si fonda su due punti ben precisi: la non messa in gioco degli individui e l’esistenza di un rapporto non paritetico che si basa su un ordine di codici imposti e dogmatici. Il gioco, come l’amore, è un’attività che si sviluppa su delle regole condivise e non su delle leggi imposte dall’alto. Allo stesso modo, l’attività ludica fugge dalle logiche del profitto aprendo un’altra importante chiave di lettura della mostra. In una società dominata dalle dinamiche della concorrenza e del guadagno, un campo da gioco dove non esiste punteggio, diviene metafora ed esempio di tutte quelle attività improduttive che “sperperano” le energie e le risorse umane per un fine etico o libidico. Le dinamiche sociali focalizzate sul lavoro vengo superate attraverso l’unica modalità che oggi può mettere in crisi il sistema, la scelta libera e gratuita, disinteressata. Partendo dal pensiero di Domenico De Masi, possiamo immaginare che solo il lavoro gratuito può attivare quel meccanismo necessario che condurrà alla società del tempo libero.

Asad Raza

Untitled (plot for dialogue), 2017 – exhibition view – courtesy Converso

Fra palline gialle e grandi dipinti cinquecenteschi, nasce un dialogo che riflette sulla natura stessa del concetto di iterazione fra esseri umani, che ci attiva in prima persona esortandoci a raccogliere la racchetta per stare insieme agli altri, per invogliare gli altri al confronto su un piano paritario, senza dogmi ma con qualche rete, con quelle reti che proteggono il passato su cui si basa il nostro futuro, un passato che forse oggi meriterebbe una nuova campagna di restauri. Infondo, donare capitali per la salvaguardia del nostro patrimonio artistico è una scelta per costruire il domani.

Marco Roberto Marelli

 

ASAD RAZA

UNTITLED (PLOT FOR DIALOGUE)

a cura di Alexander May e Michele D’Aurizio e coordinata da Nadine d’Archemont

03 novembre –  16 dicembre 2017

CONVERSO – piazza S. Eufemia – Milano

www.converso.online

Immagine di copertina: Untitled (plot for dialogue), 2017 – exhibition view – courtesy Converso

 

Marco Roberto Marelli

Storico e critico d’arte si laurea in Arti Visive nel 2012 a Bologna. Nato a Monza nel 1986 lavora come autore e curatore indipendente dopo aver collaborato con prestigiose realtà culturali in Italia e all’estero.