CLUB TO CLUB 2019 – LA LUCE AL BUIO – SEASON 2

Grandi bulbi oculari ci guardano, vagamente orwelliani: gli occhi sono stati i protagonisti dei visual della diciannovesima edizione di Club To Club a Torino, frammentati, distorti, reali, dal live di Holly Herndon a quello dei Chromatics fino al djset di Skee Mask – non solo il pubblico osservava quello che stava accadendo, era lo stesso show a guardare la sala.
Rimanendo in tema visual è impossibile non parlare, fin da subito, della maestria e attualità del fare di Weirdcore, visual artist di Aphex Twin, nonché autore della campagna grafica del festival che, quest’anno, ha incorporato anche delle piccole figurine in cartoncino, sul cui retro si potevano ottenere informazioni sugli artisti/giocatori/ospiti. Un Festival, C2C, sempre attento ai dettagli e alla condivisione.

Occorre subito citare il nuovo direttore di produzione Vittorio Della Casa, di Delamaison Production: ha lavorato, in passato, con geni come Massive Attack e Daft Punk e ha “rivisto”, per C2C 2019, i palchi e curato le luci degli ambienti insieme al light designer di Queen e Depeche Mode, come ricordato da Sergio Ricciardone, art director del festival, in una recente intervista su La Stampa.
Il secondo capitolo di “ la luce al buio” è un evento speciale, a cavallo tra la passata edizione, esplosiva, che vedeva un nome trainante e clamoroso come quello di Aphex Twin, e la futura, quella che, in occasione del ventennale, trasformerà il nome della manifestazione in C20C. Il festival torinese si ritrova a raccontare, con fierezza, un ventennio di storia culturale e musicale che ha visto alternarsi, nel capoluogo piemontese, ma non solo (ricordiamo anche i plurimi appuntamenti nella vicina Milano), numerosi artisti dai differenti background musicali (live, performance, djset). Club To Club non è, erroneamente, come molti pensano, un festival di sola musica elettronica ma molto di più, è un incontro che scardina e supera i generi per confrontare, riflettere, approfondire le variegate declinazioni musicali. Club To Club è, a tutti gli effetti, uno specchio per l’avanguardia; dall’elettronica all’avant-pop e ancora di più.

Anche quest’anno, il festival è stato in grado di proporre non soltanto una rosa interessante e preziosa di ospiti ma anche la possibilità di ballare e ascoltare musica in diverse location della città, quali: OGR – Officine Grandi Riparazioni, Lingotto Fiere, La Centrale – Nuvola Lavazza, Porta Palazzo e la Reggia di Venaria.

Di non ultima importanza il programma di Symposium, il vero dietro le quinte del festival, che ha affrontato tematiche di estrema importanza come cambiamento climatico, sostenibilità, music business, i 30 anni di un’etichetta imprescindibile come la WARP, il futuro della figura del promoter e incontri importanti, con ospiti del panorama musicale arrivati da tutto il mondo. Club To Club vuole essere un festival ampiamente internazionale: oltre alle plurime nazionalità degli artisti invitati – dal marocchino ISSAM, al palestinese SAMA’, al keniota Slikback ai giapponesi Yoshio Ojima & Satsuki Shibano – occorre sottolineare l’importante percentuale di pubblico che proviene dall’estero, ogni anno in continua crescita.

Il festival si è svolto sotto l’insegna dell’interculturalità e dei numeri, come dimostrano i dati: più di 50 show, 16 esclusive, 11 debutti italiani e quasi 100 artisti provenienti da 5 continenti e oltre 30.000 partecipanti da 45 nazioni di tutto il mondo. Non solo statistiche, tralasciando il nome trainante di Aphex Twin, la scelta artistica è stata ottima e diversificata, tanti gli artisti che si sono esibiti producendo momenti irripetibili: Slowthai, Spencer D, Holly Herndon, Spiritual Sauna, Visibile Cloaks, Yoshio Ojima & Satsuki Shibano, Jackie – Hundebiss, Mormor, Mana, 72-Hour Post Fight, James Blake, Let’s Eat Grandma, Battles, Flume, Rap, Skee Mask, Weirddcore, Black Midi, Slikback, Haunter Records, Spime,Im, Nivhek, Desire, Blinky, Chromatics, Nu Guinea, Kelsey Lu, Helado Negro, The Comet Is Coming, Floating Points, Issam, Romy, Sophie, Sama’, il ritorno di Kode9, Stump Valley, Napoli Segreta.



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Il festival è partito con una folla in delirio per Tyron Kaymone Frampton (1994), in arte Slowthai, rapper britannico di Northampton, vecchio centro industriale a 100 km da Londra dove brughiere e case popolari si alternano a suon di speranze speso disattese. Slowthai ha grinta e carattere giusti per essere amato da outsider e ribelli, basti pensare che alcune location del suo tour sono state scelte dai fan tra luoghi non propriamente classici, come pub e club per lavoratori.
Basta osservare le foto del live sui social, super curati, del festival per capire cosa ci si è persi, un incontro corpo a corpo, tra sudore e urla, con una delle voci più interessanti del panorama internazionale.

Di alta qualità è stato anche l’attesissimo live dell’americana Holly Herndon. Proto è un lavoro complesso, difficile, corale, che interroga il rapporto tra umano e intelligenza artificiale, che arriva dopo importanti opere come Movement e Platform. La Herndon ha voluto dimostrare come tutta l’argomentazione attorno alla tecnologia è “sbagliata”, non per forza quest’ultima dev’essere etichettata come disumanizzante; così, attraverso Spawn, letteralmente “prole”, un prototipo d’intelligenza artificiale, le voci sono state riconosciute, rielaborate e interpretate senza che gli elementi umano venissero sostituiti. Molti i riferimenti e le ombre in questa pluralità: dalla tradizione corale dell’Arca Sacra tipica del New England, alle reminiscenze di Laurie Anderson, ai goticismi elettronici – la Herndon, grazie all’apparato visivo potente, tramite ricostruzioni grafiche e video ai confini della realtà, riesce ad amplificare questa sua forza dicotomica sospesa tra tradizione e futuro, tra passato ed estrema lungimiranza, dove suono e visone sono incerti come il destino dell’uomo. Per citarla, potremmo dire che dopo questo live: “tutti i nostri sogni le appartengono”, come nel testo di Eternal.

Il festival ha proposto nomi di rilievo, tra gli highlight sicuramente il live di James Blake, sospeso tra dramma romantico ed elettronica noir grazie alla voce inconfondibile dell’artista inglese, una tonalità gentile, soave, leggera ed elegante in grado di tessere storie magnetiche; l’atmosfera molto calda creata, attraverso un cross-over di generi, dal dj e produttore australiano Flume – sul finale, tra le note di un remix di You And Me dei Disclosure, la folla è letteralmente impazzita; intenso e imperdibile anche il djset del giovane produttore tedesco Brian Müller, in arte Skee Mask, accompagnato dal visual ipnotico e trascendentale di Weirdcore, una combo difficile da dimenticare proprio mentre la notte sta per cedere il passo all’alba.

Vellutati, eleganti al limite del sogno, con un’attenzione smodata per l’immagine, dal richiamo decisamente cinematografico, i Chromatics – da Portland – capitanati dall’iconica Ruth Radelet – un misto tra Nico dei Velvet Underground e Brigitte Bardot – ci hanno accompagnato tra brani di successo elevando la musica a un olimpo soft caramellato, con un finale sognante e cult: Oh girls, just wanna have fun. Tra i live più riusciti: Battles e The Comet is Coming, due band, una storica l’altra freschissima e super promettente, entrambe in grado di farti capire le potenzialità del suono e dell’atto stesso del suonare, del suo trascendere, e confondere. Da capogiro anche l’esibizione di Sam Shepherd, aka Floating Points, che si riconferma un maestro dell’elettronica pura, il tutto rafforzato da un visual in grado di interpretare fedelmente le onde sonore nel suo inarrestabile comporre, fluidi azzurri incontenibili e rapidissimi nel loro evolversi.

Tra gli highlight made in Italy, un super plauso al duo in arrestabile ascesa Nu Guinea che si riconferma cultore della musica popolare e tradizionale napoletana, in grado di portarla a un ascolto internazionale ibridandola con pezzi storici, come, per esempio, quelli di Yello (Bostich). Nu Guinea, dopo il djset negli immensi spazi del Lingotto, ha accompagnato come guest i supersonici partenopei Napoli Segreta nella multietnica location di Porta Palazzo, una combo che ha permesso al pubblico di ascoltare brani come Feeling Alright di Renato Ferraro. DjSet che fanno la differenza e che fanno capire come ritornare a ballare la domenica pomeriggio possa essere un atto di condivisione sociale più che mai necessario.

La Reggia di Veneria ha chiuso in bellezza con Stump Valley – presenti anche loro a Porta Palazzo – e con Sophie, artista che aveva tutti stregato con un djset formidabile al Lingotto, la sera precedente, e che ha riportato il suono a pura esperienza sensoriale, luci laser in una completa oscurità come lame su ghiaccio, una femme fatale che ha tratteggiato i capitoli finali di questo secondo episodio di la luce al buio.

Federica Fiumelli


Club To Club Festival 2019

La luce al buio: Season 2

30 ottobre – 03 novembre 2019

Torino

www.clubtoclub.it

Instagram: clubtoclub


Caption

Flume, Club To Club 2019, Torino – Courtesy Club To Club, ph. Ilaria Ieie

Porta Palazzo, Club To Club, 2019, Torino – Courtesy Club To Club, ph. Andrea Macchia

Floating Points, Club To Club 2019, Torino – Courtesy Club To Club, ph. Stefano Mattea

Holly Herndon, Club To Club 2019, OGR, Torino – Courtesy Club To Club, ph. Luigi De Palma



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