Arte che infesta: Cheap ci insegna a sabotare con grazia

Sono dieci anni che fa rumore, tappezzando di poster i muri della città e provocando i passanti. Cheap – progetto di public art nato a Bologna dall’idea di sei donne – sceglie di festeggiare un decennio di attività con il suo primo allestimento museale. SABOTATE con grazia non è una mostra ma un’infestazione: come una pianta che cresce testarda e insolente, così la loro voce occupa gli spazi del Museo di Arte Moderna di Bologna e dialoga con artisti e opere fino al 17 dicembre.


L’arte promossa da Cheap solitamente abita le strade, luoghi aperti e di libera fruizione: è stato difficile ridimensionarsi in uno spazio chiuso?

È stata sicuramente una sfida. Siamo partite però dall’assunto, condiviso dal Mambo stesso, che anche il museo è uno spazio pubblico e un luogo per la comunità. Abbiamo sentito la necessità di lavorare sul confine tra strada – il “fuori” – e Museo – “il dentro” – mettendo in dialogo i nostri lavori degli ultimi dieci anni con le opere che il museo custodisce. È così che nasce l’idea dell’interferenza, dell’infestazione appunto: cercando di utilizzare spazi inconsueti, sorprendenti, non scontati. Raccogliamo l’invito di Donna Haraway – filosofa statunitense – a fare nostre le “strategie non umane”: essere infestanti come piante, trovare il modo di intrufolarsi nello spazio pubblico attraverso le crepe e le fessure impreviste del paesaggio, in questo caso del museo. 

Avete definito la vostra presenza nelle sale del Mambo una “infestazione”: il pubblico deve aspettarsi un rapporto conflittuale o addirittura polemico tra le vostre opere e quelle conservate nel museo? 

Non pensiamo alla polemica o al conflitto fine a sé stesso, la nostra azione si è sempre distinta per il tentativo di sollevare domande e cortocircuiti, di cambiare sguardo e prospettiva. In questo senso ci interessa vedere cosa succede se pianerottoli e bagni diventano luoghi adibiti a installazione. Ci interessa dialogare con le opere della collezione e capire come il nostro lavoro può interagire. Credo di poter fare un esempio concreto partendo da un’opera che ci ha sempre affascinate: I funerali di Togliatti di Renato Guttuso. Ci siamo chieste come parlare con quel dipinto, cosa quel dipinto significa oggi per noi: ci è venuto quasi spontaneo proporre un allestimento con dei cartelli da manifestazione che fanno da supporto alla serie dei poster Reclaim, realizzati nel 2020 per la nostra annuale call for artist. I cartelli si possono prendere e spostare per improvvisare cortei nel museo. Ci sembra un importante invito all’interazione e alla rivendicazione di diritti, spazi e futuro, a porsi continuamente domande e a non accontentarsi mai delle risposte. 

Ci saranno persone che nei prossimi mesi entreranno al Mambo senza sapere della ”infestazione” in corso: come pensate reagiranno a questo imprevisto? 

Speriamo che ne rimangano incuriosite e che possano interrogarsi su quello che avranno visto, toccato e anche portato con sé.  

Come si fa a sabotare con grazia?

Il sabotaggio è una pratica a cui CHEAP si richiama spesso. La prima definizione che il dizionario dà di “sabotaggio” è quella di “reato”. Sappiamo, però, che nella storia di chi ha lottato contro l’occupazione, la dittatura e la segregazione, il sabotaggio è una pratica di resistenza. E una pratica è pur sempre quella dell’hacking (dall’inglese “to hack”, “intaccare”), volta ad accedere creativamente a un sistema, conoscerlo e condividere tale conoscenza in un’ottica open source. Nello spazio pubblico della strada prende forma l’adbusting, una pratica di détournement (dal francese, “dirottare”) inatteso che risemantizza l’informazione pubblicitaria attraverso manomissioni più o meno artistiche. In questo senso CHEAP intende “Sabotare con grazia”: ridefinire in maniera inattesa l’ordine di ciò che ci circonda, reinterpretate i mondi. Pensiamo sempre che vi sia necessità di una reazione proveniente dal basso per praticare cortocircuiti e creare narrazioni contro-egemoniche dell’oggi. 

Cosa significa per voi arte femminista? 

Il femminismo è il patto che sta alla base dell’agire di CHEAP: a partire dalla scelta del nome collettivo, che sabota il concetto di autorialità, fino alle pratiche di riappropriazione urbana che richiamano il percorso delle Guerrilla Girls e delle manifestanti femministe di ogni epoca e ondata.  Nel destrutturare il patriarcato, che nel frattempo si è fatto città, CHEAP rompe le rappresentazioni stabilite dal canone, interrompe la continuità delle narrazioni consone, scheggia la lente che riproduce il male gaze, attraverso l’introduzione di un’alterità nel paesaggio urbano: nuovi soggetti, desideri e sguardi, segni di liberazione in grado di turbare il bianchissimo paradigma etero-patriarcale attorno al quale si organizza ancora oggi l’ordine del simbolico nello spazio pubblico. Nello stratificarsi dei manifesti, nella nostra routine di questa pratica di strada, c’è tutta l’urgenza del femminismo vissuto come azione quotidiana: qualcosa che è qui, oggi, che si può toccare, decisamente qualcosa che si può incollare. 

L’operazione al Mambo avviene in occasione di un traguardo importante: i dieci anni di Cheap. La visione del progetto è la stessa di quando avete cominciato? Come si è evoluta la vostra ricerca?

I nostri dieci anni sono stati una sorpresa anche per noi, a essere sincere. Siamo da sempre riottose ai bilanci, anche perché in genere ci sentiamo parecchio sbilanciate! Il nostro approccio al lavoro in strada è cambiato moltissimo e la nostra pratica è mutata non solo con l’esperienza ma anche con i cambiamenti cui il mondo, dal 2013 a oggi, è andato incontro. Sicuramente la decisione di terminare l’esperienza del festival per diventare un laboratorio permanente ha rappresentato una forte cesura. Abbiamo deciso di tornare in strada e, da lì, guardare noi stesse, la città e lo spazio pubblico. Abbiamo sentito l’esigenza di raccontare questa esperienza decennale in un libro: Disobbedite con generosità; sarà in libreria dal 28 ottobre grazie all’editore People. 

 A cura di Marianna Reggiani


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