40° sopra La Performance, il progetto ideato e curato da Fabiola Naldi e Maura Pozzati per le magnifiche sale di Palazzo Magnani a Bologna, ha offerto ottimi spunti per riflettere su alcune tra le più attuali proposte della ricerca performativa italiana cogliendo, al tempo stesso, l’occasione per omaggiare una rassegna che ha ormai acquisito una grande rilevanza storica. Si tratta della prima Settimana Internazionale della Performance organizzata da Renato Barilli esattamente quarant’anni fa alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, animata da autori nazionali e internazionali del calibro di Marina Abramović, Vito Acconci, Laurie Anderson, Luigi Ontani o Charlemagne Palestine. Il titolo del più attuale evento bolognese è liberamente ispirato al secondo manifesto del Nouveau Réalisme stilato da Pierre Restany, A 40° au dessous de Dada, e rivela l’intento delle due curatrici di evidenziare il lasso di tempo trascorso dalla storica rassegna, attestando quanto ancora viva e fertile sia oggi l’opzione della performance, anche e soprattutto in virtù della sua natura polimorfa e flessibile, capace di rispondere e adeguarsi alle più disparate problematiche espressive, comunicative e poietiche. Lo dimostra proprio la notevole diversità di proposte giunte dai cinque autori scelti, appartenenti a una stessa generazione, e rispondenti ciascuna a un personale sistema di atteggiamenti, forme e simboli per interpretare il mondo, o a una “mitologia individuale”, per dirla con Harald Szeemann.

Francesca Grilli

40° SOPRA LA PERFORMANCE. Nella foto la Preformance “Gold (Gioia e Rivoluzione)” di Francesca Grilli – Ph. FdM/A. Ruggeri

Jacopo Miliani

40° SOPRA LA PERFORMANCE. Nella foto la Preformance “Body oh boy nobody” di Jacopo Miliani – Ph. FdM/A. Ruggeri

Con Echo, Christian Chironi (Nuoro, 1974) ha voluto riabilitare un’espressività umana di grado zero, riducendo l’atto performativo a un’emissione di urla, ripetute a intervalli regolari, amplificate e distorte da apposite apparecchiature elettroniche, riattualizzando l’atto primordiale del grido nel contesto di un’architettura rinascimentale. Con Gold (Gioia e rivoluzione), Francesca Grilli (Bologna, 1978) ha dato un’ennesima prova dei profondi rapporti che la performance intrattiene con le antiche forme del rito. La catartica esecuzione all’inverso di un brano degli Area, Gioia e rivoluzione, da parte di alcune cantanti che si aggiravano tra le persone in sala accompagnava il volteggiare di due falchi guidati da attrattivi punti luce in una coreografia carica di misticismo, permettendo ai presenti di partecipare a un arcano rituale ricco di simbolismi alchemico-esoterici. Con Body oh boy nobody! Jacopo Miliani (Firenze, 1979), in collaborazione con Jacopo Jenna, ha reinventato una pratica quotidiana come quella di spogliarsi e vestirsi in un lento e amorfo contorsionismo condotto lungo le scalinate e i piani dell’edificio cinquecentesco; è questa una delle infinite possibilità di “trasfigurazione del banale”, come direbbe Arthur Danto, che permette di coniugare lo spazio della vita con quello dell’arte, intensificando brani di esperienza comune.

Davide Savorani

40° SOPRA LA PERFORMANCE. Nella foto la Preformance “Don’t shoot at the storm” di Davide Savorani – Ph. FdM/A. Ruggeri

Sissi

40°SOPRA LA PERFORMANCE. Nella foto la Preformance “Circonvolare” di Sissi – Ph. FdM/A. Ruggeri

La performance di Davide Savorani (Faenza, 1977), Dont’ shoot at the storm, ha invece visto un uso immaginifico della parola mediante interventi di scrittura e di cancellazione in tempo reale sulle vetrate di un portone interno, in accordo con l’esecuzione, da parte di alcuni attanti, di monologhi ed esclamazioni sottratte a ogni possibile tessuto narrativo, in una decostruzione dell’unitarietà contestuale necessaria a ogni atto comunicativo. Nella Sala dei Carracci, sita al primo piano del palazzo, Sissi (Bologna, 1977), con il suo Circonvolare, ha invece scelto di provocare capogiri e labirintiti negli spettatori adunati al centro del salone, volteggiando abilmente su pattini a rotelle, quasi a creare un bozzolo d’aria in cui stringere e catturare le sue ignare prede: scelta, questa, che si pone in coerente continuità con i procedimenti plastici della sua ricerca, perché traduce i suoi più ricorrenti motivi formali nel dinamismo di un’azione libera e concentrata al tempo stesso.

Pasquale Fameli

 

FRANCESCA GRILLI – SISSI – CRISTIAN CHIRONI – JACOPO MILIANI – DAVIDE SAVORANI

40° SOPRA LA PERFORMANCE

a cura di Fabiola Naldi e Maura Pozzati

13 e 14 ottobre 2017

PALAZZO MAGNANI – Via Zamboni, 20 – Bologna

www.quadreriapalazzomagnani.it

Immagine di copertina: 40° SOPRA LA PERFORMANCE. Nella foto la Preformance “Eco” di Cristian Chironi – Ph. FdM/A. Ruggeri

 

Pasquale Fameli

Pasquale Fameli (1986) è dottorando in Arti visive performative e mediali presso l’Università di Bologna, dove si è laureato con lode. Collabora al corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea presso il medesimo ateneo, dedicando particolare attenzione alle esperienze extra-pittoriche del secondo Novecento. Nel 2013 ha pubblicato un libro dal titolo Il corpo risonante. Vocalità e gestualità nel Novecento, incentrato sulle esperienze sonoro-performative dal Futurismo a oggi. Attualmente i suoi interessi di ricerca vertono sulle poetiche concettuali e antiform di fine anni Sessanta.