30 anni con Game Boy: una console nel mondo dell’arte

A seguire, versione in italiano

It has been exactly thirty years since the Game Boy became part of the everyday life of all us: a simple console born to entertain and that over the years has become the symbol of a real technological and cultural revolution.

There is something that undeniably links art and play, both in the playful aspect and in the creative process. There are great and historical examples of how the two can be combined, in the contemporary for example we could cite Marcel Duchamp and his famous chess game with model Eva Babitz completely naked or the curious participation of John Cage in Rischiatutto in front of a young man and the perplexed Mike Bongiorno. In 30 años de la Game Boy – Una consola en el mundo del arte (30 years of the GameBoy – A console in the art world), an exhibition promoted by Trazacultura_producción cultural and curated by Carlota Santabárbara, the importance of Game Boy not only as a game but, above all, as a creative medium, as an expressive channel and a critique of the society that surrounds us. “It is surprising,” said the curator herself, “how an object, apparently so distant from the art world, has been transformed, for different generations of artists, from all over the world, into a real instrument of investigation and creation, a new canvas made of pixels and a new brush of 8 bit sounds “.

In the spaces of Etopia Centro de Arte y Tecnología of Zaragoza, the works of 12 artists who interpret the “Game Boy” are brought together in three possible categories: in its physical aspect as an object, as a photographic and video tool (in 1998 began the commercialization of the Pocket Camera, an accessory compatible with Game Boy and which allowed to take pictures and to film) and as a musical instrument.

The Dutch artist Gijs Gieskes investigates, for instance, the shape and characteristics of the object, presenting two works: Game Boy Reboot and Game Boy Bricks. The first consists of two consoles in dialogue with each other but programmed at different speeds (one has been slowed to 4Mhz while the other works at the original speed of 4.194304 Mhz); a critique of the perceptual space-time alteration that games create on our mind. The second is instead a reflection on the shape of the same console: often called “brick”, it is reproduced in clay; like an old archaeological find, it also creates a connection with the past of the city of Zaragoza itself, the historic commercial center of construction products. With the same archaeological spirit, but differently, the Spanish Daniel Canogar proposes Game Over, a piece from the series Small Data, where the artist proposes old electronic devices, no longer in use, as three-dimensional screens on which video mapping is projected, offering them new life and a new vision. Paul Catanese, a North American artist, makes us rediscover instead, in Recollections Of A Somnambulist, an aquatic and natural world through drawings and videos that extends into the small screen of Nintendo. Finally, the young artist Ira Torres who with Unknown Destroyer, a statue with human features but at the same time deprived of a real identity, wants to create a conceptual connection between the real and the virtual.

The French photographer Jean-Jacques Calbayracuses uses the Game Boy as a camera and the low resolution, typical of this product, as a real aesthetic dictate. Even Davit Ruiz, uses the low-resolution photography produced by the famous console, as a language not only visual but also narrative, creating small fanzines entitled 118×112 pixels, at low cost but at a high critical rate. The Russian Vtol, with its GBG-8 work, a gun adapted to a Game Boy that captures and prints photos, demonstrates how to reuse obsolete technology to create a new instrument as well as creating a metaphor with a strong impact between the virtual reality of the game and the reality of visual violence. With Windshield Baby, the Canadian filmmaker Clint Enns, wishes to demonstrate the dehumanization of digital images. In the video, taken thanks to the Game Boy room, images of a traffic accident are captured. The low resolution, even in this case, becomes the key to abstraction and a kind of anesthesia on the violence and cruelty of pixelated images.

A fundamental and consistent part in this exhibition is the research that many artists (in this case all women), who made on the sound of the Nintendo Game Boy such as: the Korean Bubblyfish, the Argentine Maia Koening, the Spanish Raquel Meyers or the Japanese Toriena which lead to the experimentation of sound and cyber-music, creating a personal poetic.

The nostalgic sense that an object like the Game Boy inevitably brings with it, is overtaken by the experimental and creative character. The fetish of the object is transformed into a new material with which artists and creatives reach new goals. In this show, times unite: the past joins the present, making us reflect on how, only three decades ago, we used to hold the Game Boy in our hand whereas, today we see it in a new light, in a new perspective, and a new context.



Game Boy
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Sono passati esattamente trent’anni da quando la Game Boy è entrata a far parte della quotidianità di tutti noi: una semplice console nata con lo scopo di intrattenere che, negli anni, si è trasformata nel simbolo di una vera e propria rivoluzione tecnologica e culturale.

C’è qualcosa che innegabilmente lega l’arte e il gioco, sia nell’aspetto ludico sia nel processo creativo. Ci sono grandi e storici esempi di come le due cose si possano combinare; nel contemporaneo, per esempio, potremmo citare Marcel Duchamp e la sua celebre partita a scacchi con la modella Eva Babitz completamente nuda o la curiosa partecipazione di John Cage a Rischiatutto di fronte a un giovane e alquanto perplesso Mike Bongiorno. In 30 años de la Game Boy – Una consola en el mundo del arte (30 anni della GameBoy – Una console nel mondo dell’arte), mostra promossa da Trazacultura_producción cultural e curata da Carlota Santabárbara, emerge, in realtà, l’importanza della Game Boy non solo come gioco ma, e soprattutto, come mezzo creativo, come canale espressivo e di critica alla società che ci circonda. “È sorprendente”, ha commentato la curatrice, “come un oggetto, apparentemente così distante dal mondo dell’arte, si sia trasformato, per differenti generazione di artisti, provenienti da tutto il mondo, in un vero strumento di indagine e di creazione, una nuova tela fatta di pixel e un nuovo pennello di suoni 8 bit”.

Negli spazi di Etopia Centro de Arte y Tecnología di Saragozza, fino al 11 ottobre, sono riunite le opere di 12 artisti che interpretano la “Game Boy” secondo tre possibili categorie: nel suo aspetto fisico d’oggetto, come strumento fotografico e video (nel 1998 si inizió a commercializzare la Pocket Camera, un accessorio compatibile con la Gambe Boy e che permetteva di fare foto e di filmare) e come strumento musicale.

L’artista olandese Gijs Gieskes indaga la forma e le caratteristiche dell’oggetto presentando due opere: Game Boy Reboot e Game Boy Bricks. La prima è composta da due console in dialogo l’una con l’altra, programmate a velocità differenti – una è stata rallentata a 4Mhz mentre l’altra funziona alla velocità originale di 4.194304 Mhz – che producono una critica su l’alterazione percettiva spazio-temporale che i giochi creano sulla nostra mente. La seconda propone una riflessione sulla forma della stessa console. Spesso chiamata “mattone”, viene riprodotta in argilla e, come un vecchio reperto archeologico, crea una connessione anche con il passato della stessa città di Saragozza, storico centro commerciale di prodotti per la costruzione.

Con lo stesso spirito archeologico, ma attaverso modalità differenti, lo spagnolo Daniel Canogar propone Game Over, un lavoro della serie Small Data, dove l’artista ripropone vecchi dispositivi elettronici, ormai in disuso, come schermi tridimensionali sui quali si proiettano videomapping, offrendogli nuova vita e una nuova visione. Paul Catanese, artista nordamericano, ci fa riscoprire invece, in Recollections Of A Somnambulist, un mondo acquatico e naturale, attraverso disegni e video, che si estende dentro il piccolo schermo della Nintendo. La giovane artista Ira Torres, con Unknown Destroyer, una statua dalla fattezze umane ma contemporaneamente privata di una vera e propria identità, crea un collegamento concettuale tra il reale e il virtuale.

Il fotografo francese Jean-Jacques Calbayrac impiega la Game Boy come una macchina fotografica e utilizza la bassa risoluzione, tipica di questo prodotto, come un vero e proprio dettame estetico. Anche Davit Ruiz utilizza la fotografia a bassa risoluzione, prodotta dalla famosa console, come linguaggio non solo visivo ma anche narrativo, creando piccole fanzine intitolate 118×112 píxeles, a basso costo ma ad alto tasso critico. Il russo Vtol, con la sua opera GBG-8, una pistola adattata a una Game Boy che cattura e stampa foto, dimostra come sia possibile riutilizzare la tecnologia obsoleta per creare un nuovo strumento e una metafora, di forte impatto, del rapporto tra la realtà virtuale del gioco e la reale della violenza visuale. Con Windshield Baby, il cineasta canadiense Clint Enns, desidera dimostrare la disumanizzazione delle immagini digitali. Nel video, ripreso grazie alla camera della Game Boy, vengono catturate immagini di un incidente stradale. La bassa risoluzione, anche in questo caso, diventa la chiave per l’astrazione e una sorta di anestesia sulla violenza e la crudeltà grazie alle immagini pixelate.

Una parte fondamentale e consistente in questa mostra propone la ricerca che molti artisti (in questo caso tutte donne), hanno fatto sul suono della Nintendo Game Boy: la coreana Bubblyfish, l’argentina Maia Koening, la spagnola Raquel Meyers e la giapponese Torienaportano all’estremo la sperimentazione del suono e della cyber-musica creando una personale poetica.

Il senso nostalgico che un oggetto come la Game Boy porta inevitabilmente con sé viene sorpassato dal carattere sperimentale e creativo. Il feticcio dell’oggetto si trasforma in nuova materia con la quale artisti e creativi raggiungono nuove mete e nuovi traguardi. In questa mostra i tempi si fondono: il passato si unisce così al presente, facendoci riflettere su quello che, solo tre decenni fa, stringiavamo tra le mani e che oggi, invece, vediamo sotto una nuova luce, in una nuova prospettiva e in un nuovo contesto.

Marco Tondello (Translate by Cristian Díaz Gifra)


30 años de Game Boy: Una consola en el mundo del arte

A cura di Carlota Santabárbara

22 maggio – 11 ottobre 2019

Etopia Centro de Arte y Tecnología – Avenida Ciudad de Soria, 8. Acceso por Avenida Autonomía 7 – Saragozza

www.zaragoza.es/ciudad/etopia

Instagram: etopia_zgz


Caption

30 años de Game Boy: Una consola en el mundo del arte – Installation view, Etopia Centro de Arte y Tecnología, Saragozza, 2019 – Photo Julian Fall



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