Il duo artistico Antonello Ghezzi nasce nel 2009 all’Accademia di belle Arti di Bologna dall’incontro di Nadia Antonello e Paolo Ghezzi; la loro prima opera è il blitz performativo Toilet Project, realizzato nei bagni di Arte Fiera e Artissima, seguito da Mind the Door!, una porta automatica scorrevole comandata da un apposito software che si apre solo quando chi la vuole attraversare sorride. Nel corso degli anni gli artisti, che hanno esposto in prestigiose sedi italiane e all’estero, come il BIEL Center di Beirut, la Ursina del Arte di Buenos Aires, la Pinacoteca Nazionale di Bologna e la Biennale di Mosca, hanno precisato il loro linguaggio in una delicata commistione tra azione partecipativa, poesia e tecnologia, collaborando con aziende e ricercatori di ambito scientifico per esplorare le possibili intersezioni tra arte e vita quotidiana. Il loro obiettivo è rilevare e rendere esperibili le infinite fonti di bellezza e stupore che l’abitudine troppo spesso nasconde attraverso interventi creativi concepiti come generatori di fenomeni poetici che privilegiano la comunicazione diretta rispetto alla costruzione di un oggetto estetico o concettuale fine a se stesso. La semplicità armoniosa delle loro invenzioni si contrappone alla sofisticazione telematica e impersonale della società contemporanea e districa la complessità del mondo in cui viviamo per suggerire che un’esperienza può ritenersi tale solo se percepibile attraverso i sensi e le emozioni senza necessità di mediazioni artificiali.

Antonello Ghezzi

Blow (against the walls), 2017 – installation view presso Spazio Testoni, Bologna – courtesy Spazio Testoni

Il progetto Blow (against the walls), presentato per la prima volta ad Atene in concomitanza con Documenta 14 e inaugurato alla galleria Spazio Testoni di Bologna nell’anniversario della caduta del muro di Berlino, riflette sulla tematica quanto mai attuale del muro e sulla necessità di abbattere le barriere fisiche e mentali che snaturano la convivenza umana instaurando rapporti di sopraffazione ideologica e politica. Se il 9 novembre 1989, data fatidica dell’apertura della frontiera tra Berlino Est e Ovest, esistevano solo 15 pareti divisorie tra Nazioni, oggi, in seguito all’incremento di guerre e sperequazioni economiche mondiali che hanno provocato incontrollabili ondate migratorie, sono addirittura 70. Eloquenti manifestazioni dell’incomprensione e diffidenza che governa i rapporti internazionali a livello globale, queste pareti sono state anche campo di strumentalizzazione artistica come il recente progetto di Donald Trump di decorare con murales la barriera di separazione tra Stati Uniti e Messico.
La performance di Antonello Ghezzi recepisce contraddizioni e problematicità di questa congiuntura epocale, trasfigurandole in un’azione apparentemente ingenua che coinvolge il pubblico nell’abbattimento metaforico di un muro mediante bolle di sapone riempite di colore. Un soffio dopo l’altro, una silenziosa ma tenace protesta non violenta si deposita su una superficie anonima trasformandola in un morbida visione effimera che restituisce colore e voce a innumerevoli identità offuscate da sofferenza, disagio e incertezza. Come recita il testo che accompagna la mostra “le bolle sono leggere, riflettono la realtà e la rendono rotonda creando un paesaggio che prima non c’era. Le bolle soffiate vanno dappertutto, toccano tutti e solo pochi si scansano. Quando scoppiano, se c’è tanto silenzio e si sente, fanno un bel rumore. A volte riescono a passare attraverso una rete e a superare un muro con il colpo di vento giusto”. Soffiare è un gesto liberatorio e ci ricorda che un’aspirazione solitaria è efficace solo se trova il modo di convertirsi in azione collettiva e che un pensiero spontaneo e puro è più produttivo di una, seppur realistica, enfatizzazione delle negatività da cui siamo circondati. Questi suggerimenti costituiscono, allo stesso tempo, una potente dichiarazione di poetica che individua nell’arte la missione etica di incidere concretamente sul mondo esterno attraverso inutili atti di bellezza capaci di abbattere, dall’interno, i nostri precostituiti schemi mentali per generare nuove aperture di senso e strategie di resistenza alle difficoltà della vita.

Antonello Ghezzi

Blow (against the walls), 2017 – installation view presso Spazio Testoni, Bologna – courtesy Spazio Testoni

Blow (against the walls) è anche una serie di disegni ispirati al muro della West Bank, un sistema di barriere formato da un’alternanza di muro e reticolato che dovrebbe separare i territori palestinesi da quelli israeliani in Cisgiordania in funzione antiterrorista e che ingloba la maggior parte delle colonie israeliane e la quasi totalità dei pozzi d’acqua della zona. In queste carte pochi tratti neri perentori che alludono a ostacoli fisici trasmettono il sentimento di minaccia e imprigionamento di chi quotidianamente ha un orizzonte di visione limitato da di fili spinati di natura fisica o mentale, mentre eteree impronte di colore soffiato (risultato della performance realizzata ad Atene presso TAF – The Art Foundation lo scorso luglio) si stagliano sul bianco di un incerto futuro tutto da scrivere come fluttuanti presentimenti di speranza.

Emanuela Zanon

 

ANTONELLO GHEZZI

BLOW (AGAINST THE WALLS)

9 novembre – 18 novembre 2017

SPAZIO TESTONI – Via Massimo D’Azeglio, 50 – Bologna

www.spaziotestoni.it

Immagine di copertina: Performance Blow (against the walls), 2016 – courtesy Spazio Testoni, ph Giuseppe Rado

 

Emanuela Zanon

Laureata al DAMS di Bologna, città dove vive e lavora, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.