Tra virtuale e reale: le eterotopie di Catherine Biocca

L’epoca contemporanea è caratterizzata da una dimensione del reale sempre più intrecciata a quella del virtuale, spesso definibile a partire da quest’ultimo, in cui l’apparenza del mondo si presenta attraverso reti di immagini e montaggi visivi: Google, Instragam, Facebook, i social media e il web vedono la predominanza dell’immagine, delle loro forme, dei colori e dei contenuti, come strumento immediato per veicolare informazioni. È subito chiaro come le immagini, già a partire da questo semplice esempio, possano caricarsi di un significato pubblico e politico: hanno la capacità di creare dispositivi di sapere – riprendendo le teorie di Michael Foucault – che a sua volta esercitano potere sugli individui e le collettività che ne fruiscono. Spesso la modalità di contatto dei soggetti con le informazioni veicolate, e con i veicoli di tali informazioni, sono inconsapevoli e passive, per cui, se da un lato, nel presente quotidiano, potrebbero definirne le conoscenze e gli interessi in modo indotto, dall’altro, in seconda battuta, potrebbero sprofondare nell’immaginario senza tempo di una memoria storica, inconscia e collettiva, per divenire simboli archetipici della nostra cultura.

Catherine Biocca (Roma, 1984), nella mostra YOU’RE HIRED a Villa delle Rose a Bologna – realizzata a seguito della terza edizione del Programma di Residenze Rose, evento legato a un periodo di lavoro nella Residenza per Artisti Sandra Natali -, sembra appropriarsi di questi meccanismi attuati dai soggetti e dalla collettività, gestendo brillantemente le potenzialità di senso delle immagini.

Le opere dell’artista italo-tedesca sono popolate da personaggi fumettistici che, ripresi direttamente da cartoons, comics o, in ogni caso, ispirati all’immaginario degli anni novanta, vengono decontestualizzati per agire da protagonisti nel mondo complesso che è in grado di creare. Dalla dimensione di un immaginario percepito passivamente dal contesto storico e culturale cui appartengono, questi personaggi passano ad abitare un luogo – quello dell’opera – che non può più essere semplicemente definito come virtuale, in quanto risulta in grado di innescare una complessa dialettica con il mondo del reale e del materiale. Le opere di Catherine Biocca possono essere infatti considerate eterotopie, così come sono definite dalla teoria di Foucault: come uno specchio – che apre una dimensione virtuale dietro la sua superficie, ma che non può essere tale se non in virtù del reale che riflette – le sue opere riportano all’origine dell’apparenza che si trova nel virtuale, facendo emergere la dimensione materiale del mondo.

L’opera diventa la prima realtà che si percepisce in quanto la sua stessa materialità fa riscoprire la concretezza del mondo in cui essa stessa si rivela, contemporaneamente originante e originata.



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In questo modo le opere di Catherine Biocca scardinano quei meccanismi passivi di percezione e fruizione, li mettono in luce e costringono il visitatore ad assumersi la responsabilità di una visione attiva.

I personaggi stessi della serie Stele, così come i Busti o il video Exclusive Cocktail, nonché le illustrazioni che arricchiscono il catalogo – quasi un’ulteriore opera, un libro d’artista, che si inserisce nella linea curatoriale già intrapresa dalla precedente edizione del Programma Rose – interagendo paradossalmente nell’immagine, con luoghi o oggetti completamente altri dal loro universo di appartenenza, producono una fine ironia che concorre a definire le opere eterotopiche. Come in un racconto di Jeorge Luis Borges, si definisce così una distanza tra lo spettatore e il prodotto artistico di Catherine, che si configura come una sorta di Denkraum warburghiano, cioè spazio del pensiero. Questa dimensione ulteriore apre l’atto della fruizione al tempo che, a differenza dell’istantaneità effimera e sterile con cui si usufruisce delle immagini del web e dei social media, permette di cogliere e riflettere sulla profondità di ciò che si guarda, assumendosene la responsabilità.

Si rivela una volta ancora la complessità del lavoro dell’artista: i luoghi diversi che coesistono all’interno delle opere sono resi possibili in relazione alla presenza simultanea di epoche storiche differenti. Il passato storico è ripreso e riprodotto, risemantizzato nell’opera contemporanea di Catherine, non come mera citazione postmoderna ma come simbolo senza tempo della nostra cultura occidentale. Le opere che presentano la commistione e la sovrapposizione di contenuti temporali e spaziali differenti e distanti si rivelano montaggi coerenti e unitari, che svelano, in modo olistico, nella loro Gestalt, qualcosa sul contesto storico odierno. Riescono ad attingere, in profondità, dai simboli archetipici depositati e stratificati nelle diverse epoche nella memoria collettiva e a significarli nell’attualità.

Le opere dell’artista sono luoghi del tempo, un tempo indefinito che appartiene alla dimensione del simbolico, ma sono anche tempi situati, cioè simboli concretizzati nell’attualità del mondo materiale.

Per questo motivo il lavoro dell’artista dialoga perfettamente con lo spazio di Villa delle Rose. Edificata su una casa di campagna nella seconda metà del 1700, la Villa, nel corso del Novecento, ha assunto differenti funzioni diventando un luogo di profonde risemantizzazioni e stratificazioni storiche, che Catherine Biocca è in grado di riprendere e riproporre all’interno delle sue opere. Nella mostra YOU’RE HIRED il luogo espositivo penetra nei lavori esposti e nel vissuto personale dell’artista così come le sue opere si collocano e sprofondano magistralmente nella ricchezza della dimensione storica collettiva in cui sono inserite.

Come in Broken Sky o nell’installazione YOU’RE HIRED!, il lavoro di Catherine Biocca sfonda le barriere e i limiti, gioca con le soglie delle definizioni e delle dimensioni – esterno-interno, reale-virtuale, materiale-simbolico, tempo-spazio, storico-contemporaneo – mettendo in luce la complessità del mondo e del vissuto soggettivo, che non potendo più essere ignorato deve diventare fondamento di responsabilità.

Chiara Spaggiari

Catherine Biocca

YOU’RE HIRED

A cura di Giulia Pezzoli

20 aprile – 26 maggio 2019

Villa delle Rose, via Saragozza 228/230, Bologna

www.catherinebiocca.com

www.mambo-bologna.org


Caption

Catherine Biocca, YOU’RE HIRED – Veduta di allestimento presso / Installation view at Villa delle Rose, Bologna, 2019 – Ph Giorgio Bianchi | Comune di Bologna



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