5Q to 14mq – spazio cavo

Raccontaci del tuo project space, quando è nato, chi fa parte del team e da quali idee si è sviluppato il progetto.

Giuseppe De Siati: Dallo studio prossemico dello spazio vitale in un bus carico di persone. Gli anni di ricerca universitaria nella campagna salentina mi hanno fatto conoscere un paesaggio rurale storico caratterizzato da un buon equilibrio uomo natura nell’utilizzo del suolo, rispetto alle grandi città in cui a dominare è la componente antropica. In particolare gli insediamenti dei monaci cenobiti, scavati nella roccia, costruiti in armonia col creato con la minima occupazione del suolo, ricavati nel paesaggio dal riutilizzo di materiale di scarto della pietra calcarea. Nel mentre ho acquistato un mini-appartamento a Milano e ne ho ricavato lo studio che abito, esattamente 23mq, 9 lo spazio personale più 14 inclusivi. Il limite minimo abitabile per due persone, 14 mq per il soggiorno o la stanza del salotto, previsto dal Decreto Ministeriale del 5 luglio 1975, nasce per far fronte alla speculazione edilizia che sfrutta al massimo l’uso del suolo e per assicurare l’abitabilità di spazi ridotti. Di conseguenza, il desiderio di condivisione, attraverso lo standard minimo di abitabilità per gli spazi in comune. Abitare la casa nella forma inclusiva dell’altro ha portato a uno spazio riservato in cui condensare i punti di vista in un insieme. Lo spazio antropizzato e saturo della metropoli è una condizione di partenza per verificare principi di condivisione e dialogo.
14mq è composto dagli autori di volta in volta coinvolti, questo significa che per ogni evento o situazione organizzata viene a formarsi un team specifico.

Qual è la vostra mission? Quali obiettivi per il futuro?

Usare un metodo dell’incompletezza, così da poter trovare compimento nell’alterità. L’incontro con l’altro allora realizza lo spazio vitale. Fare spazio, dare spazio all’altro per ritrovarsi in un luogo comune. Trovare quel topos da cui trarre le premesse per un ragionamento tra i partecipanti e costruire un’immagine, il più possibile originaria. Sul piano formale si tratta di informare lo spazio attraverso singole unità in grado di costruire un unico corpo iconico. L’esperienza estetica emerge da una condizione, stare insieme e tentare l’accordo attraverso intersezioni di pensiero, gesti, scelte e modi di vivere il luogo che informano lo spazio e lo ridefiniscono, quindi, sulla base di un paradigma esistenziale e contingente. Tra queste ad esempio le misure minime ambientali comportano scelte possibili come leggerezza, miniaturizzazione, ambientazione o fuori scala, trasportabilità, spontaneità, condivisione.
Il futuro si attende nel desiderio di condividere la residenza estiva di 14mq con la possibilità di lavorare all’aria aperta e il desiderio di documentare le mostre attraverso pubblicazioni specifiche.

Quali progetti avete sviluppato finora, con quali artisti avete lavorato e che ambito della sperimentazione prediligete all’interno del vostro spazio?

Abito, via Paruta 59 ha inaugurato la casa studio in occasione del Festival Studi 2017. Una mostra costruita sulla coincidenza dello studio con la vita domestica e articolata su tre percorsi corrispondenti ai tre ambienti della casa in cui il processo di abitazione era ancora al nono mese.
L’apertura delle mura domestiche al pubblico ha presentato la questione della collocazione dell’opera nello spazio della vita quotidiana. In questo contesto è stato presentato per la prima volta 14mq. Gli artisti: Gianluca Zonca che indaga il concetto di zeitgeber, considerando l’arte come “donatrice di tempo”; lavora sulle grandezze temporali e sulla percezione del tempo creando installazioni dalle suggestioni oniriche. Jimmy Milani sperimenta il linguaggio iconico attraverso diversi media ricreando immagini simboliche. Sara Siami lavora attraverso la meraviglia, con strumenti tradizionali e immagini di fantasia crea diari visivi e carte acquerellate che descrivono una natura originaria in cui vita e morte coincidono. Il progetto in corso si è sviluppato con Veronique Pozzi Painè. La sua pratica artistica si svolge in wanderlust tra Occidente e Oriente e approfondisce il tema del limite, come opportunità di cambiamento e generatore di “possibilità altra”. La sua ricerca artistico-antropologica indaga le contraddizioni del contemporaneo, l’impermanenza e le situazioni borderline.
In 14mq lo spazio è destinato all’alterità, per cui la ricerca visiva è aperta ed eventualmente circoscritta dagli autori coinvolti.



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In Italia sta sorgendo una rete sempre più fitta di project space, secondo voi da quali esigenze nasce e che prospettive future avrà questo fenomeno?

Alcuni spazi nascono da esigenze economiche o strategiche. Altri nascono da urgenze comunicative. Mi viene in mente la prima mostra degli impressionisti, fatta nello studio di un fotografo. Non è questa la necessità ancora oggi all’origine di questa tendenza? La voglia di esserci, per responsabilità intellettuale, di condividere obiettivi concreti e costruire la propria realtà da ciò che si vive e per cui si vive. Questa “indipendenza” non sovversiva è all’origine di tutto, alla radice dell’arte moderna e contemporanea, e nasce con l’autore, unico vero committente. Libero per statuto. Questo potrebbe spiegare, rispetto a certe logiche di sistema la tendenza. Vedo queste “case dell’assemblea” come luoghi di culto per l’esperienza estetica praticata.

Spazio 14mq è tra i project space milanesi che faranno parte di SPAZI 2018, volete raccontarci il progetto che presenterete durante i giorni del festival?

Sarà presentato al pubblico il lavoro nato dalla condivisione dei 14 mq con Veronique Pozzi. Uno studio comune di introspezione, attraverso la poetica individuale, culminato nell’evento espositivo proposto. Il progetto è stato sviluppato in bottom-up mettendo sullo stesso piano il luogo, l’ospite e l’ospitante. Così è nato SYNTAXIS – Prima il Soggetto. Il titolo allude alla capacità innata che possediamo di mettere in relazione le parti. La mostra, quindi, si sviluppa intorno al lavoro di ambientazione che vede al centro della scena l’osservatore. A lui la possibilità di dare un senso alle cose esposte, attraverso il suo stesso posizionarsi nell’ambiente o rispetto la singola opera. Allo sguardo dell’osservatore sono date le parti di un discorso più ampio e dalle molteplici interpretazioni che si coglie come la percezione di un movimento verso l’interno. Un volgersi dentro, quindi uno sguardo che è in grado di riconoscere dei segni in un gioco di libere associazioni che rimandano al sé.

a cura di Irene Angenica


14mq – spazio cavo – Via Paolo Paruta, 59 – Milano

www.14mq.blogspot.com

Instagram: spazio14mq


Caption

14mq, installazione di Giuseppe De Siati durante la mostra Abito, 2017 – Courtesy 14 mq – spazio cavo, ph Lopes Alvares Vanessa

14 mq (veduta esterna) – Courtesy 14 mq – spazio cavo, ph Lopes Alvares Vanessa

14 mq, Abito (opere di Jymmi Milani e Giuseppe De Siati) – Courtesy 14 mq – spazio cavo, ph Gianluca Zonca



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