Antinori Art Project. Intervista a Ilaria Bonacossa

Antinori Art Project è una piattaforma dedicata alle arti visive e agli artisti del nostro tempo. Nata dall’antica passione della famiglia Antinori per le arti, arricchisce oggi la sua collezione con Untitled (Antinori), importante progetto installativo site-specific commissionato all’artista statunitense Sam Falls (San Diego, 1983).
Untitled (Antinori) è curato da Ilaria Bonacossa; abbiamo dialogato con lei per meglio scoprire la genesi e le motivazioni di questo intervento estetico.


Nella recente conferenza stampa tenutasi in occasione dell’apertura della “prima” edizione torinese della Biennale dell’Immagine in Movimento, Andrea Lissoni ha ribadito la generale tendenza che porta gli artisti a sviluppare un forte dialogo con la sede espositiva in cui lavorano. Come gli operatori estetici invitati presso gli spazi della cantina Antinori nel Chianti Classico si rapportano con le strutture e l’ambiente circostante?

Il mio invito è legato a delle suggestioni tematiche; quando contattiamo gli artisti parliamo con loro della mission di Antinori. Il rapporto con il paesaggio, con la natura, con la tradizione e con il passare del tempo: questi sono i valori generali proposti agli artisti. In seguito, visitano la sede e fanno le loro proposte sul cosa e dove. Spesso accettiamo le loro idee ma ci sono stati anche casi in cui era impossibile realizzare ciò che era stato proposto. Antinori è un’azienda attiva, che funziona, la priorità è la cantina e non è possibile, ad esempio, andare a bloccare i luoghi dove si scarica l’uva. Gli artisti capiscono queste esigenze, quello aziendale non è mai un no di capriccio ma un no legato a impossibilità oggettive.

Quando inviti un’artista come Sam Falls, che è un pittore, lo fai pensando a un’opera bidimensionale. Le possibilità erano un lavoro lungo e stretto, da inserire nei corridoi, ma si perdeva un po’ la visione monumentale, o usare la grande altezza che conduce alle cantine, questo strano cannocchiale ottico, per fare una specie di orizzonte ribaltato.

Nella visita da te condotta alla collezione hai parlato di Land Art come di un qualcosa di muscolare, quasi macho; mentre l’approccio che ha Sam Fall lo identifichi con un “campeggio nella natura”.

Sam stima e apprezza molto la Land Art. Questa corrente artistica è nata in anni in cui l’idea di ambientalismo e di attenzione alla natura non esisteva; l’idea di poter realizzare un grande intervento nella natura, anche se in qualche modo la cambiava, diventava un omaggio alla natura stessa. Ora, i tempi sono cambiati e c’è una consapevolezza diversa. Sicuramente la Land Art, con queste grandi opere, ha un che di molto macho. Alcuni interventi come The Lighting Field di Walter De Maria – un’opera pazzesca – si avvicinano al fare di Sam, sono meno muscolari e reagiscono all’ambiente. Sam è molto attento all’ambiente, mi ha raccontato che è cresciuto come figlio unico di genitori separati: il papà viveva a Los Angeles e la mamma in Vermont; oscillava tra un paesaggio verdissimo e un paesaggio desertico passando molto tempo solo nella natura. È una cosa che fa da sempre e l’idea di scoprire il mondo passeggiando nella natura fa parte del suo modo di passare il tempo.

Nel 2018 Sam Fall realizza, presso la Galleria Civica di Trento, la mostra Nature is the New Minimalism. Quale il concetto di natura proposto dall’artista?

Sam sviluppa un’idea di natura che si ricollega al New Minimalism evidenziando il grande rispetto che nutre nei confronti del concetto stesso di minimalismo, verso la tendenza a ridurre; il suo è un minimalismo mediato che diviene intervento minimo nell’ambiente dove non lascia un segno ma lascia che sia la natura stessa a operare. Quando dico che le sue opere sono dei frottage non mi riferisco alla tecnica ma all’idea di riportare, quasi in maniera fotografica senza essere una fotografia, la natura. Sam Fall ha studiato fotografia, questo è un dato importante come interessante è la sua attenzione verso la dimensione post mediale.



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Quali nuovi progetti hai in mente per Antinori? Svilupperete opere di sound art?

Mi piacerebbe molto. Le cantine sono talmente perfette che un’opera sonora sarebbe a sua volta perfetta per quegli ambienti. Capisco che non è così semplice inserire un intervento sonoro concepito come opera d’arte; è una cosa che fanno solitamente i musei. Io, ogni volta, faccio alcune proposte e ne discutiamo con la famiglia Antinori, con le figlie, in particolare con Alessia che è molto appassionata d’arte contemporanea ed è presidente degli Amici del MAXXI. Successivamente,presentiamo al cda dell’azienda i progetti, con i relativi budget, e vagliamo possibili alternative.

Gli Antinori sono collezionisti recenti, dal 1385. Secondo te come si è evoluto il concetto di mecenatismo? Vi è un rilevante legame con questioni di “vantaggi fiscali”?

Antinori non credo abbia interessi di carattere fiscale. A un’azienda così grande come la loro interessa la visibilità che può dare un progetto culturale. L’azienda è molto presente sulla stampa per quanto riguarda il vino, i viaggi, un certo stile di vita; l’arte consente loro una rinnovata e diversa attenzione mediatica. Non puoi inventare un vino nuovo ogni anno, mentre un progetto d’arte contemporanea sì; è un ottimo volano di comunicazione. Attraverso l’arte si genera una messaggio che ha un’onda lunga; aver letto di una mostra rimane nella memoria. Fare cultura sviluppa una nuova consapevolezza e rapporti con il territori e i fruitori che non sono solo i turisti ma anche le persone della vicina Firenze, spinte a visitare le cantine e la collezione.

Credi sia possibile portare artisti giovanissimi nella collezione?

Ni, nel senso, non ho nulla contro gli artisti molto giovani ma, sicuramente, è complesso all’interno di un progetto con una vita molto lenta e molto lunga, dove viene chiesto anche un investimento a lungo termine per l’azienda. Per quanto mi piacciano i giovani, spesso non puoi garantire la durata nel tempo di un giovane artista che ha un bellissimo lavoro ma poi potrebbe perdersi. Però, nulla vieta che, se si incontra il progetto giusto, si possa fare.

A cura di Marco Roberto Marelli


Sam Falls

Untitled (Antinori)

A cura di Ilaria Bonacossa

Cantina Antinori nel Chianti Classico – Via Cassia per Siena, 133 (Località Bargino) – San Casciano Val di Pesa, Firenze

www.antinorichianticlassico.it

Instagram: marchesiantinori


Caption

Sam Falls, Untitled (Antinori) – Openinng – Courtesy Marchesi Antinori

Sam Falls, Untitled (Antinori), 2019 – Cantina Antinori nel Chianti Classico – Courtesy Marchesi Antinori, ph Piero Savorelli

Sam Falls, Untitled (Antinori), 2019 – Cantina Antinori nel Chianti Classico – Courtesy Marchesi Antinori, ph Piero Savorelli

Sam Falls – Installation view Nature is the new Minimalism, Galleria Civica, Trento, 17 March – 26 June 2018 – Foto Baroni – Rovereto



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