In conversazione con Andrea Croce, ideatore della residenza d’artista Unpae “un paese tutto per te”

Il borgo di Roccacaramanico – in Abruzzo – da tre anni ospita la residenza Unpae “un paese tutto per te“. Si tratta di un progetto indipendente ideato da Andrea Croce, con carattere site specific, che pone un accento particolare sulla coesione e lo scambio libero tra vari attori: il contesto mutevole del paese montano, che da ghost town diventa luogo di villeggiatura acquisendo un’energia sempre differente, e la presenza, inizialmente estranea, degli invitati – artisti, curatori o ricercatori di ogni sorta – che si trovano liberi nell’indagare il contesto e le molteplici relazioni che intercorrono tra loro, in un clima generale di libertà e spontaneità.
Nell’ultima edizione (Agosto 2020), a causa delle ristrettezze dovute alla pandemia, la residenza in loco ha lasciato spazio al progetto dell’acquario – Acquacaramanico – ideato da Andrea Croce e Stefano Serusi, un’idea che sarà portata avanti nel corso degli anni parallelamente alla residenza.
La suggestione è data dal forte legame straniante – presente nella regione – tra mare e montagna; l’idea è di trasformare un rudere montano in una Wunderkammer abitata da elementi marini: conchiglie, alghe, pesci, ma anche personaggi legati all’immaginario fantastico.

In vista dell’edizione 2021, seguendo la fluidità caratteristica dell’esperienza, il progetto è in via di sviluppo; probabilmente si sposterà il periodo di residenza tra agosto e settembre, ponendo l’accento sull’aspetto editoriale piuttosto che su quello installativo.
Per meglio conoscere Unpae, e scoprire nuovi dettagli sul prossima edizione, abbiamo dialogato con Andrea Croce.


Da quali presupposti nasce il progetto di residenza Unpae?

Il progetto Unpae nasce durante gli ultimi due anni della mia vita da studente presso l’Accademia di Brera; spesso mi capitava di confrontarmi con altri e mi veniva spontaneo raccontare le estati in Abruzzo, in particolare a Roccacaramanico, un piccolo borgo tra la Majella e il Morrone. In quei momenti ognuno di noi si immaginava un progetto e alla fine, anche per gioco, il progetto si è avverato. All’epoca studiavo design; ideare una residenza è stato per me un modo per coniugare due aspetti del mio essere: la progettazione e la ricerca più strettamente artistica. Nella prima edizione di Unpae ho deciso di coinvolgere artisti, creativi e ricercatori molto diversi tra loro. La cosa che li accomunava era il legame di amicizia che avevano stretto negli anni con me, ma tra loro in pochi si conoscevano. Ho fatto da collante per gli artisti, oltre che da oste!
Dopo i primi tre anni posso dire che la caratteristica che contraddistingue Unpae è la necessità – da parte degli artisti – di adattarsi a uno spazio dove qualsiasi pratica artistica è accolta dai locali (paesani e villeggianti); il mio ruolo è di collegare queste due realtà lasciando tutti liberi di fare. Unpae è un progetto in divenire, un simposio quotidiano e in ogni edizione cerco di coinvolgere artisti e paesani nella progettazione. Nel progetto si ridefiniscono continuamente gli spazi ma rimane forte il senso di comunità e di gruppo. La gestione del progetto è largamente indipendente, sostenuto economicamente da me e appoggiato umanamente dai villeggianti del paese, pronti ad aiutare gli artisti nel lavoro sul campo e nell’offrire sempre un cicchetto di genziana.

Quali sono le qualità che preferisci di questo luogo – apparentemente periferico rispetto ai centri urbani – anche in relazione al tipo di ricerca che gli artisti vi possono sviluppare?

Non direi che Roccacaramanico abbia più qualità di un altro borgo e la situazione che stiamo vivendo mi ha portato a pensare che non ci siano luoghi periferici. Mi piace pensare che, per brevi periodi, Roccacaramanico diventi l’unico luogo, un posto dove rifugiarsi e incontrare altre persone.
Ho dei legami affettivi con il paese e con le persone che lo abitano, per gli artisti diventa uno spazio di ricerca e, a residenza conclusa, l’esperienza rimane come tassello da aggiungere alla loro pratica, una parentesi che non viene mai chiusa. Quando sono nel luogo, il borgo appare come centro e non c’è una gerarchia centro\periferia.



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Sembra che le dinamiche della residenza si autoproducano – trasformino – in base alle circostanze, alle esigenze del luogo e alle dinamiche che si instaurano tra i partecipanti, senza mai adeguarsi a una dinamica prestabilita: è così?
Volevo anche chiederti di raccontarmi del carattere della superficialità – inteso nel senso migliore del termine – che mi sembra essere molto presente nel contesto della residenza.

Esatto, nella domanda hai colto bene i caratteri di Unpae. Prima ho detto di aver lasciato agli attori del progetto una grossa percentuale di improvvisazione e di libertà, ancora oggi è così. Superficialità e spontaneità sono determinanti, forse il mio unico indirizzo sul lavoro dei partecipanti è che non sono portati alla produzione obbligata.
In realtà nulla è lasciato al caso; da parte mia, alcuni mesi prima avviene la scelta degli artisti (altre volte sono loro che mi contattano) e poi inizia il lavoro di creazione di affettività e attrattiva verso il borgo; quindi cerco di coinvolgerli raccontando storie sul paese e mandando foto in diretta, mentre nei weekend salgo in montagna, questo perché chiedo agli artisti di lavorare sul luogo. Per questo motivo non è facile adeguarsi a una dinamica prestabilita, si vengono a creare continuamente nuove situazioni, date anche dalla inevitabile presenza degli imprevisti che sono sempre dietro l’angolo. Per l’edizione 2021, mi sto mettendo in contatto con artisti e curatori, l’idea è quella di estendere il periodo di residenza tra agosto e settembre, anche non in presenza ma lavorando sulle parole e su un progetto, per la prima volta, meno installativo e più editoriale. Il format cambia continuamente, vedremo cosa accadrà.

In questa dimensione di fluidità e scambio è interessante per te conservare i lavori in vista di un archivio? Quale metodo documentario hai adottato; pubblicherai un catalogo o del materiale fotografico?

Sì, finora non ho conservato alcun lavoro, solo tracce (in questo caso mi sento un accumulatore di esperienze e di artefatti).
Ammetto che per adesso è tutto frammentato, c’è un catalogo della prima edizione, della seconda ancora no, a causa della mancanza di budget. Gli artisti sono liberi di riportare il lavoro nel proprio studio, ma la maggior parte delle volte le opere sono interventi effimeri o qualcosa che con il tempo può subire modifiche e quindi è lasciato nel luogo. Non c’è un vero e proprio archivio ma le prime due edizioni sono visibili sul sito Unpae (www.unpae.com), inoltre, insieme a Michele Sablone, il grafico che mi aiuta nella comunicazione, stiamo lavorando per caricare sul sito il nuovo progetto dell’acquario.
Il tema dell’archivio o di un album di ricordi con lavori che accompagnano le foto mi piace; nel borgo, all’ingresso del paese, c’è il Museo etnografico che, essendo sempre aperto, diventa anche un luogo di incontro per gli artisti. In futuro si potrebbe pensare di adattare una stanza come spazio fisico per allestire le opere o raccogliere del materiale d’archivio, lasciando l’ambiente dinamico in accordo con il carattere del progetto.
Ogni anno cambiano i media utilizzati e Unpae può assumere nuove inclinazioni chiedendo agli artisti di produrre solo fanzine, costumi per i paesani o focalizzarsi sul corpo.
Mi riservo per ora la possibilità di ricevere da parte di artisti e curatori nuove suggestioni e penso sia utile tenere conto dei resoconti, anche delle persone esterne al nucleo di artisti e creativi, ma che comunque vivono la residenza. I social sono fondamentali per far conoscere il progetto, in particolare Instagram, essendo in parte, come dicevamo, un centro oggettivamente periferico. All’interno della casa la connessione Internet è assente, si riescono a condividere solo poche informazioni, ma sono certo che dall’esterno si riesca comunque a percepire lo spirito di Unpae.

A cura di Alessia Delli Rocioli


Unpae “un paese tutto per te”

A cura di Andrea Croce

Roccacaramanico, frazione di Sant’Eufemia a Maiella (PE)

www.unpae.com

Instagram: unpae


Caption

Unpae ed.2, 2019 – Installazione dell’opera Pic-nic in Australia di Lorenzo Kamerlengo, rocce su prato, taglio d’erba (mulching) – Courtesy Unpae, ph Teresa Tamago

Unpae, documentazione ed. 2, 2019 – Courtesy Unpae, ph Teresa Tamago

Unpae, documentazione ed. 1, 2018 – Courtesy Unpae, ph Diego Costantini

Unpae, documentazione ed. 1, 2018 – Courtesy Unpae, ph Diego Costantini

Unpae, ed.1, 2018 – Documentazione performance Segreto Top di Alice Pilusi – Courtesy Unpae, ph Lorena Florio