Lacrimae. Catania fra mito e realtà

Proprio ai miei piedi l’acqua esce dalle tenebre. L’acqua!… un immenso bacino!… E che acqua!… Un’acqua nera, addormentata, così perfettamente calma che la superficie non era turbata da nessuna increspatura, da nessuna bolla d’aria. Nessuna sorgente, nessuna origine.
Si trovava là da millenni e vi restava sorpresa dalla roccia, si stendeva in un solo specchio insensibile ed era diventata, nella sua ganga di pietra, essa stessa una pietra nera, immobile, prigioniera del mondo minerale. Di quel mondo oppressivo aveva subito la schiacciante massa e l’enorme cumulo. Sotto quel peso, si sarebbe detto che avesse mutato natura, infiltrandosi attraverso lo spessore delle lastre di calcare che ne trattenevano il segreto.
Era così diventata l’elemento fluido più denso della montagna sotterranea: la sua opacità e la sua insolita consistenza ne facevano una materia sconosciuta e carica di fosforescenze di cui alla superficie affioravano solo fuggevoli lampeggiamenti. Segni di potenze oscure a riposo nel profondo, tali colorazioni elettriche manifestavano la vita latente e il temibile potere dell’elemento ancora assopito. Rabbrividivo”.1

Non potrebbero esserci parole più adatte per descrivere Sotto di noi, immobile scorre il tempo dell’acqua, installazione di Andrea Santarlasci realizzata appositamente per gli spazi della galleria Collicaligreggi di Catania in occasione della mostra Lacrimae, curata da Lorand Hegyi e inaugurata lo scorso 3 agosto. L’artista pisano, coerentemente con la ricerca che prosegue da inizio anni Novanta, parte dall’analisi del luogo, sia quello esterno della città che lo ospita, sia quello interno degli spazi della galleria, e ne elabora un dialogo perfetto.



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Sembra che la storia della città stessa vada a braccetto con la sua poetica, una città piena di corsi d’acqua sotterranei andati distrutti e ricoperti dal tempo, dai terremoti e dalle colate laviche del vulcano Etna. Fiumi carichi di storia e narrazioni popolari, silenti, romantici, ma che racchiudono in sé la potenza del sublime kantiano scuotendo i nostri animi come le notti di tempesta, come quando il vulcano esplode di zampilli lavici, dandoci spettacolo e terrore.

Fiumi sommersi, scomparsi come Nicito o che affiorano in pochi luoghi nascosti e segreti della città, come l’Amenano. O ancora fiumi mitologici come l’Aci che bagnava la provincia di Catania, e che racchiude al suo interno la leggenda della ninfa Galatea trascritta da Ovidio nelle Metamorfosi, testo da cui l’artista estrae il titolo stesso della mostra, Lacrimae, per riportarlo in alcuni dipinti appositamente realizzati per la sua personale in terra sicula. La leggenda, di origine greca, narra di Zeus, impietosito dal dolore della ninfa per la morte del suo amato Aci, che fonde le lacrime di lei col sangue di lui per creare un corso d’acqua che sfocia nel mare frastagliato da quelle rocce, i faraglioni, che scagliò il ciclope geloso del loro amore.

Delle grosse assi ricoprono la superficie della galleria, il legno si spezza affacciandosi su un bacino di acqua nera quasi impercettibilmente increspata. Sopra di essa, sospesa e immobile, una lampadina che scende dal soffitto come una lacrima: “l’immagine di una solitudine simboleggiata da una sola luce”2.

Irene Angenica


ANDREA SANTARLASCI

LACRIMAE

a cura di Lorand Hegyi

03 Agosto – 20 Ottobre 2018

COLLICALIGREGGI – Via Indaco, 23 – Catania


Note

1 Henri Bosco, L’antiquaire, Gallimard, Paris 1979, p.154.
2 Gaston Bachelard, La poetica dello spazio, Edizioni Dedalo, Bari, 2005, p.64.


Caption

Andrea Santarlasci – Sotto di noi, immobile scorre il tempo dell’acqua, 2018 – Veduta parziale dell’istallazione, Galleria collocaligreggi Catania – Courtesy Galleria collocaligreggi Catania, ph Luca Guarneri.



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