In conversazione con Flavio Pacino. Uno sguardo agli ultimi lavori, tra nuove consapevolezze e digitalità.

Flavio Pacino, classe 1993, è un artista attivo su Bologna e Firenze. Si laurea come progettista in design della comunicazione e del prodotto per poi dedicarsi alla ricerca e concedersi nuove prospettive presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Flavio Pacino ed io ci incontriamo ad Adiacenze – spazio bolognese che ospiterà prossimamente la sua mostra – le cui stanze si stanno lentamente riempiendo di aria, legno e resine acriliche. La zona sotterranea dedicata alle esposizioni è quasi pronta e Flavio mi dà alcune anticipazioni: concise e nitide, come la sua visione. Come i software di architettura, dice lui, che permettono all’occhio umano di essere dentro uno spazio e di averne allo stesso tempo una visione da fuori. Superfici iniziali, questo il titolo della mostra, parlerà proprio di solidi fatti di superfici parallele: alcune fisiche e altre ideali che si stratificano insieme in un intimo scambio di volumi.
I lavori pensati per lo spazio sono tre e di impatto diverso, ma non presentati in un geometrico climax ascendente, piuttosto in una ferma e minimale riflessione sul potenziale d’azione che si sprigiona nell’incontro tra spazio e materia.
Parlando di Adiacenze, chiedo a Pacino un’impressione a caldo sulla sua esperienza in questo luogo, una realtà dedita alla sperimentazione e all’indagine sul contemporaneo: “È la prima mostra che sento completamente mia, non solo per le caratteristiche del posto e per il salto di carriera che ne consegue, ma perché è la prima volta che lavoro ad un progetto per uno spazio preciso, definito e di queste dimensioni. La mia ricerca artistica è incentrata sullo spazio e sentire che le sale di Adiacenze erano completamente plasmabili dalle mie mani mi ha dato la libertà di vederle per piani paralleli e di proporre una visione digitale”. In programma da circa un anno, questa è la mostra che ci voleva, racconta Flavio, fresco di un’esperienza all’estero nello studio dell’artista Nuno Sousa Vieira a Leiria, Portogallo dove ha potuto esporre nella project room della Galeria Municipal il lavoro dal titolo Sobre os ventos. Una magnifica esperienza, continua Pacino, che tuttavia si distacca da Superfici iniziali perché per la prima volta sente di avere una gestione pienamente consapevole dei propri lavori. Proprio per questo motivo, mi racconta, ha deciso di abbracciare l’aut aut di Amerigo Mariotti e Daniela Tozzi – i due direttori artistici di Adiacenze – sperimentando e mettendosi in gioco il più possibile per arrivare a far parlare da solo il proprio lavoro. Alla mia domanda, se una sperimentazione a tutti i costi non rischi di diventare invalidante per un giovane artista, Flavio mi risponde con un sorriso “La crisi arriva, ma è funzionale e positiva” e conclude “Se la carriera dell’artista si evolve nella direzione giusta, la mostra ad Adiacenze potrebbe essere l’ultima in cui può sperimentare in totale libertà” perché, aggiunge, “Amerigo e Daniela sono i ragazzi carta bianca”. L’impellente mostra di Pacino sarà accompagnata da un testo del critico Davide Da Pieve con cui l’artista ha un forte legame lavorativo e di amicizia: “Davide aveva già previsto in anticipo la direzione che il mio lavoro avrebbe preso in questa mostra; una nuova consapevolezza per cui la natura, non solo uno dei miei materiali prediletti ma anche la dimensione che più mi si confà nel mondo, ha bisogno dell’artificialità e della mano umana per sopravvivere, per sostenersi. La visione che porto a Superfici iniziali è un salto di duecento anni avanti nel tempo, una riflessione digitale sul mondo naturale; raggiungere una tale consapevolezza, pessimistica e allo stesso tempo razionale, mi ha dato l’energia per continuare a sperimentare in questa direzione”.



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Durante la nostra chiacchierata siamo raggiunti da Costanza Battaglini, giovane artista torinese, che questo ottobre esporrà assieme a Pacino al festival SPAZI 2018, un’iniziativa dedicata ai project space milanesi. A questo punto la conversazione si sposta sulla seconda mostra in cantiere per Flavio: Note di un silenzio, presentato e curato da Porto dell’Arte, un progetto no-profit bolognese guidato da Irene Angenica. E, mentre l’artista ha applicato ad Adiacenze una visione multi-stratificata tesa alla verticalità, quello per SPAZI è un approccio che si dilata in orizzontale sul pavimento della Fabbrica del Vapore di Milano, nella tessitura di una trama tra gli elementi lignei che caratterizzano la sua poetica e quelli floreali di Battaglini. Entrambi gli artisti difatti lavorano sull’indagine dello spazio e in particolare sul tema dell’ombra e della sua solidificazione; rintracciabile nei primi lavori di Flavio ed esplorato con l’uso di vari medium in quelli di Costanza. “Stiamo cercando di orchestrare un dialogo tra le opere, tenendo ben separate le nostre identità, una sfida interessante” riflette Flavio che parla dell’installazione Note di un silenzio come di una coesistenza di diversi tempi naturali solidificati in forma scultorea e continua: “È un lavoro nuovo, che si sposa perfettamente con la natura iper-sperimentale di Porto dell’Arte, che pur separandosi dal corridoio (lo spazio espositivo è costituito dal corridoio dell’abitazione privata di Angenica, N.d.R.) continua a portare boccate d’aria fresca sulla scena indipendente”.
Sul tema degli spazi indipendenti, e in particolare degli artist-run space bolognesi, è interessante spendere qualche parola in più, per tanto mi domando quale sia l’opinione di Flavio a riguardo: “Sono un modo digitale di intendere lo spazio, un’idea che mi piace moltissimo. Realtà di questo genere permettono agli artisti di mostrare i lavori prodotti e di sviluppare un discorso artistico che si arricchisce continuamente grazie alle collaborazioni e agli scambi con altri colleghi che vengono invitati a contribuire alla ricerca”. Tuttavia, riflette Pacino, accade spesso di imbattersi in lavori acerbi e non del tutto a fuoco, fenomeno che lo porta a rivalutare i lunghi tempi imposti dalle gallerie come necessari per entrare propriamente nel mondo dell’arte e conclude auspicando la nascita di un maggior numero di project space gestiti da attori altri della scena come critici e curatori.
Incamminandoci verso la fine della nostra conversazione, domando a Flavio quali siano i suoi progetti per il futuro: “Un momento di pausa per lavorare alla mia ricerca. Sono uno scrittore prolifero e ho una produzione piuttosto consistente di testi sul tema dello spazio e della geometria”. Poi, indicando i suoi occhi, continua “devo fare i conti con l’organo della vista, devo produrre lavori che si vedano. Se penso al futuro non escludo il cinema come una possibile strada da percorrere perché ha il potere di farti immedesimare e di sconvolgerti con emozioni forti; una dimensione che spesso nell’arte ho sentito carente. Mi piacerebbe incanalare la mia scrittura nel linguaggio cinematografico, sono un sognatore.” “O forse uno sceneggiatore in erba”, concludo.

Martina Aiazzi Mancini


www.flaviopacino.com

Instagram: flaviopacino


Superfici iniziali

a cura di Adiacenze

testo critico di Davide Da Pieve

22 settembre – 3 novembre 2018

www.adiacenze.it


Note di un silenzio

a cura di Porto dell’Arte

in occasione di SPAZI 2018 – il festival dei project space milnaesi

Sala delle Colonne (Fabbrica del Vapore) – Via Giulio Cesare Procaccini, 4 – Milano

www.spazi.info


Caption

Flavio Pacino, 2018 – Courtesy l’artista

Flavio Pacino, Sobre os ventos, 2018 – 7 elements, wood, acrylic resins, watercolors and sand, space dimensions, Galeria Municipal, Leiria, Portogallo – Courtesy l’artista

Flavio Pacino, Sull’adattabilità 03 (disabitare), 2017 – Adaptable modular sculpture, wood and acrylic resins, 21 meters distributed in three rooms, Firenze – Courtesy l’artista



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