Broccoli, non solo fiori ma anche magazine. Col cavolo che me lo perdo!

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Sono verdi, simili ad alberelli e decisamente carini. Eppure a molti non piace mangiarli, sarà per quel sapore amarognolo che s’impara a rifiutare sin da piccoli. In italiano “broccolo” è un termine usato anche per indicare qualcuno un po’ tonto, che si lascia facilmente abbindolare, o decisamente goffo. Perché si dica così ancora oggi non è del tutto chiaro, forse per la forma un po’ grezza e buffa dell’infiorescenza. Nello slang americano “broccoli” è anche sinonimo di un altro fiore, quello della cannabis che, a guardar bene, effettivamente possiede una forma simile. Il primo uso in questo senso è attribuito al rapper E-40, all’anagrafe Earl Tywone Stevens; stando a quanto lui stesso afferma, il cantante usò per la prima volta la parola “broccoli” nel 1993 in Practice Looking Hard e cinque anni dopo la scelse addirittura come titolo per una canzone dell’album The Element of Surprise. Negli anni 2010 lo slang si diffuse e altri rapper contribuirono a renderlo popolare, tra cui Kodak Black, Lil Yachty e D.R.A.M.

Broccoli Magazine incoraggia la scoperta e l’apprezzamento intelligente della cannabis legale attraverso esplorazioni sperimentali tra arte, cultura e moda. Progettata da un team tutto al femminile, e da un’ampia rete di contributori di tutti i sessi, la rivista – assieme a podcast e newsletter – collega un’ampia comunità globale, pronta a partecipare a una nuova era dell’erba. Il magazine cartaceo viene pubblicato tre volte all’anno mentre il podcast Broccoli Talk trasmette nuovi episodi ogni mese; il Broccoli Report viene inviato ogni lunedì e venerdì.


Undici ragazze compongono la squadra di Broccoli. Esiste un approccio femminista alla base della vostra pubblicazione? Se sì, potreste dirmi di più al riguardo?

La nostra squadra è attualmente composta da donne e persone non binarie. Il mio approccio al business può considerarsi femminista nel senso che vuole essere di supporto e sensibile, incentrato sul trattamento rispettoso delle persone. Non voglio affermare che sia necessario essere donna per gestire un’attività del genere, e ci sono sicuramente molte ragazze che non incarnano queste qualità sul lavoro, ma il team di Broccoli sì. Mi sento molto fortunata a lavorare nell’editoria, realizzando libri e riviste belli e particolari come piacciono a me, oltretutto sono fiera di offrire un ambiente di lavoro stabile e creativo.

Chi fa parte del team di Broccoli e come vi siete conosciute?

Mi chiamo Anja e sono la fondatrice della rivista. Nella collaborazione tra le componenti del team, Internet gioca un ruolo fondamentale, infatti noi tutte interagiamo completamente da remoto, soprattutto perché viviamo in città diverse; tre di noi si conoscevano già in quanto avevano lavorato nella stessa azienda, le altre si sono incontrate casualmente. Ho scoperto online la nostra editor (attraverso un blog, per l’esattezza) mentre è stata la nostra assistente editoriale a scriverci un’email dopo aver letto la seconda uscita del magazine, così l’abbiamo assunta per verificare gli articoli. A tutt’oggi alcune di noi non si sono ancora incontrate di persona, poi si sono aggiunte le restrizioni dovute alla pandemia a complicare il tutto e quindi siamo decisamente in ritardo per una riunione di squadra in presenza! Oltre all’équipe vera e propria, collaborano con noi artisti e scrittori di tutto il mondo per produrre i contenuti delle nostre pubblicazioni.

A cosa si deve il nome del collettivo?

Può essere complicato dare un titolo a un progetto ma non in questo caso. Abbiamo immediatamente pensato che “Broccoli” fosse un titolo perfetto per la rivista, trattandosi di un gergo non tanto conosciuto per la cannabis. Inoltre il broccolo è di un verde brillante, ha delle belle forme e soprattutto era disponibile per l’uso!

Tempo fa vidi il numero 8 di Broccoli in un negozio specializzato in riviste. Ho adorato in particolare i colori nell’articolo Euforia, di un “raffinato kitsch” li definirei. Mi pare che la ricerca di accordi cromatici particolari sia una caratteristica ricorrente nelle vostre uscite: è così? Come scegliete determinate tavolozze?

Amiamo gli abbinamenti inaspettati, tinte pastello accostate a cromie vivaci e neon pop! Ci piace immaginare il nostro magazine come un giardino primaverile fiorito, con tonalità tenui e al contempo selvagge. Da qualche uscita abbiamo applicato fogli olografici e glitterati sulle nostre copertine, il che ha aggiunto un ulteriore elemento giocoso all’estetica già peculiare dell’interno.

Sia sul vostro sito web, sia sulla rivista cartacea, ho notato un certo amore per glitch, glitter, fotomontaggi e distorsione tipografica. Il logo stesso della rivista è deformato e pure diversi titoli. Come mai?

A livello grafico desideriamo allargare i confini rispetto al prevedibile e al “normale” per così dire, in modo da rispecchiare gli effetti stranianti che può dispensare la cannabis. Riteniamo che essa sia in grado di palesare dettagli che normalmente passano inosservati, come una goccia di rugiada scintillante su una foglia o il modo in cui la luce si rifrange attraverso una finestra.

Broccoli non è solo una rivista ma anche una casa editrice. Per esempio avete curato Snail World: Life in the Slimelight. Di cosa ha bisogno un testo per essere pubblicato da voi?

Pubblichiamo quelle che mi piace definire unusual delights, “insolite delizie”, qualcosa di inaspettato, nuovo e gioioso. Amiamo i contenuti che stimolano la curiosità come, ad esempio, i funghi: non solo quelli psichedelici, tutti. Perciò abbiamo creato una rivista di 190 pagine dal titolo Mushroom People, esplorando il mondo relativo ai miceti; è stato molto divertente progettarla.

Parlate di tolleranza, natura e molti altri argomenti. Sul sito web vendete vari prodotti. Con che scopo avete creato la community?

Oltre alla rivista, con l’intero progetto Broccoli intendiamo mostrare che chi ama l’erba non è necessariamente un “fattone” ma può coltivare molti interessi ed essere creativo. Da parte nostra, presentare la cannabis in un contesto normalizzato e accettato è un modo per aiutare a comprenderla meglio rompendo gli stereotipi. Per questo abbiamo realizzato merchandising dedicato a chi desidera esprimere l’amore per questa pianta anche in forme non legate per forza al suo consumo, che si tratti di libri fotografici, di una comoda coperta o di calzini con pattern a foglia. Vogliamo che la nostra community non si senta isolata e che possa esprimersi pienamente e senza pregiudizi sulla cannabis come su altri temi.

They are green, tree shaped and very cute to look at. Yet many do not like to eat them, maybe for the light bitter taste not appreciated by many people including children. In Italian, “broccoli” is a word used to indicate a dumb person, someone who allwos the others to make fun of him or is rather clumsy. The reason why it is used today is not entirely clear, perhaps due to the somewhat rough and funny shape of the inflorescence. In American slang “broccoli” is also referred to another flower with a similar shape: cannabis. The use in this sense is attributed to rapper E-40, Earl Tywone Stevens; according to what he declared, he first used the word in 1993 in the song Practice Looking Hard, and five years later he chose it as the title for a song on the album The Element of Surprise. In the 2010s slang spread and other rappers helped make it popular, including Kodak Black, Lil Yachty and DRAM.

Broccoli Magazine encourages the discovery and intelligent appreciation of ligal cannabis through experimental and engaging explorations of art, culture, and fashion. Created by an all-women team and a wide network of contributors of all genders, the magazine, podcast and industry newsletter connect a global community ready to participate in a new era of weed. Broccoli Magazine is published three times a year, and the Broccoli Talk podcast airs new episodes every month. The Broccoli Report is sent every Monday and Friday.

The Broccoli team is composed of eleven girls. Is there a feminist approach connected to your business? If so, would you tell me more about it?

Our team is currently composed by women and non-binary people. My approach to business is feminist in the sense that it is supportive, sensitive, and focused on treating people respectfully. You don’t need to be a woman to run a business like that, and there are definitely lots of women who do not embody these qualities at work, but our team does. I feel very lucky to work in publishing, making these beautiful and weird books and magazines, and it’s an honor to be able to offer a stable, creative working environment to other people, too.

Who is part of the Broccoli team and how did you meet?

I’m Anja, Broccoli’s founder, and I work with a team that is fully remote, we all live in different cities. Three of us used to work together for another company, and the rest of us have met in random ways. I found our editor through a blog, and our editorial assistant emailed us around Issue 02 and we hired her to fact-check the articles. Some of us met online, and a few of us haven’t even met personally yet, yet due to the pandemic. We are overdue for a team reunion! The team also works with artists and writers from all over the world to produce the contents in our publications.

What’s the collective’s name due to?
We thought the name Broccoli was perfect: it’s a lesser-known slang word for weed, it’s green, it has nice shapes, and most of all it was available! It can be hard to name projects, but this was our first choice.

I bought number 8 of Broccoli and I loved the colors of the “Euforia” article, kind of a “refined kitsch” I would say. I think that searching particular chromatic accords is a recurring feature in your releases, is that right? How do you choose certain color palettes?
We love eye-catching colors, and we are drawn to pastels paired with vibrant neon pops. I like to imagine it like a spring garden, blooming with soft and wild tones. We started using holographic and glitter foils on our covers a few issues ago, which adds another playful element to how we use color.

I noticed on your website and magazine a love for glitch, glitter, photomontages, illustrations, and typographical distortion. The magazine’s logo itself is distorted together with several titles inside. Why?

We love stretching the boundaries of what’s expected or normal, to mirror the surreal feeling of being stoned. I love the way that cannabis can encourage you to notice little details you might ignore, like a shimmering dewdrop on a leaf, or the way the light refracts through a prism or window.

Broccoli is not only a magazine, but also a publisher. You published for example Snail World: Life in the Slimelight. What does a paper need to be published from you?

We publish what I like to call “unusual delights”, unexpected things that have a lot of novelty and joy within them. It’s something you didn’t expect, but it makes you happy to see it. We also love subjects that encourage a lot of curiosity, like mushrooms (not just the psychedelic kind, but all fungi). We made a 190-page magazine called Mushroom People, exploring all things related to mushrooms, and it was so fun to make.

You don’t just talk about cannabis but also about tolerance, nature, and other topics. On your website you sell various types of products and merchandising too. What’s the purpose of the community?
When we started Broccoli Magazine, we wanted to express the fact that people who like weed have a wealth of other creative interests too. Showing cannabis in the context of other things that are more accepted is a way to help normalize the plant, to break the stereotypes. We started making other products with weed designs for people who want to express their love for cannabis in other forms, whether that’s a book with weed and flower photos, or a cozy blanket or socks with a weed leaf motif. We want our community to feel seen, to feel that they can express themselves fully, cannabis and all.

A cura di Simone Macciocchi


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