BEN FROST + MFO – NODE FESTIVAL 2018

L’ultimo appuntamento per l’edizione di quest’anno di Node Festival a Modena è stata la live performance di Ben Frost assieme a MFO.

Il Teatro Storchi si è dipinto e immerso nel colore blu, dalle profondità cosmogoniche – in grado di portare e trasportare il voyeur in una dimensione lontana, altra.

Con le sonorità firmate Ben Frost – nativo australiano ma islandese d’adozione – il centro non può essere raggiunto, contenuto o preso, proprio come menziona il suo ultimo lavoro discografico. Dal 2005 insieme a Valgeir Sigurrosson e Nico Muhly ha fondato l’etichetta Bedroom Community – e da lì sono nati i suoi lavori già grandi: Steel Sound 2003, Theory of machines (2007), By The Throat (2009), fino ad A U R O R A (2014).

Lavori contraddistinti dalla voglia di esplorare la natura più fuggiasca e incomprensibile della sound art – dove il suono precipita in una vertigine immensa e centrifuga – melodie immersive e brevi ma intensi attimi di minimalismo elettronico si alternano a pennellate suggestive e quasi inaspettate di origine metal. Con il suo ultimo LP The Centre Cannot Hold Frost ha virato su soluzioni ancora più profonde, meno dinamiche, come un canto di Euridice, come in un poema di William Butler Yeats. Misticismo e poesia in un suono soave, originario come il blu dell’oceano che Frost tanto ama e che Marcel Weber aka MFO – artista visuale tedesco – ha saputo suggellare al Teatro Storchi con proiezioni e luci atmosferiche in grado di restituirci il fascino e il mistero di una natura austera, di un suono leggendario, di un profilo di un paesaggio sonoro come l’Islanda. Ecco cosa intende per ambient Ben Frost.



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MFO, non a caso, è il visual director di festival come Atonal e Unsound e ha collaborato con Tim Hecker, Roly Porter, Biosphere, Stars of the Lid Grouper oltre ad aver curato il progetto scenico del concerto con le musiche di Stranger Things. Non è un caso che il nostro amato Ben Frost abbia contribuito alle colonne sonore delle serie Dark e Fortitude e composto musiche dei film Sleeping Beauty (2011), In Her Skin (2009), The Deep (2012) oltre a collaborare stabilmente con l’artista irlandese Richard Mosse. L’aspetto visivo, che va a scivolare in un dialogo prezioso insieme al suono, è quindi fondamentale sia per Ben Frost che MFO; in loro manifestazione e dissoluzione di possibilli scenari si confondono con l’identità di una memoria inconsapevole. Nel live al Teatro Storchi si ha avuto l’impressione di essere travolti da un’onda gigantesca di immaterialità che ha ricordato le vicende artistiche di un artista come Yves Klein – la percezione diventa pura esperienza estetica, estatica e si compie in un atto di memoria collettiva – la sensazione è quella di essere nel posto giusto al momento giusto.

Un live che Ben Frost ha eseguito scalzo e in punta di piedi – delicato ma decisamente affilato e incisivo come una lama di ghiaccio – l’abisso non è mai stato così dannatamente erotico e inafferrabile. Una ninfa blu di una leggenda che torna alla memoria. Come un eco in una gola cieca e profonda. Romantico, decadente e contemporaneo – in un spleen eterno. Dal precipizio, dalla sommità, dalla cima, dal principio guardare la fine e trovare se stessi.

Federica Fiumelli


NODE Festival 2018

Martedì 14 > sabato 17 novembre | Modena

www.ethermachines.com


Caption

BEN FROST | MFO – Teatro Storchi, 2018 – NODE Festival, Modena – Courtesy NODE



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