CIANG is changing! Si muove, corre e spacca!

Dalla fusione dei nomi dei fondatori – Francesca Colombara (Cianci) e Matteo Dang Minh – nasce CIANG; lo stesso marchio è un face morph tra i loro volti. Sorto nel 2019 come etichetta indipendente di fanzine, fumetti e libri illustrati, nel 2021 CIANG diventa anche studio di animazione 2d realizzando video, motion graphics e cortometraggi sperimentali. Francesca è fumettista e animatrice, e la sua graphic novel Panic! è già stata pubblicata in tre lingue. Matteo è illustratore e animatore.


Il lavoro di CIANG mi ha subito colpito. Dopo avervi conosciuto dal vivo e capito meglio, il progetto mi affascina ancora di più! È molto interessante osservare come le opere di Francesca e quelle di Matteo mantengano le rispettive individualità; anche se si amalgamano, in CIANG qua e là se ne riconoscono le mani. Molto probabilmente vi contaminate reciprocamente anche nei lavori personali, è così? Quanto è importante l’aspetto collaborativo nelle vostre produzioni – di Francesca, di Matteo e di CIANG – e in quelle con esterni?

CIANG – All’interno del duo la collaborazione è fondamentale e come hai ben notato non è una cosa che avviene solo in CIANG ma anche nei progetti che portiamo avanti singolarmente. Essendo noi, nel lavoro e nella vita, una coppia che vive a stretto contatto, ci confrontiamo sempre l’uno con l’altra, portando così i nostri progetti a un livello superiore, soprattutto per quanto riguarda l’animazione, che di per sé è un lavoro di squadra. I nostri stili sono molto vicini ma con leggere differenze che un occhio attento può rilevare. Questo perché abbiamo modellato le nostre figure ispirandoci a vicenda e guardando le stesse cose. Entrambi amiamo la linea nervosa, i personaggi mostruosi e i peli. Questi ultimi sono diventati un tratto distintivo comune a tutti e due ma per quel che riguarda i soggetti le differenze sono più marcate. Mettendo in scena più personaggi, Matteo tratta spesso situazioni realistiche, dove il singolo si contrappone al sistema. I lavori di Francesca sono più introspettivi, con un unico personaggio, o al massimo due, che parla di sé e del suo mondo interiore. Il che rende i prodotti di CIANG dinamici ma bene equilibrati nelle tematiche e nello stile, conservando i reciproci gusti personali che si complementano piuttosto che cozzare.

Fino a oggi ci è capitato poche volte di lavorare con altri artisti ma quando è successo è stato bello. Amiamo molto le opere dove stili diversi si mischiano, disegnate a più mani a mo’ di Cadavere squisito. Ad esempio, per realizzare il nostro ultimo video Guazzabuglio (settembre 2021), abbiamo coinvolto tre amici artisti: BBraio, Júlia Ventura Bruguera e Rullampo, animatori e illustratori multitalento, che spaziano dal disegno al fumetto, dall’animazione alla produzione musicale. Viviamo tutti in città diverse – Verbania, Bologna e Milano – ma pur lavorando a distanza ci siamo divertiti molto, sfornando un prodotto che è andato ben oltre le iniziali aspettative.

Fermo restando che possedete una matrice personale, a chi vi siete ispirati nella maturazione del vostro gusto? Conoscete Mind Game di Masaaki Yuasa? Per quanto distante, alcune deformazioni e metamorfosi del film mi ricordano CIANG. Poi, i mitici Beavis and Butt-Head di Mike Judge e Shin-chan di Yoshito sicuramente li avete visti; oppure sono io che cerco collegamenti a vuoto.

CIANG – Ci piace molto il lavoro di Masaaki Yuasa ma per noi non rappresenta un’ispirazione diretta. Rispetto alla classica estetica anime e manga presenta indiscutibilmente una più spiccata propensione per il deforme e per la distorsione prospettica, che ce lo rende più vicino. Beavis and Butt-Head e l’animazione americana alla Adult Swim e MTV ci interessano. Apprezziamo ugualmente molti animatori contemporanei, tra cui Amanda Bonaiuto, Sarina Nihei, Cheng-Hsu Chung e Max Litvinov, i cui video sono decisamente sperimentali. L’animazione est europea resta comunque per noi il riferimento fondamentale, in particolare i lavori di Priit Pärn: uno dei più famosi cartoonist estoni. Sono caratterizzati da atmosfere marce e malate, situazioni assurde e grottesche, disegni irregolari e brutti, almeno secondo i canoni tradizionali ma estremamente intriganti per noi. Pärn si rivolge a un pubblico decisamente adulto e anche lui disegna peli ovunque. Siamo affascinati dall’anticonvenzionale e dall’underground, che scardinano regole e stereotipi, e non dalle linee dolci e pulite della produzione mainstream. Raramente i peli vi vengono disegnati, soprattutto nelle figure femminili, perché vanno contro gli standard estetici vigenti. Noi invece amiamo errori e imperfezioni: crediamo rappresentino qualcosa di vivo; è così che peli, deformità e tremolio dei contorni sono divenuti elementi preminenti nei nostri fumetti e video.

Francesca – Negli anni il mio stile si è evoluto, soprattutto passando al disegno digitale. È stato principalmente il lavoro di Teo a esercitare un ascendente sul mio, ma non credo di essere davvero cosciente di tutte le influenze che ho subito. Volendo approfondire la questione relativa all’illustrazione mainstream e ai cosiddetti “errori”, sarò un po’ drastica. Dal mio punto di vista il brutto, l’anomalo e lo stravagante risultano di gran lunga più interessanti rispetto a ciò che tradizionalmente è stato (ed è) inteso come armonioso. Il bello ha portato a un livello di saturazione tale che ci siamo davvero rotti! Il brutto possiede maggior carattere e sicuramente ha molto più da dire. Sono convinta che la messa in discussione dei modelli – per esempio attraverso la celebrazione di peli, espressioni grottesche e deformazioni – sia molto stimolante, permettendo tra l’altro di veicolare un importante messaggio. Il bello è soggettivo e i canoni dovrebbero essere qualcosa su cui poter ironizzare, una linea di confine attraversabile e contestabile. Amo non prendermi troppo sul serio e attraverso i miei personaggi strani e mostruosi mi risulta molto più semplice farlo. Anche anni fa, quando volevo dedicarmi all’illustrazione per l’infanzia e lavoravo con acrilico su legno, i miei soggetti erano piuttosto strani e intagliavo su legno streghe alte più di un metro, tra le altre cose. È sempre stato il mio modo di lavorare e vedere le cose, certamente l’unico che sono in grado di fare bene.

Matteo – Da adolescente ero un grande fan di manga e anime e fino agli anni dell’accademia disegnavo sempre in quello stile. Poi, nel 2017, durante la ricerca per il mio corto di laurea Homarus, mi colpì un video di Sander Joon intitolato Velodrool: per me fu una rivelazione. Appare abbozzato e dal sapore fortemente infantile, perciò ho voluto approfondirne lo stile e studiare il lavoro di artisti simili. Se si arriva ad apprezzare un tratto così espressivo e particolare, non credo si possa più guardare l’animazione tradizionale con gli stessi occhi.

Vedo ricorrere alcuni colori nei vostri progetti, che li contraddistinguono in modo davvero marcato, mi riferisco, per esempio, alla pelle e al giallo-ocra. Toni pastello che accostati a blu e rosso hanno risvolti quasi psichedelici, nel caso di Francesca. Alcune tinte le ritrovo in ciò che fa Matteo, anche se lui utilizza pure il rosa (adoro). Questi accordi cromatici giocano un ruolo fondamentale nella riconoscibilità delle opere di entrambi. È qualcosa che si deve alla pratica digitale e al conseguente uso di campiture piatte o fareste lo stesso colorando a mano?

Matteo – È da pochi anni che coloro in digitale. Prima utilizzavo solo bianco e nero ma da Francesca ho apprezzato l’uso dei colori e ora mi trovo bene a lavorare con tinte acide e contrasti quali verde e rosa, declinati in varie tonalità. Entrambi investiamo molto tempo nello sperimentare le cromie più d’impatto per esaltare al massimo i tratti del disegno. L’aspetto cromatico costituisce oggi una parte importante della nostra estetica, dal sapore acido e marcio. Certe volte penso alle palette anche quando sto per addormentarmi.

Francesca – L’illustrazione digitale mi ha dato una mano a sviluppare la sensibilità nell’uso dei colori. Quando dipingevo con gli acrilici coloravo le cose in modo più naturalistico: gli alberi marroni e verdi, i sassi grigi, il cielo azzurro e noia. Usando il computer è molto più semplice ribaltare le cose e sperimentare e così sono arrivata a utilizzare le mie palette attuali.

Nelle vostre animazioni l’aspetto narrativo svolge un ruolo fondamentale accanto a disegni e sound design. La loro assurdità innesca, a volte, una scia di pensieri e riflessioni. Non si tratta di video “solo” belli ma dai contenuti stimolanti. Ognuno ha i suoi metodi e mi piacerebbe approfondire come costruite le vostre storie. Accettereste di illustrare soggetti scritti da qualcun altro?

Matteo – Le mie storie partono sempre da uno schizzo. Di solito inizio a disegnare e poi arrivano le prime idee, i collegamenti e le associazioni. A livello narrativo mi stuzzica creare situazioni buffe e allo stesso tempo inquietanti e, quando mi capita di animare soggetti non miei, cerco di adattarli al mio stile: come è successo nel video Chicken Man, realizzato per @threepanelcrimes. Tendo comunque a rimanere più “visivo” rispetto a Francesca e i miei video di rado includono testo.

Francesca – Anche rispetto alle storie, l’ispirazione non è mai univoca e mi arriva da più parti: a volte è un’immagine ad attrarmi, altre una frase, ma per lo più si tratta di suggestioni inconsce. Quando scrivo mi capita di ascoltare musica; il ritmo del racconto che si costruisce si accompagna così al sound in sottofondo che inevitabilmente mi suggestiona. La narrazione è molto importante per me: voglio che la parola strida accostata al disegno e generi una dissonanza che renda l’insieme più intrigante. Mi sembra un contrasto evidente nei miei fumetti, spesso pieni di parolacce. Per esempio in Panic! – la mia prima graphic novel – attraverso il connubio di testo e immagini viene sviscerata l’ansia da isolamento, dando vita a un fumetto decisamente introspettivo. Nella piccola autoproduzione Odio disegnare, invece, volevo associare ai disegni brutti e storti poche frasi dal tono poetico.

Die sneylandia è pazzesco! Avete pensato a una versione animata del soggetto?

CIANG – Grazie mille! Die sneylandia è il primo progetto realizzato sotto l’etichetta CIANG. Scritto da Francesca e illustrato da Matteo, proprio quel lavoro ci ha spinto a creare un’identità ben definita per il nostro duo creativo. È successo nel 2019, quando vivevamo a Bologna. Abbiamo già vagliato la possibilità di animare il soggetto. Potrebbe effettivamente venirne fuori un cortometraggio, rendendo complementari video e carta e ampliando l’idea tradizionale di fanzine solo cartacea. Riprendendo però, tra gli altri, personaggi classici come Topolino, Paperino e Pippo (da noi trasformati in Rattolino, Paperocchio e Peppo), temiamo che potrebbero sorgere problemi di copyright. Nata per essere stampata, Die sneylandia funziona comunque bene come fanzine da vendere nei festival di autoproduzione underground. Vedremo in futuro.

A cura di Simone Macciocchi


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